Fondato a Racalmuto nel 1980

La società come mezzo

Lo sfaldamento dei legami sociali in rapporto a istituzioni come la scuola e la sanità è piuttosto evidente

Alfonso Maurizio Iacono

Lo stato di disagio e di confusione in cui ci troviamo nel bel mezzo dello sfaldamento dei legami sociali in rapporto a istituzioni come la scuola e la sanità è piuttosto evidente. Il modello aziendalistico abbracciato ormai da tutti sta creando solo danni. L’ossessione per i risultati di ogni azienda-scuola o di ogni azienda-sanità in un clima deplorevolmente concorrenziale spinto verso il basso, ha fatto spostare l’attenzione degli operatori e delle famiglie dal valore effettivo della formazione e della cura all’ansia egoistica (l’egoismo non è solo individuale, può essere anche collettivo) di una gara insensata tra scuole e tra aziende ospedaliere che spinge sempre di più verso le diseguaglianze e il quasi totale disinteresse nei confronti delle persone, siano esse gli insegnanti con il loro ruolo, gli alunni e con la loro identità, gli operatori sanitari con la loro disponibilità umana, i pazienti con le loro insicurezze. Nelle scuole si è spezzato il legame tra genitori e insegnanti, negli ospedali il lato umano nella sofferenza scompare di fronte ai protocolli. Il diritto si sostituisce alla fiducia ed è diventato il distorto baluardo per individui che annaspano nella solitudine. Oggi l’aziendalismo è un vero delirio ideologico. I lavoratori, si dice, sono imprenditori di sé stessi, così costano meno alle aziende e possono essere meglio sfruttati; le scuole, le università e gli ospedali invece di pensare alle loro rispettive missioni, affogano penosamente nell’ansia generalizzata della competition, versione metropolitana e neoliberista della giungla. Il bene comune è preda dei privati e l’ambiente è in pericolo. Inoltre, siamo connessi e isolati. Le comunità virtuali che ci legano al mondo in modo attraente e vertiginoso crescono però a scapito dei legami sociali e delle comunità reali e territoriali. Siamo tutti qui e altrove simultaneamente, ma non troviamo più il tempo per stare con noi stessi e con gli altri. La connessione globale convive con la solitudine e la depressione. E con l’egoismo.

Il neoliberismo è la versione ottimisticamente delirante dell’individualismo e dell’egoismo che in realtà, nonostante le apparenze, non ha molto a che fare con la famosa visione dell’individuo del padre dell’economia politica Adam Smith. Quest’ultimo non era poi così ottimista. Riguardo alle relazioni sociali, lettore e ammiratore del Discorso sull’origine della diseguaglianza di Rousseau, conosceva bene le condizioni di sfruttamento degli operai delle manifatture inglesi. Egli arrivò a dire che la condizione di vita e di lavoro dei cosiddetti Indiani d’America era migliore di questi operai, ma ciò che rendeva preferibile la società capitalistica era la sua capacità di produrre una maggiore abbondanza di beni, di cose, di merci. E tuttavia quando egli parla del rapporto tra egoismo individuale e relazioni sociali offre uno scenario che non è poi così ottimista. L’egoismo è, secondo lui, necessario a causa del fatto che, nella società capitalistica, ogni individuo è dipendente dagli altri e proprio per questo ciascuno deve operare per far sì che possa avere qualcosa da scambiare con gli altri. L’individuo di Adam Smith sta in mezzo agli altri uomini, dai quali dipende: “In una società incivilita egli ha bisogno in ogni momento della cooperazione e dell’assistenza di moltissima gente, mentre tutta la vita gli basta appena per assicurarsi l’amicizia di poche persone. In quasi tutte le altre razze animali l’individuo giunto a maturità è del tutto indipendente, e nel suo stato naturale non ha bisogno dell’assistenza di altre creature viventi. L’uomo ha invece quasi sempre bisogno dell’aiuto dei suoi simili e lo aspetterebbe invano dalla sola benevolenza; avrà molta probabilità di ottenerlo volgendo a suo favore l’egoismo altrui e dimostrando il vantaggio che gli altri otterrebbero facendo ciò che egli chiede”1. E’ un rapporto di reciproca utilità tra esseri egoisti. La società non deve reggersi sull’amore, sulla solidarietà, sulle comunità, ma sull’egoismo individuale. E se qualcuno non ce la fa, perché è vecchio o malato o disabile e comunque incapace di offrire qualcosa agli altri in modo da ricevere qualcos’altro da loro, insomma non ha abbastanza soldi, potrà forse essere aiutato da azioni private e da gesti volontari. Con il neoliberismo questo che era una constatazione realistica ma non entusiastica di Adam Smith si è trasformata nel delirio ottimistico verso la privatizzazione selvaggia, l’arricchimento dei pochi e l’impoverimento dei molti. Si è realizzata così l’idea, oggi più o meno condivisa da tutti (anche da coloro che lo negano) di una società come mezzo per i fini privati degli individui e a tale idea hanno dato il nome di libertà.

L’individuo egoista di Adam Smith, che vive isolato in mezzo ai suoi simili, che ha bisogno della loro cooperazione, ma non deve aspettarsi nulla dalla loro solidarietà, sarebbe il risultato antropologico e sociale della tendenza a trafficare, a barattare, a scambiare. “Senza la disposizione a trafficare, barattare e scambiare, – osserva Adam Smith – ogni uomo avrebbe dovuto procurarsi da solo tutte le cose necessarie e comode della vita di cui ha bisogno; tutti avrebbero avuto le stesse funzioni da svolgere e lo stesso lavoro da fare e non sarebbe stata possibile la varietà di occupazioni che sola dà origine alle differenze di talenti”2.

Isolamento, egoismo, cooperazione senza solidarietà, strategia del trasformare a proprio vantaggio l’egoismo e l’interesse altrui, razionalità utilitaria: queste le caratteristiche dell’ immagine dell’uomo economico di Adam Smith che oggi vengono riproposte come basi educative nella figura dell’uomo imprenditore di sé stesso o nell’ambizione del successo come realizzazione del proprio egoismo in quanto motore trainante per tutti gli altri egoisti. “Un milione di posti di lavoro” diceva Berlusconi. Ci si poteva sorridere o indignare, ma dietro questa battuta vi era l’idea secondo cui un imprenditore di successo, grazie alla propria intraprendenza e al proprio egoismo, ha un effetto di trascinamento per gli interessi egoistici di tutti gli altri. In realtà ci hanno creduto tutti, a destra come a sinistra, e siamo qui ad aspettare la privatizzazione dell’aria dopo quella dell’acqua o del cielo (vedi i satelliti di Musk). Come ebbe a dire Rousseau: “ il primo che, recintato un terreno, disse questo è mio e trovò qualcuno così stupido da credergli, fu il vero fondatore della società civile”.

Del resto, si sa, il mondo è fatto di creduloni.

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NOTE

  1. A.Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, Libro I, cap.II, Milano, ISEDI, 1973,p.18.
  2.  Ivi, pp. 19-20

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Prof. Alfonso Maurizio Iacono
Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Università di Pisa

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Da Passione E Linguaggi

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