Quando un libro restituisce voce al lavoro durissimo dei minatori

Presentato al Circolo degli Zolfatai e Salinari di Racalmuto “L’Isola ribelle” di Serafina Ignoto

Un momento della presentazione. Foto di Giovanni Salvo

Il luogo non è neutro, e non potrebbe esserlo. È quello consegnato alla memoria da Leonardo Sciascia nelle Parrocchie di Regalpetra, uno spazio che è insieme reale e simbolico, dove la dignità dei minatori ha sempre convissuto con l’abbandono, con la retorica vuota, con l’ipocrisia del potere. È lì che Sciascia racconta dell’onorevole che, dopo aver rotto l’unica lampada, esclamò: «Perdinci, bisogna comprarne una nuova». Una promessa detta con leggerezza, rimasta sospesa nell’aria. La lampada non arrivò mai, e i minatori rimasero per sempre al buio. Un buio che ci riporta ai versi del poeta Ignazio Buttitta: “Matri chi mannati li figghi a la surfara iu vi dumannu picchì a li vostri figghi ci faciti l’occhi si nun ponnu vidiri lu jornu?….Facitili di surfaru li figghi”.

L’intervento del presidente del Circolo Zolfatai Angelo Messana

Il luogo di cui parliamo è lo storico Circolo degli Zolfatai e Salinari di Racalmuto che ieri ha ospitato la presentazione del libro di Serafina Ignoto “L’Isola ribelle”, edito da Navarra, prefazione di Giuseppe Provenzano”. 

Quel buio non è solo fisico, è il buio dell’indifferenza, della mancata giustizia, e il libro “L’Isola ribelle” restituisce voce e senso al lavoro durissimo dei minatori e assume un valore che va oltre la cultura. È un gesto di riparazione morale, un atto di rispetto verso chi ha conosciuto la fatica estrema, il rischio quotidiano, la perdita dell’infanzia e spesso della vita stessa.

L’autrice ne ha parlato con Pippo Di Falco, presidente di Casa Sciascia, e con lo scrittore Salvatore Picone. Nel corso dell’incontro molto apprezzati i canti e cunti della Sicilia che resiste di Piera Lo Leggio e le letture di Ignazio Marchese.

Un momento dell’incontro (foto: Pietro Tulumello)

Mai, a memoria d’uomo, il Circolo degli Zolfatai e dei Salinari di Racalmuto era stato onorato in modo così pieno in occasione della presentazione di un libro che racconta le vicende di un lavoro che non solo la storia, ma la stessa letteratura ha definito infame. Non una semplice cerimonia di presentazione, quella di ieri, ma un riconoscimento autentico a una comunità di uomini e di storie troppo a lungo rimaste ai margini.

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