Il noto critico letterario Salvatore Silvano Nigro è intervenuto alla presentazione del libro “In Sicilia con Andrea Camilleri”. Pubblichiamo la testimonianza di Lucia Russo intervenuta, assieme a Tiziana Crisafulli, all’incontro svoltosi alla Feltrinelli di Catania
Il prof. Salvatore Silvano Nigro con Gaetano Savatteri e Salvatore Picone (Foto A. Pitrone)
In Sicilia con Andrea Camilleri di Salvatore Picone e Gaetano Savatteri, è un libro che mantiene ciò che promette nel titolo. Una mappa geografica, letteraria e sentimentale dei luoghi dell’isola nelle opere del grande autore empedoclino, vuoi perché fonte d’ispirazione, d’ambientazione o, ancora, quali nutrimento del suo indiscutibile e innato talento per la narrazione.
“Questo libro è importante perché ci mostra quanto ancora ci sia da capire e conoscere di Andrea Camilleri. Occorrerebbe un filone di studi sull’autore”, afferma il professor Salvatore Silvano Nigro, filologo e noto critico autorevole, nonché curatore di tutti i libri di Andrea Camilleri, e non da ultimo autore dei risvolti di copertina nei volumi di Sellerio.
Nigro aggiunge inoltre, sempre durante la presentazione alla Feltrinelli di Catania che si è svolta domenica 15 febbraio, che la questione della lingua di Camilleri non è stata ancora risolta, perché ancora nessuno ha spiegato cosa sia il “vigatese”, questione sulla quale Gaetano Savatteri fa notare che, per chi scrive dopo Camilleri, sarà tuttavia difficile usare il siciliano senza sembrare un imitatore da caricatura.
Sottolinea poi Salvatore Picone, “Andrea Camilleri aveva una memoria fortissima e ha lasciato tutto scritto, siamo fortunati”. Aneddoti apparentemente marginali quanto eventi locali che incrociano la Storia nazionale, magari sottaciuti o alterati dalla cronaca, che hanno di fatto acceso la creatività delle sue opere, sono riportati nel libro. Luoghi di relazioni e correlazioni.
Un momento della presentazione del libro “In Sicilia con Andrea Camilleri” alla Feltrinelli di Catania
L’invenzione “Vigàta” nasce da Porto Empedocle, ma – possiamo ormai affermarlo – non è solo Porto Empedocle. E il volume non propone una biografia, ma un’amabile narrazione che nell’intreccio di fatti, luoghi, incontri e scritti, svela tanto dell’autore come della Sicilia, la sua. “Io non mi sento in condizione di affermare che nella mia Vigàta ci sia la Sicilia ‘più vera’; c’è la mia Sicilia, com’è autenticamente sentita da me, e tanto mi basta”.
Alla presentazione catanese ha partecipato anche Ignazio Enrico Marchese che ha letto pagine del libro edito da Giulio Perrone.