È il segno di una comunità che non vuole morire e, principalmente, non vuole dimenticare

Il Circolo Unione di Racalmuto si appresta a compiere i 190 anni di storia. Stiamo parlando di un luogo dal quale lo scrittore Leonardo Sciascia attinse molti spunti, e non solo nella trascrizione letteraria di alcuni dei soci. Nel corso dei “secoli”, il Circolo è stato certamente un luogo di ritrovo della compostezza borghese del paese, di rigore formale e di rispetto delle convenzioni. Perché no, anche luogo selettivo, di non ammissione di nuovi soci.
In un paese come Racalmuto, l’irriverenza ha certamente rappresentato un valore fondamentale, non semplice provocazione, ma come esercizio critico di libertà. Perchè dunque non ragionare concretamente di questi 190 anni, in questo clima, in questo ricordo fatto di confronto acceso, di ironia pungente e di libertà di pensiero. Probabili concause che fecero allungare lo sguardo allo scrittore Leonardo Sciascia, socio del Circolo. Lo spirito critico, irriverente racalmutese, che ha segnato profondamente quella sua passione per l’eresia.
Dunque a pochi passi dal traguardo dei 190 anni, il Circolo Unione di Racalmuto continua ad essere molto più di un luogo fisico: è sicilitudine, è il segno di una comunità che non vuole morire e, principalmente, non vuole dimenticare. È un luogo in cui non si ritrovano solo soci, ma sostenitori. Cittadini desiderosi di custodire la propria storia attraverso la quale cercare di continuare ad esistere.
Il suo presidente, Salvatore Picone, non si limita ad osservare, ma ha come assunto simbolicamente le chiavi di alcuni luoghi, facendosene garante, oltre il tempo e le mode. La sua è una presenza importante per la nostra comunità; non è una centralità concessa, ma conquistata.

In un’epoca in cui la meritocrazia è spesso evocata e raramente praticata, Picone rappresenta l’esempio concreto di come l’impegno, la competenza e la dedizione, mischiate con l’amore, possano tradursi in autorevolezza autentica. La parola scritta, nelle sue mani, non è mai fine a se stessa: diventa così strumento di memoria, di identità, di presenza, di resistenza culturale.
Fondamentale, in questo percorso, è stata l’eredità morale e intellettuale trasmessa dal Professore Salvatore Restivo. Esempio fulgido, talvolta dimenticato, di come si può sostenere culturalmente una comunità che si ama.


