Fondato a Racalmuto nel 1980

Sciascia, Nino De Vita e la resistenza della memoria

IL LIBRO Il poeta marsalese ricorda i vent’anni di amicizia con lo scrittore di Racalmuto. 

Nino De Vita fotografato da Angelo Pitrone

Nino De Vita è poeta appartato. Ama sempre starsene nella sua casa di Cutusìo. L’aria che respira sa di campagna e mare e ha il sapore del sale. Il sale delle saline candide, come le parole dei suoi libri che restituiscono sempre e più memoria.

Nino De Vita è fedele alla sua terra e alla sua lingua. Le cose che scrive rendono armoniosa la coscienza personale e collettiva. Ma il suo ultimo libro è cosa un tantino diversa. Noi ci ricorderemo, da poco pubblicato da “Le Lettere”, offre un’intensità alta: è un’opera sulla memoria, certamente. Ma soprattutto un’opera di luce e di lutto e sulla continuità invisibile degli affetti. E sì, perché il libro è interamente dedicato ai vent’anni di amicizia con un uomo e uno scrittore che tutti continuano a celebrare, spesso anche con molta retorica. Perché pochi sono ormai coloro che obbediscono alla propria coscienza come ha fatto Leonardo Sciascia morto il 20 novembre di trentasei anni fa.

Quante cose sono cambiate da allora? Tante, tantissime. Eppure restano ancora, in quei pochi testimoni di quel mondo ormai quasi del tutto scomparso, i ricordi. Come quelli affidati da De Vita a queste pagine introdotte dal critico Massimo Onofri recentemente tornato a Racalmuto proprio per presentare questo libro di centosessanta pagine intense.

La copertina del libro “Noi ci ricorderemo”

Noi ci ricorderemo è un richiamo al passato. Ma è soprattutto una dichiarazione di responsabilità, quasi un patto tra i vivi e i morti. Quel noi nel titolo non esclude nessuno, anzi. Ci coinvolge tutti. Un invito a fare una specie di resistenza alla cancellazione della memoria, in un mondo di smemoratezza in cui tutto corre veloce, le immagini si cancellano con un click e ci si rassegna facilmente a qualsiasi cosa. Lo stesso Sciascia ci aveva avvertito, in quelle pagine illuminanti de Il cavaliere e la morte dedicate ai ragazzini «così graziosi, tanto meglio nutriti che un tempo… forse più intelligenti e certamente, di tutto, molto più informati; ma ne aveva grande apprensione e compassione. Ci saranno, pensava, nel 1999, nel 2009, nel 2019: e che cosa il susseguirsi di questi decenni avrebbe portato loro? …Erano ancora capaci di gioia, di fantasia: ma li aspettava una scuola senza gioia e senza fantasia, la televisione, il computer, l’automobile da casa a scuola e da scuola a casa, il cibo ricco ma dall’indifferenziato sapore di carta assorbente. Non più, nella memoria, la tavola pitagorica, “La donzelletta vien dalla campagna…” … La memoria era da abolire, la Memoria».

Nino De Vita accarezza i suoi ricordi, li recupera da appunti di diario e li condivide, consegnandoli soprattutto ai più giovani. Salvando la memoria di dettagli minimi che diventano, con Sciascia, universali. Giornate di mezzo secolo fa, luoghi e persone che non ci sono più, diventano protagonisti di questi racconti che aggiungono molto alle biografie fin’ora dedicate al maestro di Regalpetra. Alternando l’Italiano alla parlata della campagna di Marsala, che ormai nessuno più utilizza. Ecco un altro gioco dentro questo particolare gioco di specchi. Non è folklore, si badi bene. È anche questo un modo per rafforzare quel senso di radicamento a quel mondo affettivo che vive in un luogo ben preciso chiamato Sicilia. È qui che si svolge questa “commedia siciliana” intrisa di felicità e amarezze, amici e nemici, incontri e scontri, buon cibo e passeggiate.

Ritratto di Leonardo Sciascia, di Andrea Vizzini, conservato a CasaSciascia

Come quella giornata dell’estate del 1986, a Chiaramonte Gulfi:

Sciascia s’arricampau

cu ‘a signura Maria

E vinni Dinu

Bufalinu, ri Comisu. Bbastianu

Addamu cu Maria

Attanasiu. Fernandu

Scianna, ri ddà, ru friddu

ri Milanu, Pippinu

Liuni ri Rrausa,

cu Rrosa.

E vvinni Pieru

Gucciuni ru paisi

ri Scicli.

Vinni Aitanu

Tranchinu ri l’Ortiggia.

Àiddu e Nina, ra Nuci.

E Natali Tedescu,

cu Mimì, ri na Villa

ri Mostri.

E vvìnni eu

cu Ggiuvanna, ri cca, ri Cutusìu.

Vìnniru a Chiaramunti

pi sèntiri, pi ddiri

ri Serafinu Amabili Guastella…

Il resto è nelle pagine del libro di Nino De Vita che ci ricorda che l’uomo Sciascia non era per niente diverso dallo scrittore. Che il suo sguardo lucido e intelligente guardava ben oltre l’orizzonte. Uno scrittore, anzi un uomo, che scelse di stare dall’altra parte, andarsene da un’assemblea pubblica per non rischiare di sedersi accanto ad un politico come Salvo Lima. Che continuò a starsene, in definitiva, dalla parte degli infedeli ed eretici come l’amato fra Diego.

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