Fondato a Racalmuto nel 1980

Addio a lu zi Vicienzu Morgante, il signore delle ‘mpignolate

Dalla vicina Grotte, ha portato a Racalmuto un sapore diventato tradizione. Una vita tra forni e amicizie vere. È stato uno dei testimoni della vita commerciale del paese

La ‘mpignolata di Racalmuto

La prima cosa che viene in mente, pensando al signor Vincenzo Morgante, che ieri sera ha lasciato questo pianeta, sono certamente le ‘mpignolate. Sì, le gustosissime ‘mpignolate di Racalmuto. Passavi da lì, dalla sua rosticceria di via Garibaldi, e un effluvio intenso di cipolle dava il segnale che proprio lui, lu zi Vicienzu, era all’opera.

E che cos’era quell’angolo del paese negli anni Settanta e Ottanta? Un centro commerciale vivo e palpitante. Il cuore dell’Itria, la piccola chiesa della Mastranza circondata dal settecentesco palazzo rosso di Don Illuminato. E poi, via via, il rivenditore di tabacchi di Fantauzzo, il bar con le granite di Benito Parisi, il negozio di scarpe di Luigi Spalanca, i formaggi dagli odori forti di Zammitu, la frutta di Grimaldi, i negozi di biancheria di Puma e, un tantino più sopra, quello delle sorelle Salemi; le gioiellerie di Tirone e Scimè, Falbo abbigliamenti, gli ombrelli e le coppole di Luigi Ciuni, la farmacia, il pastificio di Geraci, le ceramiche della famiglia Amato.

E ancora più in là, verso la chiesa di San Pasquale, il Tabacchi di Decu Vella e la sartoria di Tauzzu, seduto d’estate con quella postura tipica del sarto: il piede destro appoggiato su uno sgabello, il ginocchio sollevato per stendere il tessuto e facilitare le rifiniture sui pantaloni… All’angolo di via Baronessa Tulumello, tanto per non spingerci ancora oltre, la boutique Agrò e il mitico negozio di scarpe dei fratelli Alessi, Mastrumasi.

Sulla sinistra la rosticceria di Vincenzo Morgante in una foto recuperata dagli animatori di “Racalmuto Ieri e Oggi” da un documentario del 1985

Al centro di questo rondò di vivacità, dal 1975 in poi, c’era il locale dove nel bancone si trovava di tutto: pizzette croccantissime, fuazze tradizionali, arancini e la regina di quei sapori unici, la ‘mpignolata, appunto. Pietanza arrivata a Racalmuto dalla vicina Grotte proprio grazie al signor Vincenzo Morgante.

La sua famiglia si era trasferita a Racalmuto e, negli anni Sessanta, quando aveva più o meno una trentina di anni, conobbe e si mise in società con lu zi Totu Picone, un po’ più grande di lui. Picone, mio nonno, in quegli anni tentò la fortuna aprendo, grazie al panettiere canicattinese Sariddru Paci, in un angolo della zona del Carmelo, al cortile Solferino, un nuovo panificio. L’intuizione fu giusta: trovò in Morgante il socio perfetto e assieme lavorarono per oltre trent’anni in un quartiere che stava crescendo.

Il forno di Picone e Morgante negli anni Settanta

Un luogo che per molti non fu solo un panificio – indimenticabile quel laboratorio: il grande tavolo al centro, il forno in muratura che manteneva per ore il calore utile a cuocere, nella tarda mattinata, anche le teglie di patate, peperoni e melanzane portate dalle signore del vicinato; la lunga jttena in legno dove veniva posato il pane appena sfornato – ma un punto di incontro, un riferimento quotidiano.

E lui, lu zi Vicienzu, a modellare la pasta, arrotondare le pagnotte, sfilare filoncini, intrecciare le mafalde. Sacchi di farina e fiaschi di vino rendevano l’atmosfera familiare e sincera, dove si respirava una complicità antica, fatta anche di lunghi silenzi e mani in pasta. E all’alba lo vedevi passare l’acqua col pennello su quelli che sarebbero diventati, soprattutto per la felicità dei più piccoli, i noti panini con lo zucchero.

La sera, poi, Morgante passava alla sua rosticceria. Le sue ‘mpignolate erano diverse da tutte le altre: regnava la cipolla, con una corte di olive nere e tritato, e una cottura capace di renderle morbide e croccanti allo stesso tempo. Sarà perché si tratta di ricordi lontani, ma – così sostengono in molti in paese – quelle ‘mpignolate non si sono più viste a Racalmuto.

Il signor Vincenzo Morgante

Per ben venticinque anni, fino al 2000, Vincenzo Morgante ha impastato, infornato, sorriso dietro il banco. Ha contribuito, senza proclami e senza mai mettersi in mostra, a creare una tradizione che oggi sembra antica, ma che allora era nuova, viva, in costruzione. Grazie a lui, le ‘mpignolate sono diventate parte dell’identità gastronomica di Racalmuto. Durante la festa del Monte (i cui preparativi li sentiva da vicino, considerando la vicinanza stretta con il cognato, Don Luigi Mattina, per lunghi anni rettore del santuario e anima della festa) il suo locale era per tutti un tripudio: impossibile non passare da lì e gustarne una, due, tre… pepe a volontà e gazzosa scintillante e fresca.

Lui stesso ricordava spesso, con un filo di orgoglio e tanta discrezione, che anche Leonardo Sciascia passasse da lì a comprare le ‘mpignolate e che qualche volta si recasse anche al forno di cortile Solferino. Un dettaglio che dice molto: di come in paese, a quei tempi, tutti si consideravano figli della stessa terra.

Racalmuto perde un uomo semplice e insieme prezioso. Uno di quelli che hanno costruito la comunità non con grandi gesti, ma con il lavoro quotidiano, con la coerenza, con la qualità.

Quando chiuse la sua rosticceria di via Garibaldi – e nel laboratorio non era mai solo, spesso con la moglie, la signora Maria Calogera, i figli e la suocera, che ricordo seduta a pelare sacchi interi di cipolle nostrane – quella zona del centro storico iniziava a spegnersi. Molti negozi erano già chiusi e molti altri stavano per abbassare definitivamente la saracinesca.

Ci resta la memoria (ma a chi interessa ancora la memoria? A chi interessa la Storia, se anche con piccoli gesti si fa di tutto per cancellarla?), ci restano i ricordi, qualche fotografia.

Del signor Vincenzo Morgante, spentosi a quasi novant’anni la sera del 1° febbraio 2026, resterà certamente il ricordo della ‘mpignolata. Ma resta soprattutto quel senso di gratitudine silenziosa verso chi ha saputo trasformare un mestiere in cultura, e il paese in una casa oggi sempre più vuota e spenta.

* * *

Alle famiglie Morgante e Mattina le condoglianze dalla redazione del giornale “Malgrado tutto”

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