I nostri paesi fantasma: 20 abitanti ogni 100 fuggono da una terra spopolata

di | 26 Gen 15

EMIGRAZIONE. In provincia di Agrigento è una vera emorragia. Negli ultimi 10 anni è andata via, in alcuni centri, tra il 10 ed il 20 per cento della popolazione. Aumentano solo gli immigrati. Cattolica Eraclea, Ravanusa, Santa Elisabetta, Racalmuto e Caltabellotta in testa a questa triste classifica.

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In questi giorni in cui tutti lamentano giustamente le disastrose condizioni socio economiche delle nostre piccole comunità, ho riletto, con rinnovato interesse, un vecchio articolo di Gaetano Savatteri, “Professione emigrato”, pubblicato nell’agosto del 1984 sulle pagine di Malgrado tutto, allora edizione a stampa, tirata in qualche centinaio di copie.

Articolo che potete rileggere, e che vi consiglio, cliccando su questo link

PROFESSIONE EMIGRATO

A distanza di più di trent’anni, purtroppo, quelle considerazioni sui fenomeni migratori e sulle condizioni socio economiche di Racalmuto e della Sicilia, risultano quanto mai attuali. Il che, soggettivamente, nel riproporre quel testo può rappresentare una presunzione, magari per interposta persona, ma, “oggettivamente, per l’immutata realtà del paese, è una tragedia”.

Situazione peraltro non dissimile per tantissime altre comunità piccole e medie della provincia di Agrigento e della Sicilia. Dopo aver letto quell’articolo, smanettando su internet, sono andato alla ricerca dei dati ISTAT sui comuni agrigentini, numeri, che con la loro ostinata concretezza, raccontano meglio di ogni altra indagine sociologica le ragioni di una provincia forse irrimediabilmente perduta.

Palermo, Stazione Centrale, 1978 - Foto di Gigi Petyx dal libro "Palermo Petyx" (Dario Flaccovio Editore)

Palermo, Stazione Centrale, 1978 – Foto di Gigi Petyx dal libro “Palermo Petyx” (Dario Flaccovio Editore)

Le nostre comunità si spopolano a ritmi vertiginosi: rispetto ad appena 10 anni fa alcuni paesi, hanno perso tra il 10 ed il 20 per cento della popolazione residente, al netto di ogni valutazione relativa agli italiani residenti all’estero.

In questa speciale classifica svetta in prima posizione Cattolica Eraclea che ha perso il 22 per cento della sua popolazione; al secondo posto Ravanusa con il 18 per cento, seguono Santa Elisabetta con il 16 e Racalmuto con il 15. Al quinto posto Caltabellotta con il 13 per cento. Ma se leggiamo i dati assoluti ben 1.889 persone sono andate via da Ravanusa, 1.461 da Racalmuto e 1.007 da Cattolica Eraclea. Se consideriamo che l’intera provincia di Agrigento ha perso, rispetto al 2004, appena 8.987 abitanti, più del 50% sono andati via solo da queste tre comunità.

Solo 8 comuni su 43 hanno mantenuto la stessa popolazione residente o l’hanno incrementata, seppur di poco, con l’eccezione di Canicattì che presenta un saldo positivo del 13 per cento; ma se teniamo conto degli stranieri residenti proprio nella città dell’uva Italia gli stessi in 10 anni sono aumentati del 60 per cento, così come a Palma di Montechiaro; sono raddoppiati ad Agrigento, Porto Empedocle e Sciacca; sono più del 40 per cento a Joppolo e Lampedusa.

Se scendiamo nei particolari e rivolgiamo la nostra attenzione ad un’area territoriale più piccola, le conseguenze risultano devastanti. Prendiamo ad esempio i comuni di Grotte e Racalmuto, oggetto, in queste settimane, di un dibattito sull’opportunità di una fusione per dar luogo ad un unico comune.

In 10 anni Racalmuto ha perso 1.461 cittadini residenti, pari quindi, come detto, al 15 per cento dell’intera popolazione del 2004: oggi ne conta 8.448; va un po’ meglio a Grotte che perde, nello stesso arco temporale il per cento dei residenti passando da 6.176 a 5.833 abitanti. A Racalmuto sono oggi 1.573 i giovani da 0 a 18 anni; 5.325 gli adulti in età lavorativa da 19 a 65 anni; 1.550 gli anziani da 66 anni in poi. 1.032 i giovani da 0 a 18 anni a Grotte; 3.590 gli adulti in età lavorativa; 1.211 gli anziani da 66 anni in poi.

Peraltro, uno studio del 2010 della Regione Siciliana relativo ai fabbisogni idrici, tentava una previsione demografica fino al 2040. Ebbene, per quell’anno, la tendenza alla decrescita di Grotte e Racalmuto, tanto per citare due paesi, non cambia: si prevede un ulteriore spopolamento del 20 per cento che farebbe scendere gli attuali cittadini di Racalmuto a poco più di 6 mila e quelli di Grotte a poco più di 4 mila.

Non siamo riusciti a trovare i numeri sulla situazione occupazionale ma se entrambe le comunità – e non c’è motivo di dubitarne – riflettono semplicemente il dato regionale (25 per cento di disoccupazione della popolazione in età adulta, quasi il 58 per cento di quella giovanile da 15 a 24 anni) parlare di tragedia è un eufemismo; e forse, le percentuali sono ancora più alte.

Palermo, Stazione Centrale, 1978 - Foto di Gigi Petyx dal libro "Palermo Petyx" (Dario Flaccovio Editore)

Palermo, Stazione Centrale, 1978 – Foto di Gigi Petyx dal libro “Palermo Petyx” (Dario Flaccovio Editore)

Se guardiamo poi al bilancio demografico dei due paesi non possiamo che trovare delle conferme: continua infatti a mantenersi negativo il saldo tra vivi e morti così come il saldo migratorio tra nuovi iscritti e cancellati dall’anagrafe dei residenti.

Nei primi sette mesi del 2014 sono nati a Racalmuto appena 44 bambini mentre sono decedute 51 persone; 111 sono i nuovi iscritti tra i residenti, 114 coloro che hanno lasciato il paese. Ma se spulciamo i dati relativi agli stranieri residenti del 2013 (quelli del 2014 non sono ancora disponibili) ci si rende conto che le nuove iscrizioni riguardano prevalentemente cittadini stranieri – 344 residenti al 31 dicembre 2013, appena 56 nel 2004 – mentre le cancellazioni riguardano prevalentemente cittadini italiani.

A Grotte va peggio: nello stesso periodo, sono nati 26 bambini mentre sono decedute quasi il doppio di persone; 28 sono i nuovi iscritti tra i residenti, 54 coloro che sono andati via. Anche per Grotte vale il dato relativo alla presenza di cittadini stranieri, 96 nuovi residenti al 31 dicembre 2013 (appena 16 nel 2004).

Le due comunità dunque si popolano sempre più di stranieri, anche se spesso presenti provvisoriamente per qualche anno, mentre soprattutto i giovani, ogni anno, per ciascun paese, le abbandonano. E nei prossimi anni gli studi statistici ci dicono che sempre più giovani abbandoneranno nel sud d’Italia i paesi di origine mentre aumenteranno gli anziani e quotidianamente, nonostante lo spread tra titoli italiani e tedeschi sia oggi a livelli ridicoli, aumenta la disoccupazione, vengono riviste al ribasso le stime sul Pil e i prezzi si abbassano sempre di più.

In che modo – nonostante Renzi, Crocetta e Draghi – a fronte di questi dati disarmanti, di una disoccupazione galoppante, di una tassazione locale ormai arrivata da tempo a misure insostenibili si possa pensare (nella più grave crisi che attraversa l’Europa, l’Italia e soprattutto la Sicilia) di gestire il quotidiano senza aggredire l’emergenza è cosa che lascia perplessi. Pur consapevoli di difficoltà e risorse esigue.

Già nel recente passato abbiamo sottolineato da queste stesse pagine come le attuali amministrazioni di Grotte e Racalmuto non abbiano, direttamente, responsabilità precise per quanto oggi sta accadendo, frutto certamente di errori e di scelte scellerate fatte nel passato e indiscutibilmente non solo a livello locale.

Un sano realismo dovrebbe oggi caratterizzare l’iniziativa di tutti coloro che in questo momento si sono candidati a classe dirigente dei due paesi, frutto della consapevolezza della dolorosa situazione in cui ci troviamo.

Ogni mese tra 10 e 20 persone adulte, giovani e meno giovani, lasciano Racalmuto e Grotte; soprattutto in questi mesi invernali i due paesi sono deserti; numerose attività commerciali – oltre quelle che lo hanno già fatto – stanno pensando seriamente di chiudere bottega; i giovani universitari che studiano soprattutto nel resto d’Italia accorciano sempre di più i ritorni in famiglia e programmano fuori il loro futuro; il destino dei lavoratori precari dei due comuni è appeso ad un filo che si assottiglia sempre di più e siamo tutti quotidianamente a caccia di un distributore di carburante, di un supermercato o di un negozio di abbigliamento che praticano uno sconto in più.

I numeri, dicevamo, sono testardi e dimostrano quanto il dibattito avviato sulle pagine di questo giornale sulla fusione tra Grotte e Racalmuto meriterebbe ben altra considerazione sia dai rappresentanti istituzionali delle due comunità sia da quanti lo ritengono una mera provocazione.

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