Una scrittrice, Elvira Mancuso, vittima, purtroppo, di damnatio memoriae

Era nata a Caltanissetta il 15 dicembre del 1867 in seno ad una famiglia dell’alta borghesia. Una scrittrice, Elvira Mancuso, vittima, purtroppo, di damnatio memoriae. Probabilmente si è reputato sconveniente tramandare la sua disobbedienza che squarciò il velo ipocrita e perbenista del tempo in cui visse.
Può essere definita una femminista ante litteram che non si lasciò intimidire dal clima e dai pregiudizi misogini dell’epoca che opprimevano e svilivano la condizione femminile. Lei stessa scrisse: “La condizione della donna è ancor vicina a quella della serva”.
Non volle mai essere una “buona donnina borghese”. Voleva essere riconosciuta donna con il sacrosanto diritto “di discutere con gli uomini su certi argomenti che non avevano proprio nulla a che fare col governo domestico, col bucato e con simili soggetti”
Il suo primo racconto, “Storia vera” risale al 1889, in seguito pubblicò, con pseudonimi maschili o pseudonimi femminili spagnoleggianti, alcune novelle sulla rivista femminile “Cordelia”
Aveva conseguito presso la Regia Università di Palermo il diploma di Professoressa di Lettere e fra ottanta concorrenti all’insegnamento dell’Italiano nelle scuole tecniche, si classificò al sesto posto. Per tutta la vita, si dedicò con zelo alla docenza, prima a Piazza Armerina e poi a Caltanissetta, rifiutando il matrimonio che considerava un ostacolo alla sua crescita culturale ed intellettuale. Di notevole interesse è il pamphlet Sulla condizione della donna borghese in Sicilia dai toni a volte provocatori a volte sarcastici che si chiude così: “…. Spetta a noi insegnanti di svegliare nel vergine animo delle nostre amate alunne quell’alto senso di dignità e giustizia che creerà…delle vere donne, signore di sé stesse, renitenti a divenire il cane domestico di un qualsiasi padrone”
Il suo primo e unico romanzo, in parte autobiografico, Vecchia storia…inverosimile, vide la luce nel 1906 e già in quell’anno ne La Sicilie illustree, Elvira Mancuso era stata definita “donna di forte tempra e di grande resistenza”.
Il libro narra la storia di Annuzza, una ragazza che aspirava a diventare maestra. Vengono descritti tutti gli ostacoli che dovette affrontare per potere acquisire un’istruzione che le permettesse di raggiungere il suo obiettivo. Il romanzo, ambientato nel 1880 a Pietraperzia, è un testo fondamentale per comprendere meglio la letteratura siciliana di quell’epoca. L’opera fu accolta tiepidamente dalla critica e dopo una recensione di Capuana fu dimenticata. Fortunatamente, nel 1990, è stata recuperata dalla casa editrice Sellerio dopo una lunga sollecitazione di Italo Calvino e di Leonardo Sciascia. Attualmente, grazie ad un lavoro di” riscoperta” di questa autrice, effettuato da accademie nazionali e internazionali, il testo è stato tradotto anche in inglese e spagnolo.
Tra le pagine affiora nitidamente l’analisi del desiderio di emancipazione di Annuzza che era anche il desiderio di tante donne di quei tempi obbligate a subire coercizioni e mortificazioni. La ribellione a quegli scellerati retaggi per affermare la propria dimensione e dignità professionale costerà cara alla protagonista ma la renderà antesignana di quasi cinquant’anni del Movimento femminista che reclamava i diritti negati.
Elvira Mancuso non aderì mai ad alcun partito o movimento politico ma, con i suoi scritti e con la sua stessa testimonianza di vita, fece politica: la politica della rivolta delle donne contro la società che le voleva relegate nell’ignoranza e nell’isolamento culturale e le degnava di minima considerazione solo se diventavano mogli o madri.
Quando andò in pensione nel 1935 scrisse anticipatamente il suo necrologio: “Maestra di sé stessa percorse a piè fermo il campo del sapere”. Chi la conobbe riferiva che spesso camminava per le strade solitarie della sua cittadina con un borsone di pelle colmo di libri, quei volumi che per tutta la vita furono gli alleati della sua libertà.
Morì a Caltanissetta, nel suo ritiro presso il Convento delle Clarisse, l’undici febbraio del 1958, a novantuno anni.


