E tolgono quel velo di mistero che si è formato intorno al sentito dire

Leggere libri contribuisce ad arricchire le nostre conoscenze, i libri che parlano di storia scoprono le nostre radici, soddisfano le tante curiosità che abbiamo e tolgono quel velo di mistero che si è formato intorno al sentito dire.
Il secondo volume della Storia dei Musulmani di Sicilia di Michele Amari, edito da Le Monnier, comprende in realtà il libro terzo ed il libro quarto in cui era stata divisa l’opera originale. La difficoltà a leggere l’opera, un italiano della prima metà dell’Ottocento, scompare quando si legge un nome come Minsciar, un castello presso l’altipiano Sicano, noto fin dall’infanzia perché sorge nei pressi di Racalmuto, il mio paese. Infatti l’odierno Castelluccio non è altro che il luogo dove persisteva Al Minsar o meglio Minsciar nome propriamente berbero. La profonda ed insanabile divisione della colonia siciliana comprendeva infatti sia Arabi e sia Berberi. l’Islam, iniziato come movimento politico-religioso dall’Arabia, aveva investito e coinvolto le popolazioni africane del nord Africa dall’Egitto al Magreb che a loro volta erano migrate in Sicilia e nella penisola Iberica. Le inclinazioni economiche del territorio siciliano ed il carattere dei siciliani comprenderanno infatti i tratti propri sia dei Berberi, industriosi e dediti agli allevamenti e tratti propri degli Arabi, oziosi e dediti all’agricoltura. Gli uni volevano lasciare la terra ai vinti autoctoni, gli altri dividersela tra loro. Una diversa concezione quindi tra gli occupanti stessi che procurerà guerre civili tra città nella stessa Isola, famoso l’antagonismo tra Agrigento e Palermo.
Guerre civili che finivano spesso con: l’Impiccare, lo “scannare”, uccidere a bastonate, mozzare piedi e mani ai vinti, oppure dare l’illusione della salvezza mettendo i vinti su una barca per farla affondare in alto mare, dove tutti sarebbero annegati. A proposito di crudeltà si narra l’episodio in cui Mansur, come moniti, aveva fatto scorticare il cadavere di Abu-Iezid, imbottire di bambagia la pelle e condurre il malcapitato per cinque mesi per le principali città, legato su un cammello, in mezzo a due scimmie addestrate a schiaffeggiarlo ed a pelargli la barba. Si riporta la frase, pronunciata da un comandante sconfitto in queste lotte intestine: “I siciliani mi esaltarono mio malgrado, e mio malgrado m’han deposto”. Destino comune a molti politici di allora e di oggi! E’ curioso notare come l’Islam venendo a contatto con la speculazione filosofica greco-occidentale abbia dato luogo a ben settantadue scismi, tanti ne annovera la storia ecclesiastica dei Musulmani. Ricordiamo a proposito i Geberiti, i Motazeliti, i Seferiti, i Kaderiti sostenitori del libero arbitrio, ed altri come i Morgii che si affidavano completamente alla fede, mentre i Nizamiti, che negavano la libera volontà di Dio, si avvicinavano ai filosofi materialisti. Non sono mancati pensatori liberi ed originali come il cieco Abu-l-‘Ala che sferzava i religiosi tutti e divideva il genere umano in “pensatori senza religione e devoti senza cervello”. Interessante la concezione di Ibn-Daisan che poneva l’uomo come mediatore tra la Luce e le Tenebre.
Gli Arabi non sono stati solo un fenomeno relegato alla Sicilia, si spinsero spesso in Calabria, in Puglia ed in tutto il Meridione, giungendo dopo il 900 a saccheggiare la campagna romana. A proposito scrisse uno storico, qualche anno dopo, che Roma risultava divisa a metà: “mezza città di Roma i Romani e mezza gli Affricani”. Continuando con gli aneddoti, ricordiamo la frase, diventata famosa, di un principe avaro che di fronte al bottino che gli veniva offerto da un sottoposto esclamava: “Perdio, s’è mangiato il camèlo e me ne raca gli orecchi!”
Caso emblematico di resistenza alla conquista araba in Sicilia furono Rametta e Taormina, che assediate per molti mesi vennero infine distrutte e bruciate, gli abitanti sopravvissuti fatti schiavi e deportati. Molte descrizioni ci rimangono della città di Palermo, così come rimangono a tutt’oggi numerosi toponimi, come ad esempio Kasr il Cassaro, la città fortificata con alte mura e torri, al-Aziz (palazzo splendido) oggi la Zisa, Khalisa la fortezza dalle quattro porte oggi la Kalsa. C’erano a Palermo e sobborghi cinquecento moschee, chiese che erano state trasformate in moschee, come in seguito le moschee saranno trasformate in chiese. Si diceva che il loro numero eguagliasse le moschee presenti a Cordova che in realtà erano addirittura settecento. Oggi le rimaste cupole rosse ce ne ricordano l’antico fasto.
Un’altra curiosità è scoprire come il papiro non sia stata un’esclusiva egiziana, sono stati rinvenuti papiri con lettere arabiche come marchi di fabbrica. La manifattura del papiro è stata presente a Palermo fino al Sedicesimo secolo, fino a che non venne prosciugato lo stagno dove cresceva rigoglioso. Il nome Papireto lo incontriamo anche adesso, è stato un fiume, adesso interrato, ed oggi indica il vecchio mercatino delle pulci. Si riporta un vero e proprio resoconto etnografico della popolazione: “Verità era il fermentar dei molti elementi eterogenei di che si componea la popolazione della Sicilia e sopratutto di Palermo.: tante schiatte; islamismo e avanzi alesi o latenti di cristianesimo; diritti civili disuguali, ricchezza e miseria, violenza guerriera e industria; torre di Babele, in cui doveano pullulare superbia, rancori, abiezione e infinite piaghe sociali… E in Sicilia non solo, ma in Spagna, ma in tutti gli stati musulmani del Mediterraneo”.
Giorgio Maniace venuto da Costantinopoli, grazie al sostegno dell’imperatrice Zoe (in quel momento moglie di Michele IV, era già stata moglie di Romano III e sarà la futura moglie di Costantino IX), conquistava parte della Sicilia orientale e Siracusa, dove si ricorda ancora per il castello, nella punta estrema di Ortigia, che porta il suo nome. Maniace viene ricordato anche per il trasferimento del corpo di Santa Lucia da Siracusa a Costantinopoli. Santa Lucia una Santa siciliana cara ai Piacentini così come il piacentino San Corrado è caro ai Siciliani di Noto. Con l’arrivo di Maniace faranno le prime apparizioni i Normanni, che in seguito si sostituiranno agli Arabi. I Normanni in due anni occuperanno la val Demone, saranno necessari altri trenta per occupare le rimanenti due valli.
Nel ricordare nomi di città e villaggi arabi del golfo di Castellamare non può sfuggire il nome di Cetaria e Scopello. Scopello, località nei pressi di San Vito Lo Capo, è oggi un suggestivo borgo marinaro, che ha profondi legami storici con Piacenza perché in età medioevale vi si stabilirono numerosi coloni provenienti proprio da Piacenza. “Scopello fu colonia di ghibellini lombardi rifuggiti in Sicilia, ai quali poi l’imperatore Federico II concedette la città di Corleone”. Per lombardi si intende popolazioni di varie regioni del Nord Italia. Parliamo proprio di Corleone, cittadina dell’entroterra siciliano in provincia di Palermo, la patria di Cosa Nostra che ha dato i natali a Luciano Liggio, Totò Reina e Bernardo Provenzano.
Il geografo Muhammad al-Idrisi ci descrive la geografia dell’Isola come terra ricca di acque ed attraversata da tre fiumi navigabili, “i fiumi di Lentini, Ragusa e Mazara”. Oggi, oltre ad essere scomparsi i fiumi navigabili, gli abitanti della regione sono costretti a subire il razionamento dell’acqua, arriva nelle abitazioni, soprattutto d’estate, con il contagocce.

Si deve ai Musulmani la coltivazione degli agrumi, del cotone, del riso, della canna da zucchero, dei datteri e dei gelsi. Mentre la seta era appannaggio dell’antica Demenna in val Demone, oggi San Marco d’Alunzio, comune arroccato sui monti Nebrodi in provincia di Messina. Meravigliano le scritte in arabo che ancora troviamo in alcuni edifici come la Zisa o nei bagni di Cefalà Diana, una scrittura cufica, semplice e robusta. Sono brani tratti dal Corano come le scritte che compaiono in due cippi al Museo di Verona, portati in quella città da Annibale Maffei, viceré di Sicilia. le stesse scritte le troviamo in tutto il Mediterraneo da Cordova a Bagdad.
L’impero arabo nacque, ci dice Michele Amari, con in sé il germe della sua fine: “per l’indole dei conquistatori, l’imperfetta assimilazione dei popoli vinti, l’immobilità delle leggi, la necessità e impotenza insieme del dispotismo, i mercenari stranieri, l’ordinamento aristocratico dei giund (corporazione militare), la confusa democrazia municipale, le consorterie per le multe del sangue; anarchia generale sotto sembianza di assoluta unità religiosa e politica”. Semplicemente si potrebbe dire che gli Arabi avevano esaurito, dopo aver raggiunto la massima espansione nel Mediterraneo, la loro forza propulsiva e son decaduti così come ogni civiltà e popolo inizia la propria decadenza, dopo aver raggiunto l’apice. Semplicemente: le civiltà nascono, crescono, si espandono e muoiono. Così come adesso assistiamo al tramonto della nostra civiltà, senza bisogno di scomodare Spengler, semplicemente rinunciando alla salvaguardia dell’habitat ed alla prosecuzione della specie!


