E, spicchio dopo spicchio, arriva la domanda che non ti aspetti

Ci sono momenti in cui la sera, prima di cena, mentre stai sbucciando un mandarino, decide di sorprenderti

Giovanni Salvo. E spicchio dopo spicchio…

Ci sono momenti in cui la sera decide di sorprenderti, prima di cena, mentre stai sbucciando un mandarino

Mani appiccicose, e la TV accesa su RAI 1, mentre scorrono le immagini del seguitissimo programma L’eredità, condotto da Marco Liorni.

Tutto procede secondo i piani: spicchio dopo spicchio; mentre la TV, domanda dopo domanda. Finché non arriva lei, la domandona. Quella che cambia il corso della serata.

Si parla di luoghi e letteratura. Già sospetto. Poi di Agrigento. Ti fermi. E quando senti la parola Kolymbethra, avverti che sta accadendo qualcosa.

Ma è quando il conduttore pronuncia il nome che il mandarino si blocca a mezz’aria: Gaetano Savatteri. Il nostro Tano.

In quel preciso istante non sei più uno spettatore qualsiasi, sei un protagonista. Perché mentre in studio si interrogano, mentre il concorrente suda davanti alla risposta, tu hai certezza sulla risposta.

La domanda riguarda l’anno di uscita di un libro di Savatteri, ambientato proprio tra i profumi e le ombre della Kolymbethra.

Roba raffinata. Roba da quiz di prima serata. E lì capisci che la faccenda è seria: Gaetano non è più soltanto “uno bravo scrittore”. È ufficialmente entrato nel pantheon delle domande televisive. Che, diciamolo, in Italia è uno step importante.

Gaetano Savatteri. Foto di Giovanni Salvo

E allora ti parte l’embolo dell’orgoglio. Quello bello, genuino, un po’ provinciale ma sincero. Ti senti quasi corresponsabile del successo, come se tutte quelle chiacchiere passate insieme avessero in qualche modo contribuito alla sua carriera.  A quel punto scatta qualcosa di inspiegabile: Ti viene voglia di scattare una foto allo schermo, mandare messaggi a chiunque: “Oh, guarda che stanno parlando di Tano!”.

Perché per noi, quelli che lo conoscono da prima delle copertine e delle citazioni, lui resta sempre lo stesso.

E poi, inevitabile, pensi ad un paragone impegnativo. Perché nel momento in cui uno scrittore siciliano entra nel grande circuito, nella vera eredità, il fantasma buono di Andrea Camilleri aleggia sempre. E tu, senza mezzi termini, lo pensi: Gaetano è l’erede. L’erede vero. Non solo per geografia, ma per quella capacità tutta di raccontare mondi interi partendo da un cortile, da un giardino, da una terrazza sul mare, da un mandarino.

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