Fondato a Racalmuto nel 1980

Le sue opere brillano di bellezza in tutto il mondo

Lorenzo Cascio

Ha opere che brillano di bellezza in tutto il mondo, una quotazione di mercato elevata, clienti di alto rango. Ed è un siciliano di Sciacca. L’artista a tutto tondo, plasmato dalla sua terra d’origine, si chiama Lorenzo Cascio.

Ha un’età che come le sue opere ti lascia a bocca aperta: 86 anni. Un capolavoro. Ma non sembra ultraottantenne. È uno di quei casi in cui l’anagrafe prende in giro, perché Lorenzo Cascio, ceramista, pittore, scultore, in una parola artista, è più giovane di me che nel 2026 ho compiuto 59 anni.

L’ho conosciuto in questi giorni a Sciacca dove è rientrato perché la figlia, gallerista, l’ha costretto a prendersi un po’ di vacanza. Lavora troppo. Non si concede tregua. La sua testa è un ribollire di creatività. Le sue mani hanno bisogno di essere immerse e muoversi dentro l’argilla per essere felici. O dare vita a bronzi, a vetri o a tele bianche che fa arrivare con camionate dalla Toscana.

Ho avuto il privilegio di entrare nella sua casa saccense, alla Marina, sopra il porto peschereccio. E non è un appartamento. È un’opera d’arte, nel suo mix riuscito di architettura e ceramiche e quadri e sculture e sperimentazioni di materie e colori che ti lasciano senza parola.

Anche ascoltarlo è un’esperienza. È un pezzo di storia e te la racconta con quella memoria che pesca tra i ricordi come se fossero appena vissuti. Ricorda tutto, anche ciò che io non ricordo.

Lorenzo Cascio si racconta. E mi racconta quanto ho riportato nel saggio che ho dedicato a Pietro Germi, il regista genovese che girò una gran parte di Sedotta e abbandonata proprio a Sciacca. Cascio ha vissuto quel periodo modellando un mezzobusto di Saro Urzì, non quello realizzato per il film da Gaspare Patti. “È stato l’attore a cercarmi e a volere che gli modellassi un mezzobusto”, mi dice.

Poi la scelta della vita. A differenza di altri insegnanti che dal Nord fanno di tutto per avvicinarsi a casa, Lorenzo Cascio fa di tutto per andare al Nord. Una scommessa, un rischio, un ripartire da zero, lasciare il sicuro per l’incertezza.

Lorenzo Cascio

Racconta che, trentenne, insegnava all’Istituto d’Arte di Sciacca, città nella quale aveva anche il suo laboratorio. Ma a un certo punto “sente l’esigenza di cambiare, di dare una svolta”. E così sarà, negli anni Settanta. Si trasferisce con la moglie e i suoi attrezzi a Portofino. Nella perla della riviera ligure oggi risplende la sua personale galleria, gestita dalla figlia che, mi dice con orgoglio, parla tutte le lingue del mondo ed è in contatto con tutto il mondo. Oltre alla galleria ha diversi magazzini dove custodisce le sue opere, che sono tante e si moltiplicano giorno dopo giorno perché Lorenzo Cascio non sta mai fermo. È capace, racconta, inoltre, di dipingere contemporaneamente tele su tre-quattro cavalletti.

E quando gli chiedo se riesce a fare una stima delle opere che nella sua lunghissima vita di artista ha realizzato, la risposta è “Sedicimila”. 

È sicuro? domando. “Sì! Le mie opere sono tutte catalogate, con nome, data e foto. Ho cominciato negli anni Settanta e non mi sono più fermato. Il catologo è anche un registro per verificare i falsi che a volte spuntano nel mercato”. 

Mi fa salire nell’ultimo piano di casa sua. E rimango a bocca aperta. Quanta bellezza! Nell’arredo, sempre con sue opere (un tavolino e un murales in ceramica). E poi sul terrazzo dove l’arte dell’uomo diventa un tutt’uno con la meraviglia della natura.

Davanti a noi il sole al tramonto ci regala le sue ultime luci. Il mare è infinito, i pescherecci riposano nell’abbraccio del grande porto, e sale non so da quale casa quell’odorino di cucina a base di pesce che stimola altri appetiti che non ti saziano mai, come l’arte di Lorenzo Cascio.

Da

https://raimondomoncada.it/

 

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