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“Agrigento di carta”

Esce il prossimo 28 novembre il nuovo libro di Salvatore Ferlita. Ne parliamo con l’autore

Salvatore Ferlita. Foto di Angelo Pitrone

Il 28 novembre esce, edito da Il Palindromo, “Agrigento di Carta”, il nuovo libro dello scrittore e critico letterario di Repubblica Salvatore Ferlita. Un viaggio culturale assai raffinato nella provincia agrigentina con gli scrittori che hanno fatto conoscere la Sicilia nel mondo. Ne parliamo con l’autore.

Quali sono i libri già pubblicati sulle città di carta, oltre Palermo, Catania, Trieste, Bologna, Genova, Torino, Milano?

“Ci sono anche i volumi su Venezia, la provincia di Ragusa, Sardegna in quanto regione, l’edizione aggiornata di Roma. Insomma, il cantiere è aperto e il lavoro va avanti. Dopo Agrigento sarà la volta di Ferrara, città letteraria dal fascino prepotente”

Dopo Agrigento capitale e Agrigento intima di Angelo Pitrone, cosa rimane negli occhi, nel cuore e nei ricordi dei siciliani?

“Chi ha avuto modo di sfogliare il libro di Angelo Pitrone, oggi tra i migliori fotografi in circolazione, sarà stato folgorato dalla bellezza struggente della città, dalla sua patina misteriosa e decadente, che solo l’occhio di Pitrone riesce a intercettare restituendole sulla pagina con grande maestria. Agrigento capitale meriterebbe un saggio a parte, uno studio sociologico e antropologico. Rischiano di rimanere, nei ricordi, le défaillance, molte purtroppo. Ma Agrigento è capitale della cultura a prescindere dalle circostanze o dagli eventi: il problema vero è che in tanti, ad Agrigento, non hanno coscienza di tutto questo. Vivono in una condizione di inerzia immemore, col rischio che la distrazione, la sciatteria abbiano la meglio sul resto”.

Agrigento ha  avuto grandi scrittori come Pirandello, Russello, Camilleri, Sciascia, ma è rimasta sempre la stessa, non ha mai  avuto il coraggio di guardarsi allo specchio?

“Agrigento è una provincia assai strana ed è il risultato di una serie di sommovimenti ideologici, antropologici, politici mi verrebbe da dire soprattutto oggi. Ha un primato assoluto, quello letterario. Sciascia, scrittore di grandezza europea, ancora schiacciato dal localismo, da un certo sciovinismo dello sguardo; ma pure quello di Alessio Di Giovanni, poeta portentoso), che non è bastato però per eccellere, per torreggiare. Sono sotto gli occhi di tutti le disfunzioni, i ritardi, le disattenzioni colpevoli: ma la letteratura del territorio rimane un serbatoio di miti, parabole, apologhi, narrazioni che non si esauriscono e che fungono da specchio deformante”

La mia sensazione è che gli agrigentini leggano poco e quelli della provincia ancora meno. Chi non legge è  tagliato fuori, come  il giocatore che non ha le carte per partecipare alla partita della sua vita…

“E’ probabile che si legga poco, ma secondo me si fa pure poco per incrementare il numero di lettori; da questo punto di vista non vedo azioni incisive, strategie coinvolgenti. Rimane la scuola, che però è sempre più in ostaggio delle circolari ministeriali, sempre più in balia di una deriva burocratica che svilisce l’insegnamento e abbrutisce gli insegnanti. Per non dire degli studenti, vittime sacrificali…”. 

Cosa troverà il lettore su Agrigento di carta?

“Spero che trovi quello che non cerca, cioè spero che possa rimanere spiazzato per le scelte fatte e per il taglio che ho dato. Mi auguro che il libro possa fungere da grimaldello, da bussola straniante: per fare, ad esempio, una riflessione sull’importanza del paesaggio, sui guasti che ad esso sono stati arrecati. Ovviamente nel mio libro ci sono i mostri sacri, ma ho provato a mappare anche i sommersi e gli scrittori contemporanei (pochissimi gli agrigentini): ne è venuto fuori, tra l’altro, un libro “politico”, cosa che mi ha sorpreso, constatando che il romanzo verità sulla città dei templi l’ha scritto uno che agrigentino non è, cioè Sergio Campailla. Di origini siciliane ma formatosi nel lontano Nord, Campailla nel “Paradiso terrestre” ha fotografato non solo l’Agrigento degli anni Ottanta, ma ha immortalato anche quella di là da venire che è l’Agrigento di oggi, purtroppo”.  

Quando Agrigento diventerà una città da vivere?

“Quando la politica metterà al primo posto i cittadini. E quando i cittadini si comporteranno da cittadini appunto, non da sudditi”. 

Quali sono i tuoi progetti dopo questo libro?

“Dopo questo libro mi son messo subito a lavoro su un numero speciale della rivista Kalòs dedicato ad Andrea Camilleri, che uscirà ai primi di dicembre: un omaggio a un grande narratore. Insomma, son rimasto con le mani in pasta… Per il futuro prossimo venturo non so, mi piacerebbe scrivere un volumetto sui guasti procurati dalla scuola, sulla censura che si abbatte come una mannaia se pensiamo agli scrittori e alle opere che facciamo leggere ai nostri ragazzi (la manualistica è una “palude definitiva”, per scomodare Manganelli), sul conformismo da scongiurare in aula. La classe scolastica, da comunità ermeneutica, sempre più rischia di trasformarsi in gattabuia, in prigione asfissiante”.

Il volume contiene in allegato la mappa letteraria della provincia di Agrigento con l’indicazione dei luoghi chiave delle opere passate in rassegna.

 

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