C’è un modo nuovo di raccontare l’emigrazione, e passa attraverso le parole di un brano intenso, moderno, con sonorità pop – rap che ricordano certe atmosfere contemporanee. Un brano che da qualche giorno sta circolando sui social attirando l’attenzione e il gradimento di molti racalmutesi.
L’autore del testo è Leonardo Salvo, un giovane emigrato di Racalmuto, partito per la Germania nel 1992: “Racalmuto nel cuore – si legge nel testo – tra sogni e parole; con una valigia piena di perchè; la Germania mi chiama, ma l’anima è giù fra le case di pietra che non rivedró più”.
Parole profondamente toccanti, come quelle dedicate alla Madonna del Monte, come quelle incentrate sul rapporto con la sua famiglia. Ma è “Racalmuto alle spalle” il motivo che colpisce più di tutti. Il brano è cantato da Giuseppe Gianni Russo.
Non è la solita nostalgia filtrata dal folklore, né la retorica del sacrificio. C’è qualcosa di più diretto nella sua sincerità delle parole. È un rap che emoziona senza chiedere compassione, ma attenzione. È la vittoria di un genitore.
Dentro il testo si sentono i rumori metallici di una fabbrica in Germania, il peso del lavoro duro. C’è una lingua straniera che scivola addosso senza diventare mai davvero propria. E poi ci sono gli occhi della nonna, che lo ha cresciuto. Occhi rossi che osservano una partenza che sa di speranza e silenzio. Racalmuto non è idealizzato, non è una cartolina immobile. È contraddittorio, a tratti duro, ma resta casa.
Leonardo Salvo è riuscito in qualcosa di raro: raccontare la nostalgia senza addolcirla. La trasforma in tensione continua, in un battito che accompagna ogni verso. Il suo rap non piange, resiste. Non chiede di tornare indietro, ma rifiuta di dimenticare:”La nostalgia è una lama che non fa rumore, ma taglia più forte di qualsiasi dolore; non è il posto dove sono nato, ma dove ho costruito, e se guardo i miei figli negli occhi so che non ho fallito”.
È un testo che grida orgoglio e riscatto, non cerca approvazione, ma verità. E proprio per questo arriva più lontano di qualsiasi immagine nostalgica.
La direttrice Nancy Arena: "Oggi più che mai, il mediatore linguistico è una figura chiave per facilitare non solo la comunicazione, ma anche la comprensione reciproca tra comunità diverse".