C’è stato un tempo, agli inizi degli anni Ottanta, in cui l’aria vibrava davvero. Non per modo di dire, vibrava di musica. Era l’epoca delle radio libere, quando bastava un’antenna a forma di ombrello, un mixer e due giradischi, per sentirsi al centro del mondo. Ogni ragazzo, se voleva, poteva avere il suo spazio, il suo microfono, la sua musica da far ascoltare. Si viveva in ogni paese la stessa febbre.
Ad Agrigento, fra le radio che hanno fatto la storia, vi era “Radio Agrigento Centrale”, creata da Lillo Volpe. Poi la più mitica di tutte le radio della provincia: “Radio 1 Agrigento”, di Paolo Punturello, radio rock, considerata una emittente raffinata, di nicchia. Nel paese di Aragona trasmetteva “Radio Marconi”, fra gli speakers una voce radiofonica d’eccellenza, quella di Luigi Galluzzo, oggi noto giornalista Mediaset. A Canicattì: “Radio Popolare”, emittente con una certa radice politica, diretta dal prof. Vincenzo Sena. Poi, “Tele Radio Canicatti”, dell’editore Mario Ragona. A Grotte “RTG”, fondata dal Dott. Salvatore Bellavia.
Erano anni indimenticabili. Anni in cui la musica non si consumava in fretta, ma si assaporava; ricordando uno dei jingles del tempo, che recitava: “Una musica da leccarsi le orecchie”.
A Racalmuto, invece, tutto cominciò quando Giuseppe Morgante, carrozziere di professione e visionario per passione, si procuró un piccolo trasmettitore e fece nascere la prima radio locale, “Radio Racalmuto Centrale”. Il nome scelto non fu certo originale, né tanto meno fantasioso, ma risultó efficace. Successivamente entró in squadra Nicola Sferrazza, valente impiantista di caloriferi, appassionato di elettronica e trasmettitori. Lo studio era situato in un cucuzzolo del paese, nella parte alta, in via Fiore, un vecchio “piedatter”, forse una vecchia stalla dismessa. Un bancone improvvisato, due piatti, e il resto lo faceva l’entusiasmo. Cosi R.R.C divenne presto una voce familiare, quasi un parente che entrava in casa all’ora giusta.
Lo stesso Giuseppe Morgante aveva un suo programma, “Vino, folk e maccarruna”, trasmissione che profumava di autenticità, tavolate, mazurche, risate e tradizione. Era Il programma più ascoltato in assoluto, e andava in onda all’ora di pranzo.
Seguiva “Il Dedicone”, condotto da Franco Puma, con richieste musicali, poesie, messaggi d’amore e d’amicizia che rimbalzavano da una finestra all’altra del paese. La sigla, inconfondibile, era dei Rondò Veneziano, disco uscito nel 1980, prodotto dalla Baby Records.
Bastavano poche note di violino perché Racalmuto intera sapesse che era il suo momento. Il jingle della radio lo aveva realizzato Renato Volpe, adattando la base di un noto motivo musicale di Tony Renis, la famosa “Quando quando quando”; diceva così: “la tua radio è questa qua, 88 e un po’ più in là, se tu l’ascolterai sbalordito resterai”. L’88 un po’ più in là” erano gli 88.300 mhz, frequenza diventata memoria collettiva.
Naturalmente arrivò anche la concorrenza. “Radio Alminzar”, dal nome di un’antica fortezza araba, radio fondata da Benito Rizzo, commerciante di ferramenta e spirito intraprendente. La prima emittente privata che aveva raggiunto in F.M. Racalmuto era stata “Radio Mussomeli”, con la voce del suo front man, Enzo La Greca.
Erano anni splendidi, irripetibili. Con il tempo molte di quelle radio si sono poi spente o sono diventate aziende strutturate, perdendo un po’ di quella magia artigianale. Ma il ricordo resta. Le radio private degli anni Ottanta ci hanno comunque insegnato tanto: che comunicare non significava solo trasmettere gradevoli play-list, bensì creare sani momenti di svago e grandi legami di amicizia.



