Fondato a Racalmuto nel 1980

Una memoria rimasta impantanata nei meandri dell’oblio

Ester Rizzo racconta la partigiana Giuseppina Panzica

Ester Rizzo

A cinquant’ anni dalla morte ricordiamo Giuseppina Panzica, partigiana e nostra conterranea.

Giuseppina era nata a Caltanissetta il primo agosto del 1905. Dopo il matrimonio, nel 1929, già madre del primogenito Ignazio, con il figlioletto piccolo tra le braccia, si recò alla stazione e prese il treno che la portò a Legnano dove l’attendeva il marito Salvatore Luca. Insieme si stabilirono a Ponte Chiasso, al confine con la Svizzera, dove presero in affitto una casetta con un piccolo appezzamento di terra che lei trasformò in giardino. Fu grazie a questo spazio esterno che riuscì, durante la Seconda Guerra Mondiale, a” costruire una via di salvezza “per ebrei e perseguitati politici. Con uno squarcio nel reticolato potevano agevolmente fuggire dall’Italia.

Quel piccolo giardino ubicato sul confine italo-svizzero venne utilizzato anche come punto di smistamento per pacchi e corrispondenze che avrebbero subito la censura se spediti ordinariamente e di cui la maggior parte erano destinati alle brigate partigiane operanti nella zona di Como.

Un giorno però, Giuseppina fu colta in flagrante dalla Milizia fascista confinaria e dalla Guardia nazionale della Repubblica di Salò e fu arrestata insieme al marito. Fu tradotta prima nel carcere comasco di San Donnino, poi nel carcere di San Vittore a Milano e in seguito in un lager a Bolzano. L’ultimo trasferimento la portò nel lager femminile di Ravensbruck. Qui subì innumerevoli violenze e torture ma la sua profonda fede e la speranza di poter riabbracciare i suoi figli furono la fonte di forza necessaria per sopportare le atrocità. Fu tra le poche che riuscì a sopravvivere a quelle condizioni disumane. In quello stesso periodo sia il marito che i due figli maggiori accettarono di essere espatriati come “lavoratori volontari” in Germania, mentre le due figlie piccole furono affidate alle suore di un collegio della zona. Nell’Ottobre del 1945, dopo essere stata ricoverata in vari ospedali militari, riuscì finalmente a ricongiungersi con i suoi familiari.

Giuseppina è morta a Como il 15 febbraio del 1976. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel 2018, le ha conferito, alla memoria, una Medaglia d’Oro al Merito civile per essere stato “splendido esempio di straordinario coraggio e di incrollabile fede nel valore della libertà”.

La storia di Giuseppina Panzica rappresenta una delle tante storie femminili silenti che hanno contribuito a delineare il quadro complessivo della Storia. La sua città natale la ricorda con l’intitolazione della strada in cui nacque: un tangibile omaggio che l’associazione Onde donneinmovimento ha faticosamente perseguito ricercando negli archivi le tracce di questa donna e riconsegnandoci una memoria che era rimasta impantanata nei meandri silenziosi e ingiusti dell’oblio.

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