I fantasmi reali che la scuola ha il dovere di combattere

|




Il caso del ragazzo disabile deriso dai suoi compagni e ripreso con il cellulare in una scuola di Pontedera. Le riflessioni di Alfonso Maurizio Iacono.

Alfonso Maurizio Iacono

L’episodio della scuola di Pontedera (Pisa), dove un ragazzo disabile è stato deriso dai suoi compagni e ripreso con il cellulare e che ha avuto un’eco nazionale, merita un’attenta riflessione anche e forse soprattutto per la scuola, il suo ruolo, la sua funzione nel Terzo Millennio, nell’epoca dei social, della comunicazione facile, della trasformazione di tutto, ma proprio di tutto, in spettacolo.

Ciò che colpisce di questo episodio non è infatti soltanto il fatto in sé, che è ovviamente grave e nello stesso tempo triste, ma l’averlo messo in circolazione attraverso un social. Perché? A questa domanda bisognerebbe rispondere con un’altra domanda: dov’è il confine? Dove si trova oggi il valico che separa o dovrebbe separare l’esplicito ed esibito piacere dell’essere bulli contro il più debole dall’orrore, dal senso di colpa, dalla vergogna che in ogni singolo individuo dovrebbe precedere (non accompagnare e seguire) e così fermare un’azione da branco? Dov’è oggi il confine? C’è oggi un confine?

E’ una domanda che si deve porre la scuola in quanto tale, perché è o dovrebbe essere in primo luogo, al di là delle materie che insegna, centro fondamentale di formazione. Che significa formazione? Significa appunto mettere in forma e il mettere in forma ha a che fare con i confini. Formarsi vuol dire esprimere la propria individualità e la propria creatività entro i limiti dati sia dal nostro modo di costruire idee e concetti, sia dalla capacità di comunicare con la lingua orale e, cosa diversa, scritta, che hanno regole da rispettare, nonché con il corpo e con i gesti, sia dalle relazioni con gli altri, i propri compagni, gli insegnanti, i genitori. Mettere online le presenze e i voti degli alunni in modo che i genitori possano controllare, riempire gli studenti di libri di ogni tipo al punto da far scoppiare gli zaini, inondare di messaggi il whatsapp dove padri e madri si sostituiscono ai figli nel comunicare i compiti o nel parlare di sé in quanto allegri genitori, lasciare ai figli i cellulari quando vanno a scuola, sono tutte distorsioni di una vita sociale assurda, dove si oscilla continuamente tra il narcisismo e il controllo, o meglio, il finto controllo. I genitori sanno online se il figlio va a scuola e, nello stesso tempo, possono potenzialmente comunicare con loro tramite cellulare. Ma quasi sempre questi accorgimenti, che stanno tra l’ansiolitico e il poliziesco, sono l’insicuro sostituto di un rapporto reale di fiducia. Sono l’illusione di colmare un’assenza con mezzi tecnologici. Ma un’assenza si colma con la presenza umana. I mezzi tecnologici possono aiutare, non sostituire.

A scuola come all’università, durante le lezioni, i cellulari non ci devono essere o restare rigorosamente spenti. E questo vale per studenti e docenti. E’ giusto che, come ha sottolineato l’altra domenica Luigi Vicinanza, si fermi l’uso dei cellulari nell’orario delle lezioni. Non solo perché quell’uso è un disturbo, ma anche perché la scuola, insegnando a governare il tempo, a gestire l’attesa, a rafforzare l’attenzione, aiuta a formare una vera autonomia contro il conformismo da branco. Tra i tanti confini che si stanno perdendo nel narcisismo dilagante, ve ne è uno un po’ più generale e sociale: il confine tra ciò che è comune e ciò che è spettacolo. Oggi tutto è spettacolo e se non lo è, non esiste. Ogni azione si trasforma in un film da immettere nei social, perfino i matrimoni, i funerali, i battesimi. I falsi sé, le emozioni a buon mercato, l’immediatezza trionfano. E poi…e poi il senso del vuoto, la depressione, la perdita del confine. Stare qui soli e connessi e non stare da nessuna parte. E’ contro questi fantasmi reali che la scuola ha il dovere oggi di combattere. Per chi ama insegnare, ne vale eroicamente la pena.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *