Fondato a Racalmuto nel 1980

“Non ricordo se presi una cotta per Sophie Marceau, di certo fu allora che m’innamorai del Cinema”

UNA MEMORIA DA CUSTODIRE Il Cineteatro “Antonio Liotta” di Grotte nei ricordi di Carmelo Arnone 

La sala del Cineteatro “Liotta”. Nel riquadro, Carmelo Arnone

Quel pomeriggio era un gran bel pomeriggio. Non perché le condizioni meteo fossero ottimali, quanto per l’imminente realizzazione di un desiderio. Circa una settimana prima era apparsa in bacheca una locandina con due giovani sui pattini a rotelle, l’uno di fronte all’altra. Era un disegno. Mi ero riproposto di non perdermi l’occasione. Mentre percorrevo a piedi la discesa di Via Washington, lastricata di basole in pietra lavica rese lisce dall’ultradecennale calpestio di persone e animali, non avevo altro pensiero che quello di vivere l’emozione. Non ricordo se Piazza Marconi fosse affollata o meno, né m’importava allora saperlo, l’attraversai diretto verso la mia meta: il Cine-teatro “Marconi”, oggi Cine Teatro “Antonio Liotta”.

Entrando dal portone principale, nell’atrio vi trovai un capannello di ragazzi che facevano ressa dinanzi al botteghino. Cioè, davanti al piccolo bancone dietro il quale vendeva i biglietti la signora Lina, moglie del signor Antonio Liotta gestore del locale, ma anche bigliettaia, maschera, addetta al piccolo spaccio di caramelle, leccalecca, gomme da masticare e patatine, e – all’evenienza – responsabile del servizio d’ordine (“Carù, facìti silenziu o itivìnni fora!”).

Attesi pazientemente il mio turno, più volte superato da piccoli prepotenti impazienti, comprai il biglietto – immediatamente strappato, a mo’ di vidimazione – e mi avviai verso la sala. L’ingresso era coperto da un lungo e pesante tendone scuro, con possibilità di superarlo scostandolo a destra, a sinistra o dividendolo in due dal centro. Scelsi quest’ultima opzione. La sala non era ancora piena; ero venuto con un certo anticipo. Scelsi una poltrona in una fila centrale. Gli altri spettatori, perlopiù giovani, erano in gruppo. Io ero andato da solo; non m’interessava conversare o essere disturbato durante la proiezione. Volevo vedere, guardare, osservare il film.

In sala c’erano ragazzi e ragazze; queste ultime a gruppetti, continuamente importunate con battutine dai maschietti più impertinenti. Dopo l’attesa che mi parve infinita si fece buio in sala. E calò il silenzio. Sul grande schermo presero a vorticare immagini, ma non quelle auspicate: promozioni per future proiezioni di film (oggi si direbbe “pubblicità”). Poi, finalmente, la colonna sonora, che sarebbe divenuta (e lo è tuttora) inconfondibile. Con quelle note Si/Sol/Re e poi La/Fa#/Re… prese vita la magia.

Era il 1982. Il film era “Il tempo delle mele”. Quello che oggi verrebbe incluso nella categoria “Young Adult” costituì allora una pietra miliare generazionale. Ne fui travolto in pieno. La trama, nella sua semplicità, seppe avvincermi, conquistarmi, coinvolgermi. Si parlava di amicizia, di rapporti con i genitori e – soprattutto per me – della scoperta dei primi battiti del cuore. Non ricordo se durante il film qualcuno avesse parlato o tutti fossero rimasti in assoluto silenzio; in quei minuti anch’io ero dentro quella storia, non spettatore ma protagonista.

Cineteatro “Antonio Liotta”

Ho invidiato tanto quella spensieratezza giovanile, e quella ingenua e pura libertà, in cui vivevano i personaggi sullo schermo; molto distanti dalle convenzioni sociali che ancora legavano l’ambiente grottese. Venni a sapere molto dopo che, a causa di qualche scena nella quale i due protagonisti si scambiavano un innocente bacio, ad una ragazzina spettatrice il padre proibì per sempre di andare al cinema.

Finì il primo tempo, e poi anche il secondo. Tutti uscirono dalla sala. Io rimasi sulla mia poltrona. Mi fu impossibile alzarmi, uscire, abbandonare quel luogo. Le parole “Dreams are my reality” continuavano a ritornarmi in mente. Allora non ne conoscevo la traduzione “I sogni sono la mia realtà” ma era ciò che stavo vivendo. Altri giovani spettatori entrarono e presero posto. Altro chiacchiericcio, altre battutine, altri sorrisi e guance rosse. Ricominciò la proiezione. Lo vidi nuovamente, tutto, come fosse la prima volta. E ancora fu il primo tempo, e poi il secondo. Non era prevista una terza proiezione; sarei certamente rimasto in sala.

Non ricordo se presi una cotta per Sophie Marceau, di certo fu allora che m’innamorai del Cinema.

* * *

Carmelo Arnone, direttore Grotte Info

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Su YouTube, Grotte.info Quotidiano la cerimonia di riapertura del Cineteatro “Antonio Liotta”

https://www.grotte.info/ag/026/Notiziario202602.htm#23.02.26

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