La scrittrice insofferente agli schemi borghesi che soffocavano i suoi ideali. Per tutta la vita si schierò dalla parte dei più deboli e lottò a fianco delle vittime dei pregiudizi

Era nata a Francoforte sul Meno il 4 aprile del 1785 da Massimiliana La Roche e dal padre Pietro che aveva origini italiane. Grazie alla nonna Sophie von La Roche, importante scrittrice e pedagogista, crebbe in un ambiente culturale ricco e vivace. Fu infatti l’illustre nonna ad occuparsi della sua istruzione dopo che lei, rimasta orfana, aveva frequentato, per tre anni, la scuola dalle suore Orsoline di Fritzalar.
Durante la giovinezza Bettina Brentano ebbe l’opportunità di viaggiare e di frequentare personaggi illustri del suo tempo. Nel 1811 si sposò con Achim von Armin, uno scrittore tra i maggiori esponenti del Romanticismo tedesco e, cosa rara a quei tempi, il matrimonio non costituì ostacolo alla frequentazione di altri letterati di quel periodo, con cui Bettina instaurava sin da subito un rapporto paritario senza alcun cenno di ossequiosità.
Fu sempre uno spirito libero decisa fermamente a mantenere la propria indipendenza materiale e di pensiero. Non visse mai all’ombra né del marito o di alcun uomo famoso o potente conosciuto. E furono tanti quelli con cui si confrontò esponendo il suo pensiero: da Goethe al re Guglielmo IV. Nel suo entourage spiccavano anche tante donne talentuose, tra cui Catharina Elisabeth Textor, madre di Goethe che, come la stessa Brentano scrisse, era una persona libera da schemi e sovrastrutture che le insegnò il “senso antiautoritario”.
Oltre che scrittrice fu una grande amante della musica e compositrice. Il suo fu definito uno stile anticonvenzionale poiché intrecciava melodie popolari e melodie innovative Fu anche amica di Ludwig van Beethoven con cui intratterrà un corposo carteggio. Tra le sue opere il romanzo epistolare “La Gunderode” dedicato alla scrittrice Karoline von Gunderrode, che si era suicidata perché incapace di sopportare una delusione sentimentale.
Nonostante i suoi molteplici impegni intellettuali diede alla luce ben sette tra figli e figlie. La figlia Ottilie Gisel diventerà a sua volta una famosa scrittrice e, nel 1834, insieme alle sorelle, fondò un club artistico-letterario femminile con l’obiettivo di promuovere il talento delle artiste. Due nipoti di Bettina Brentano diventeranno a loro volta scrittrici: un lungo e prezioso filo ereditario che si srotolò nel tempo.
Fu considerata eccentrica per i suoi tempi e forse per questo la sua memoria è stata offuscata: sprigionava vitalità ed era insofferente agli schemi borghesi che soffocavano i suoi ideali.
Per tutta la vita si schierò dalla parte dei più deboli e lottò a fianco delle vittime dei pregiudizi andando contro i suoi stessi interessi personali e della classe sociale a cui apparteneva. Alcuni suoi scritti, ritenuti troppo rivoluzionari furono addirittura banditi. Nel “Racconto della borsa fortunata” fece opera di sensibilizzazione sul dramma della povertà in cui era costretta a vivere gran parte della popolazione. Morì a Berlino il 20 gennaio del 1859. La sua effige fu stampigliata su francobolli e monete tedesche.


