Ci sono momenti in cui la sera, prima di cena, mentre stai sbucciando un mandarino, decide di sorprenderti

Ci sono momenti in cui la sera decide di sorprenderti, prima di cena, mentre stai sbucciando un mandarino
Mani appiccicose, e la TV accesa su RAI 1, mentre scorrono le immagini del seguitissimo programma L’eredità, condotto da Marco Liorni.
Tutto procede secondo i piani: spicchio dopo spicchio; mentre la TV, domanda dopo domanda. Finché non arriva lei, la domandona. Quella che cambia il corso della serata.
Si parla di luoghi e letteratura. Già sospetto. Poi di Agrigento. Ti fermi. E quando senti la parola Kolymbethra, avverti che sta accadendo qualcosa.
Ma è quando il conduttore pronuncia il nome che il mandarino si blocca a mezz’aria: Gaetano Savatteri. Il nostro Tano.

In quel preciso istante non sei più uno spettatore qualsiasi, sei un protagonista. Perché mentre in studio si interrogano, mentre il concorrente suda davanti alla risposta, tu hai certezza sulla risposta.
La domanda riguarda l’anno di uscita di un libro di Savatteri, ambientato proprio tra i profumi e le ombre della Kolymbethra.
Roba raffinata. Roba da quiz di prima serata. E lì capisci che la faccenda è seria: Gaetano non è più soltanto “uno bravo scrittore”. È ufficialmente entrato nel pantheon delle domande televisive. Che, diciamolo, in Italia è uno step importante.



