“I giovani hanno il diritto di vivere nella propria terra, e il dovere di cambiarla”

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Agrigento, incontriamo Maurizio Masone, direttore del Centro Culturale “Pier Paolo Pasolini”

Maurizio Masone

Agrigento, una città piena di ricchezze, ma anche di contraddizioni. Il fallimento di un certo modo di far politica, la svolta del Teatro Pirandello con Gaetano Aronica, l’impegno straordinario del Teatro della Posta Vecchia, di Giovanni Moscato, l’attualità di Pirandello e Sciascia, la speranza che i giovani cambieranno in meglio la Sicilia che verrà. Sono solo alcuni degli argomenti dei quali abbiamo parlato in questa intervista con Maurizio Masone, direttore del Centro Culturale Editoriale “Pier Paolo Pasolini”, nato, nel 1984, con l’obiettivo di dare un costante contributo al territorio di Agrigento, “in termini di impronta politico e culturale e di trasformazione profonda nei modi di fare cultura”.

Come si dirige un centro di Cultura come il Pasolini in una città difficile come  Agrigento?

Con pazienza. Ricordo a me stesso che il Centro Culturale Pier Paolo Pasolini è stato per decenni uno tra i pochissimi contenitori culturali della città. Siamo stati precursori in vari campi dalla fotografia d’autore, alla pittura, dalla letteratura ai tavoli di confronto e di dibattito culturale e politico. Credo, senza tema di smentita, che siamo stati un buon esempio per i tanti che nei decenni successivi hanno scelto di cimentarsi nell’associazionismo culturale tant’è che Agrigento ha visto nascere e crescere tante associazioni, l’apertura di gallerie d’arte e di questo ne siamo felici perché vuol dire che qualcosa abbiamo dato, in termini di idee e di buone prassi. Oggi, è tutto più difficile per le pochissime risorse e per il cambiamento epocale determinato dalle tecnologie e dalla digitalizzazione oltre che nei rapporti sociali, politici e culturali. Ma, nel corso del tempo, abbiamo cercato di resistere e seguire nuove strade con l’idea di sempre ovvero quella di battersi per una società migliore.

Che maestro è stato Pier Paolo Pasolini?

Pier Paolo Pasolini era, tra gli intellettuali italiani, quello che aveva sperimentato più di tutti e in tutte le arti (cinema, poesia, saggistica, teatro, giornalismo ….) E poi, è stato un esempio per imparare a scardinare i tanti luoghi comuni e le ritualità di una società, spesso stantia, come quella italiana. In questo, ci ha aiutato Leonardo Sciascia che è stato molto vicino al nostro Centro nei primi anni. Più volte Leonardo Sciascia ci aveva indicato come portare quel nome che rispondeva ai nostri obiettivi culturali ovvero la libertà di potersi confrontare attraverso la parola, l’arte figurativa per affrontare meglio la contemporaneità.

Qual è la situazione del Teatro in città?

Il Teatro, ad Agrigento, sta vivendo una nuova vita. Prima di tutto va valorizzata la notevole produzione offerta dall’associazionismo che impegna tanta gente e offre la bellezza dell’arte teatrale sia con testi di autori noti sia con la promozione del teatro dialettale che consente di conservare linguaggi, costumi e maschere della nostra terra e della sua storia. Poi, l’impegno straordinario del teatro della Posta Vecchia nell’offrire un teatro di grande impatto mettendo al centro la recitazione di tanti nuovi protagonisti delle scene. Infine, il Teatro Pirandello guidato magistralmente da Gaetano Aronica che ha intrapreso, finalmente, la strada della produzione e dell’autonomia finanziaria e gestionale ribaltando le impostazioni del passato e riportando il nostro teatro tra i riferimenti nazionali. C’è tanto da fare ma la strada è quella giusta.

Come si può salvare il patrimonio storico di Agrigento?

Il nostro patrimonio storico è di grande valore. Il nostro centro storico ha tutte le caratteristiche per rinascere attorno ad un progetto di valorizzazione e fruizione. Voglio ricordare che, anche in questo caso, numerose sono state le opportunità perse a cominciare dalle risorse della legge per Agrigento, Ortigia e Ibla. Le altre comunità utilizzarono quelle risorse e rinacquero. Agrigento, invece no. Ma il futuro è pieno di nuove opportunità. Quindi, bisogna continuare a intrecciare interventi pubblici e quelli privati per riqualificare le aree. Va tenuto conto dei tanti progetti che sono in corso, tra questi voglio ricordare Terravecchia, Costone e messa in sicurezza della Cattedrale, il Museo Civico, Palazzo Tomasi, Ospedale vecchio e le Chiese di Santa Caterina, San Giuseppe e San Giorgio. Sono solo alcuni dei progetti che ridaranno coerenza al centro storico e ricreeranno quell’itinerario turistico-culturale sul quale costruire un futuro per le nuove generazioni. Infine, il giusto rapporto tra l’Acropoli e l’Agorà sarà la chiave per proseguire il lavoro di risanamento, riqualificazione e rilancio di Agrigento.

Cosa Rimane dello scrittore Luigi Pirandello?

Pirandello è tra noi, vive tra noi. La sua letteratura è una trasposizione del nostro modo di essere, di vivere le relazioni sociali, dell’identità agrigentina con tutte le sue contraddizioni, i suoi paradossi ma anche, con i suoi valori. È difficile, quindi, pensare che di Pirandello non sia rimasto nulla anzi appare evidente come Pirandello sia rimasto al centro della nostra vita, siamo anche noi un pò Pirandello. Poi, nella pratica è difficile dimenticarlo: un Teatro, una Piazza, una via un busto, la Casa Natale, una Biblioteca-Museo Regionale, un Centro Nazionale di  Studi, un Parco Letterario e posso continuare con associazioni, gruppi teatrali, ecc….

Sciascia ha fatto riflettere sulle contraddizioni del potere e della mafia. Pensi che sia ancora attuale il suo pensiero?

Attualissimo. Le vicende che sono emerse negli ultimi anni sulla politica come strumento dell’economia piena di dossier, ricatti, servizi segreti, mafia e antimafia sono la rappresentazione plastica di una società immobile penetrata e controllata dai nuovi padroni di questi decenni, da una politica inetta, mediocre e spesso asservita e di apparati pubblici inclini alla corruzione. Quindi, rileggiamo Sciascia e leggiamo la Sicilia (e non solo) di oggi.

Quali sono le prospettive della Sicilia?

Le risorse disperse, tra opere inutili, illegalità e corruzione, e quelle perse per una palese incapacità di programmare fanno della Sicilia una grande opportunità persa, che ha avuto – e avrà in futuro – ripercussioni per intere generazioni. In questo senso vi sono le responsabilità di una classe dirigente che ha governato la Sicilia dal dopoguerra sino ai primi anni ‘9o. La storia di quella classe dirigente è controversa e, nel bene e nel male, necessita di essere approfondita e discussa ulteriormente. Ma, voglio essere chiaro, la seconda repubblica non è stata migliore in questa parte del Paese. Si pensi ai fallimentari governi del recente passato, che hanno lasciato gli ultimi, i più deboli, fuori dalle risorse e dalle opportunità. In questo, i gruppi dirigenti della sinistra si dovrebbero assumere le proprie responsabilità… 

Chi sono gli ultimi?

Negli ultimi 13 anni, ovvero dalla crisi del 2007-08, gli ultimi sono sempre di più. Alla povertà, alla marginalità, all’invisibilità si è aggiunta una classe media impoverita. Questa era la spina dorsale della nostra società ed è sparita, ricacciata nelle periferie urbane e sociali, senza voce e senza difese. La precarietà, l’incertezza hanno travolto intere generazioni che non hanno ritrovato più alcun punto di riferimento al quale aggrapparsi. Sono stati smantellati i partiti, i sindacati, le associazioni. Sono stati cancellati diritti che erano l’architrave su cui si reggeva la solidarietà sociale e generazionale. Gli ultimi, i più di questa società malata, non hanno più alcuna corda alla quale aggrapparsi e contemporaneamente i ricchi diventano sempre più ricchi…

Quando cambierà la Cultura in Sicilia?

Io sono ottimista, abbiamo nuove generazioni che stanno vivendo la propria esperienza di studio e professionale in giro per l’Italia e nel mondo, spesso con successo. Nuove generazioni legate a questa terra ma cresciute con esempi come Falcone, Borsellino, Pio La Torre e Don Pino Puglisi e tanti, tanti altri. Hanno vissuto le esperienze di Libera, hanno riletto la storia della Sicilia attraverso le vite come quelle di Pippo Fava e Peppino Impastato. Sono fiducioso in questi giovani che torneranno, devono tornare perché hanno il diritto di vivere nella propria terra e il dovere di cambiarla. In tutto questo, la cultura sta dando un grande contributo e sarà sempre pronta ad aiutare e sostenere questi processi di cambiamento.

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