Lorenzo Reina ha trasformato una sperduta collina, nel cuore della Sicilia, in un luogo di incontri, di cultura, di pace. Semplicemente credendoci, con la passione nelle idee e la fede che il futuro lo possiamo cambiare col nostro lavoro.

E già passato un altro anno, anche se sono solo pochi giorni che Lorenzo ci ha lasciato, era il 27 dicembre scorso. Continuo a pensarlo e a ricordarne gli incontri, le giornate insieme, gli amici, le feste alla fattoria, l’affetto di Angela, la moglie, la gioia di Libero e di Cristian, i figli.
Ma Lorenzo non è scomparso, Lorenzo c’è ancora. Tutto parla di lui, la sua terra, le sue pietre.

Ha trasformato una sperduta collina, nel cuore della Sicilia, in un luogo di incontri, di cultura, di pace. Semplicemente credendoci, con la passione nelle idee e la fede che il futuro lo possiamo cambiare col nostro lavoro.
Me lo ricordano i suoi figli, solo guardandoli lavorare con entusiasmo ai loro progetti, la musica, l’immagine e l’utopia paterna di Andromeda. Un luogo diventato magico specie in certe sere d’estate quando sulla costa si boccheggia per il caldo e l’afa, nella campagna di Lorenzo si resta estasiati tra le stelle del cielo, nitidissime, e le sue stelle di pietra del teatro di Andromeda.

Ogni tanto arriva l’eco del raglio di uno dei suoi amatissimi asini che vaga nella collina di fronte il teatro, libero di pascolare con gli altri animali della fattoria. Mi viene in mente un nome, Pascià, perché tutti gli oltre ottanta asini hanno un nome.

Ricordo un piccolo aneddoto avvenuto a Favignana, nel 2014, per la collettiva d’arte Artisti di Sicilia voluta da Vittorio Sgarbi, Lorenzo che mi offriva pane e ciliegie per colazione, raccolte nella sua campagna di Santo Stefano Quisquina e portate fino sull’isola. E poi l’omaggio al fotografo Arturo Patten con la bella mostra sugli scrittori siciliani curata dalla nostra amica Edith de la Héronnière, venuta direttamente da Parigi.

Questo è Lorenzo Reina. E prendendo a prestito le parole di Alberto Moravia per ricordare Pasolini, affermo che Lorenzo era un poeta, e di poeti ne nascono solo due o tre in un secolo.


