È il treno storico immaginato da Marco Savatteri. Non parte solo dalla stazione di Agrigento, ma da una bellissima visione

C’è un treno che non parte solo dalla stazione di Agrigento, ma da una bellissima visione. È il treno storico immaginato, e in qualche modo sognato ad occhi aperti, per Agrigento Capitale, dal vulcanico regista Marco Savatteri.
Un viaggio immersivo che attraversa la Valle dei Templi come se fosse una pellicola in movimento; storie con asole e bottoni. Punti cuciti su antiche rotaie, percorsi in marcia da un lucido filo di sana follia artistica. Non è un semplice convoglio d’epoca, è una novella ferroviaria che prende forma dal primo fischio. Dal comando di partenza dato dal regista che, fornito di paletta e cappello da capo stazione, fischia chiamando a raccolta memorie, voci e fantasmi gentili della Sicilia più profonda, partendo con Luigi Pirandello.

I vagoni diventano così capitoli, i finestrini cornici narrative. Fuori scorrono i templi, immobili e solenni; dentro, invece, tutto si muove: parole, musica, ricordi. Savatteri, alla fine, lega i fili del racconto sulla via dello zolfo, con l’arte antica del poeta Ignazio Buttitta, che diventa con la voce di “Pirandello”, drammaturgia viaggiante. Il treno passa idealmente si ferma anche a Regalpetra, la terra di Leonardo Sciascia; con un suo racconto accaduto nella stazione di Racalmuto.

E poi c’è la memoria che canta. Quella di Lina Termini, la cantante agrigentina, figlia di un ferroviere, che incantò dalla radio con la canzone “Ma l’amore no”. La sua voce, o ciò che ne resta nell’immaginario collettivo, sembra salire dai binari, mescolarsi al rumore metallico delle ruote, restituendo dignità poetica ad una storia dimenticata, che diventa storia di tutti.
Il treno, qui, non è solo mezzo di trasporto, è eredità, destino, possibilità. Senza voler gettare il bambino con l’acqua sporca, questo viaggio è certamente una delle manifestazioni più riuscite, e forse più autentiche, nella discussa Agrigento Capitale Italiana della Cultura. Perché non impone un evento, ma costruisce un’esperienza; non consuma il territorio, lo trasporta. È un’operazione che unisce visione artistica e radicamento, capace di parlare ai cittadi passeggeri.

Un evento che meriterebbe di essere istituzionalizzato, trasformato in appuntamento stabile, certi di smuovere la curiosità dei tanti turisti ospiti della città della Valle. Perché salire su questo treno significa fare un viaggio dentro Agrigento, nelle sue pietre, nelle sue voci, nelle sue storie. E scendere, alla fine, con la sensazione rara di essere arrivati molto lontano.

Le ultime carrozze in partenza sono previste per il 21dicembre. Treno pieno anche questa volta, ancora sold-out, ancora un bel viaggio per Marco Savatteri e la sua magnifica compagnia.


