Enzo Argento, poeta e performer, manteneva poeticamente e fieramente viva la sua lingua natia

Enzo Argento, poeta, performer, uomo di cultura, insegnante di Lettere vincitore di un’infinità di premi, amava scrivere, amava comporre in siciliano, amava declamare le sue creazioni recuperando e dando nuova vita a parole che per altri erano ormai desuete, morte, sepolte dall’oblio, sconosciute dentro un sistema lingua ormai fortemente condizionato dalla diffusione e uso dell’italiano e da uno schiacciante processo di colpevole mortificazione dei parlanti in siciliano.
E sta qui uno dei suoi grandi meriti. Mantenere poeticamente e fieramente viva la sua lingua natia, quella dei suoi padri, quella dei suoi nonni, dal centro della sua terra natia e di ispirazione, Raffadali, scrivendo di tanti temi legati alla campagna, al lavoro dei contadini, ai frutti delle loro fatiche, ai rapporti umani, alla sincerità della vita di paese, alle emozioni della quotidianità, all’amore della sua famiglia, alle radici delle emozioni umane.
Una fortissima esigenza dell’anima e un bisogno continuo di dare forma e fermare su carta in un verso lirico un brivido: “Un pensiero che sgorga all’improvviso, un’immagine che mi insegue, una sensazione di gioia o di malinconia… ed eccomi chino sul foglio bianco a cercare di imprigionare uno stato d’animo. Se non lo faccio sto male. E devo farlo subito, per non lasciare che la parola perda la sua forza e che i sentimenti sbiadiscano” ha detto Enzo Argento in una conversazione con lo scrittore Alfonso Gueli pubblicata nella raccolta poetica Centu coccia di pinzera.
Un maestro del verso, un sensibile cantore della Sicilia e della vita rumorosa e sincera degli antichi e popolosi quartieri, attingendo alla migliore tradizione della poesia popolare, che ha fatto sua e andando oltre con uno stile personale inconfondibile in un luogo, Raffadali, che ha acceso la fiamma artistica a diversi fior di poeti, scrittori, drammaturghi e operatori culturali come Giuseppe Serroy, Salvatore Di Benedetto, Salvatore Maragliano, Mimmo Galletto, Alfonso Gueli, Enzo Alessi.
A Raffadali Enzo Argento è nato nel 1946 e alla cara Raffadali ha lasciato il suo ultimo respiro sul finire del 2025, dopo una vita trascorsa a scuola da insegnante (era laureato in Lettere) e diverse pubblicazioni: nel 1990 Pensieri graffiati con una raccolta di liriche in italiano, nel 1999 Radichi di paisi in lingua siciliana, così come in siciliano i successivi Centu coccia di pinzera (2013) e Vampati d’amuri nel 2025.
Quanti concorsi ha vinto e quanti eventi lo hanno visto in prima fila, sempre a intervenire con il suo apprezzato contributo poetico, da artista della parola. Gli piaceva, lo esaltava musicare il suo verso con la sua voce, che usciva e si appropriava pure del suono del suo vistoso e inseparabile pizzo. La sua diventava come una performance poetica, come oggi in quella che con un inglesismo viene denominata poetry slam che attira sempre più giovani. E lui si sentiva giovane, ritornava bambino a giocare nel cuore del suo paese, comporre e recitare poesie. Ci provava gusto e lo viveva pure come un dono, come un darsi: “Quando mi accorgo di avere scritto una poesia che rispecchia il mio stato d’animo, mi sento felice… e felice di trasmetterla agli altri” ha confidato ad Alfonso Gueli. “Spesso leggo o recito i miei versi agli amici, e se sui loro volti scorgo l’ombra di una emozione… ecco, mi sento rinascere. Sono momenti struggenti, che valgono molto di più dei premi e dei riconoscimenti”.
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