Il nuovo libro fotografico di Gianfranco Jannuzzo “un bel modo di viaggiare e di conoscere intimamente persone comuni o personaggi famosi”. La recensione di Salvatore Indelicato

Oggi sono tanti i modi per andare in giro a visitare luoghi e conoscere gente nuova. C’è chi usa l’aereo, il treno, l’automobile, la moto, la bicicletta o financo a piedi; ogni mezzo è valido pur di viaggiare ed evadere dalla monotonia di tutti i giorni.
Io ne ho scelto uno che mi permette di stare comodamente seduto in poltrona e girare per l’Italia. Sfogliare il nuovo libro di Gianfranco Jannuzzo “Italia Amore Mio” – Battello Stampatore 2025 – è sicuramente un bel modo di viaggiare e di conoscere intimamente persone comuni o personaggi famosi, visti da un punto privilegiato: l’occhio, il cuore e l’obiettivo fotografico di Jannuzzo.
Già con il suo primo libro fotografico “Gente Mia” – Medinova 2021, Gianfranco ci aveva dato un saggio della sua abilità di grande fotografo, facendoci conoscere l’anima della sua “Girgenti”, la moderna Agrigento, girando tra vicoli e cortili e imprimendo sulla pellicola quanto di più bello essa potesse offrire, soprattutto la sua gente, i loro volti, la loro vita quotidiana, riscuotendo un notevole successo nazionale, nonostante l’opera riguardasse una città dell’estremo sud. Ognuno può, infatti, riconoscersi nei giuochi di un gruppo di bambini, negli anziani seduti davanti ad un bar, nella folla devota durante una processione. Tutto questo nelle splendide immagini in b/n raccolte in questo libro.

Jannuzzo lo conosciamo come attore ormai affermato in Teatro, Cinema e TV, la cui bravura gli consente di spaziare dai ruoli brillanti a quelli drammatici con estrema facilità, provenendo dalla scuola di quel mostro sacro quale fu Gigi Proietti. Con “Italia Amore mio” ci dà la conferma di essere entrato nella sfera dei grandi fotografi, possedendo quella sensibilità necessaria, il colpo d’occhio per catturare istanti di vita che ai più sfuggirebbero.
La passione per la fotografia, come lui stesso ama ripetere, è nata in parallelo a quella per il Teatro, tanto che l’una, si può dire, sia il complemento dell’altra, avendo l’opportunità di potersi spostare in lungo e in largo per lo Stivale grazie, appunto, al Teatro.
La macchina fotografica è sempre con lui, anche dietro le quinte, dove si diverte ad immortalare colleghi, amici e spettatori, diventando, di fatto, uno strumento per scrivere la storia.
Il libro si presenta in una veste grafica elegante e di ottima qualità, con copertina cartonata e carta patinata, edito da “Battello Stampatore”, a cura di Fabrizio Somma e arricchito dagli interventi di Angelo Callipo, Francesca Martinelli, Marisa Ulcigrai, il libro è impreziosito delle foto (rare) dei Maestri Ferdinando Scianna e Gianni Berengo Gardin, nonché di tanti colleghi di Teatro.
Il volume è un eccellente contenitore di umanità, che non fa distinzioni di ceto o appartenenza sociale, l’obiettivo fotografico porta tutti allo stesso livello di interesse o di importanza. Ciò che ammiro personalmente in Gianfranco Jannuzzo.



