“I Docenti della Scuola dell’Infanzia potenziale agnello sacrificale di questa pandemia”

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Covid. L’ordinanza del Governatore Musumeci mette tutti in Dad, tranne loro. Monta la protesta

Rosetta Signorino Gelo, Responsabile Provinciale Anief

Le agenzie di stampa avevano da poco battuto la notizia riguardante l’ordinanza firmata dal Governatore della Sicilia Nello Musumeci sulla sospensione in presenza delle attività didattiche nell’Isola, con decorrenza da lunedì 11 gennaio, e sul web si è alzata la voce del dissenso da parte dei docenti delle scuole dell’infanzia, unico settore che domani continua ad aprire le aule ai bambini. Un malumore ed una protesta diffusa che non ha un epicentro, ma che coinvolge una Sicilia intera. Perché al centro della contesa non c’è la chiusura di un plesso di una determinata città o paesino con pochi abitanti ma c’è la richiesta di essere equiparati come tutti gli altri colleghi dei vari ordini di scuola che da domani da casa attraverso un pc continueranno con la didattica a distanza le proprie attività. Si definiscono “figli di un Dio minore” o in maniera più cruda “badanti e baby sitter”, come dice la docente Melina Broccia,  perché a loro parere la mancata chiusura delle sezioni fa emergere che attualmente le scuole dell’infanzia, più che una importanza educativa e didattica, hanno un ruolo di accoglienza ed assistenza dei bambini mentre i genitori sono a lavoro.

E’ notizia di poco fa che il sindaco di Agrigento Franco Miccichè ha disposto da domani la chiusura di asili nido e scuole dell’infanzia, facendo seguito al provvedimento già firmato dal sindaco di Ravanusa Carmelo D’Angelo che ha esteso anche a settori non prettamente scolastici ulteriori misure restrittive al fine di contenere i contagi che ogni giorno assumono cifre elevate.

“Anche la scuola materna e gli asili nido resteranno chiusi, almeno, fino a sabato 16 gennaio. L’ordinanza del Governatore della Regione Musumeci, infatti, – ci dice il sindaco di Agrigento Franco Miccichè- non prevede la chiusura di asili nido e scuole materne. Ma si ritiene che non avrebbe senso lasciarle aperte mentre si chiudono le elementari, medie e le superiori. Per questo, per aumentare la sicurezza, si è deciso con una nuova ordinanza, di chiudere anche questi settori”.

Con molta probabilità altri sindaci a ruota adotteranno con apposite ordinanza provvedimenti similari. Ma al momento nella quasi totalità delle scuole dell’infanzia domani sarà un giorno… normale.

Abbiamo raccolto dal web e riscontrato in maniera diretta pensieri e parole dei docenti di scuola dell’infanzia, da 48 ore sul piede di guerra contro il Governo centrale, Regione e Sindaci.

“Come  insegnanti della scuola dell’infanzia –ci dice Sonia Stella in servizio a Favara – ci  sentiamo profondamente umiliate ed indignate come persone e come docenti per la decisione presa a livello regionale dal presidente Musumeci che non ci equipara agli altri settori del sistema formativo prevedendo nessuna sospensione per le attività educative riguardanti le scuole dell’infanzia. In un momento pandemico come quello che stiamo vivendo, dove i casi di positività al covid 19 sono in continuo aumento e dove l’andamento dei contagi in Sicilia risulta essere critico, lasciare in presenza l’unico segmento scolastico dove non è previsto nessun distanziamento né utilizzo di dispositivi di protezione da parte degli alunni e l’uso delle mascherine chirurgiche da parte degli insegnanti è assolutamente assurdo e privo di qualsiasi ragionevole fondamento” .

Le fa eco la collega Lia Sutera: “Anche noi docenti rivendichiamo il fondamentale diritto di tutela alla salute chiedendo pari dignità. La scuola dell’infanzia è un segmento che dev’essere considerato al pari di qualsiasi altro settore: non siamo covid free o iperimmuni né tanto meno un baby parking come molti evidentemente pensano. Se c’è emergenza sanitaria –conclude Lia Sutera-  con rischio epidemiologico, c’è indifferentemente per tutti gli ordini di scuola”.

Paura di contagi e ansia i sentimenti che coinvolgono tutti. “Cosa abbiamo in meno rispetto agli altri docenti- dice Annamaria Cassaro, docente in una scuola dell’infanzia di Favara- poichè spesso siamo  esclusi  dai piani del governo. A questa discriminazione si aggiunge adesso anche l’esclusione alla tutela della propria salute. Siamo  impauriti di contrarre il cosiddetto covid  19 o di poterlo trasmettere ai nostri alunni. Stiamo vivendo una situazione fatta di ansia e tanta, ma tanta rabbia”.

Alla confusione creata dalla girandola di colori che veste l’Italia con l’abito di Arlecchino e che manda nel pallone anche chi è più informato sulle varie disposizioni contenute nel vari DPCM o ordinanze, si aggiungono adesso legittimi interrogativi sulla ratio dei provvedimenti presi.

“Sarei curiosa di conoscere la ragione scientifica – ci dice Simona Passalacqua, docente a Favara- che sta alla base dell’ordinanza regionale che impone la non chiusura della scuola dell’infanzia, settore in cui il distanziamento non é praticabile per ovvie ragioni! Tutto il comparto scuola é indignato di fronte a questa decisione che ha creato un senso di abbandono totale da parte delle istituzioni”.

“E’ deludente e demotivante per un insegnante di scuola dell’infanzia– ci dice Paola Crapanzano– vedere come la società avanzi in modo inversamente proporzionale alla competenza di chi ci governa, con certe decisioni prese da chi dovrebbe assicurare pari dignità”.

Malumore che si respira nelle chat, nei gruppi social, con post condivisi da tantissimi genitori e gente comune. A Favara è un fronte unico con i docenti di tutti gli istituti comprensivi a chiedere al Sindaco Anna Alba provvedimenti per la sospensione in presenza delle attività di scuola dell’infanzia. Ma al momento da palazzo di Città di Piazza Cavour non sono previste ordinanze in merito.

“Ho scritto alle Dirigenti scolastiche della città – ci dice Anna Alba sindaco di Favara- informando che un gruppo di docenti della città mi ha chiesto un tavolo tecnico per elaborare un piano vaccini, da programmare con priorità con l’Asp. Ho sottolineato, fin da subito, che con determina sindacale non è possibile chiudere le strutture in virtù del rispetto della gerarchia delle fonti. Sono disponibile a chiedere all’Asp di predisporre con urgenza modalità di vaccinazione con priorità ai docenti di scuola dell’infanzia”.

Angelo Amato, Segretario Provinciale Snals

Una presa di posizione dura e diretta arriva dal segretario provinciale dello Snals Angelo Amato: “Il Presidente Musumeci e il Governo Regionale non hanno avuto coraggio e hanno perso una grande occasione  per distinguersi dalla linea ministeriale per cui sembrerebbe che il pericolo virus non esista per la scuola dell’infanzia, quando è esattamente il contrario perché proprio in questo segmento dell’istruzione i rischi sono più alti. Lo Statuto della nostra Regione attribuisce al Presidente competenza esclusiva in materia di Istruzione. Il problema di sempre è che manca  la volontà e il coraggio di applicarlo. A mio parere tenere aperte solo le scuole dell’infanzia in una situazione di pericolo come quella attuale è a forte rischio”.

Anche l’Anief prende posizione e chiede maggiore tutela per i docenti dell’Infanzia. “Non capisco perché il governo regionale sta trattando i docenti di scuola dell’infanzia – dice la responsabile provinciale Rosetta Signorino Gelo–  come potenziale agnello sacrificale di questa pandemia. Parliamo di un settore con un livello di lavoro usurante alto e che statisticamente la maggior parte dei doventi è over 55, molte con tante patologie. L’Anief ritiene opportuna la sospensione in presenza anche dell’infanzia visto che ancora in molte realtà scolastiche non si è provveduto al potenziamento dei Dispositivi di protezione individuale. Riteniamo altresì risicato la sospensione in presenza fino al 16 per il primo ciclo. A nostro avviso bisogna rinviare il ritorno in aula almeno al primo febbraio”.

Come dicevamo l’eco rimbalza da una città all’altra. “Chiunque conosca la nostra categoria – ci dice Marilena Lo Monaco docente a Canicattì- , sa che ci battiamo alacremente da anni per dare dignità educativa e didattica a questo segmento dell’istruzione: l’abbiamo ampiamente dimostrato, nelle nostre scuole, con la qualità dei progetti e delle attività realizzate  e con l’impegno e la serietà costantemente dimostrate! Ebbene, quanto sta accadendo ci lascia profondamente amareggiate e sfiduciate. È vergognoso che, dopo anni di lotte e studi e progetti ed attività, si parli per l’infanzia di funzione sociale di tipo utilitaristica e non educativa. Siamo profondamente sdegnate, come categoria, dalla medievale definizione attribuitaci da chi dovrebbe valorizzare ed apprezzare il nostro operato e difendere la nostra dignità”. Da Canicattì a Palma di Montechiaro la musica non cambia:” Siamo deluse-ci dice Gera Pera– nel capire che lo Stato  non ha considerazione dell’importanza del nostro ruolo. Con questa scelta capiamo che la Scuola dell’Infanzia viene considerata non “scuola” dalle Istituzioni”.

In varie ordinanze ancora è in uso il termine asilo. “Sono indignata –ci dice Teresa Vaianella, agrigentina in servizio a Palma di Montechiaro- quando ancora leggo il termine asilo nelle ordinanze. Chi ci governa è rimasto al tempo di Montessori. Siamo più esposti delle baby sitter che lavorano a casa accudendo uno/due bambini. Noi abbiamo le sezioni piene di bambini ed in questo periodo è anche a rischio se necessario prendere un bambino in braccio o pulire il nasino. Ma i nostri governanti conoscono la realtà? Ho seri dubbi considerato il fatto che non ci hanno preso in considerazione del rischio che investe  tutta la scuola ogni giorno”.

Da Licata Giusi Vincenti evidenzia altri disagi: ”Non possiamo svolgere con la nostra disinvoltura e spontaneità il tempo scuola con gli alunni. Tutto è limitato, ad iniziare dalle difficoltà di movimento che abbiamo nelle sezioni e delle attività limitate che possiamo fare. Se dobbiamo essere l’unico settore costretto a rimanere funzionante in presenza allora che si faccia un piano vaccini prioritario e non aspettare ancora lunghi mesi. Siamo esposti noi ed i nostri bambini a rischi altissimi. Non possiamo essere dimenticati in tutto”.

“Siamo un parcheggio –dice senza mezzi termini Tea Maligno, docente a Porto Empedocle- in un settore sempre bistrattato. Non vogliamo assolutamente fare una guerra tra poveri. Tutti i docenti siamo sulla stessa barca, condividiamo corridoi, ingressi e spazi. Ed allora perché si preservano gradi di istruzione dove è possibile il distanziamento di un metro ed uso di mascherine ed invece si lascia in presenza, in un periodo ad alto rischio epidemiologico, un settore che non solo non è obbligatorio nella frequenza ma è stato esentato, per l’età dei bambini, dall’uso della mascherina e dai banchi monoposto. Non trovo una logica”.

Le fa sponda Gero Infurna, docente di scuola materna in servizio ad Agrigento: “Non tutti capiscono e valorizzano il ruolo sociale e didattico della scuola dell’infanzia, Per molti, compresi tanti genitori, è un parcheggio dove lasciare i propri figli per diverse ore al giorno. Che differenza c’è tra un bambino di 5 anni che per i nostri governanti non è a rischio contagio ed un bambino di 6 per il quale si è predisposta una ordinanza di salvaguardia?”.

Il covid-19 ha messo a nudo tante criticità del pianeta-scuola evidenziando soprattutto la non obbligatorietà di frequenza della scuola dell’infanzia. Sono stati creati Istituti Comprensivi proprio nell’ottica della continuità verticale di almeno tre settori della formazione scolastica. Ma la vera continuità sarà quando il legislatore considererà nei provvedimenti il bambino/alunno ed il docente senza classificazione e tutti componenti di una unica famiglia.

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