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“Camilleri da Porto”

Tre giornate di studi, tra tradizione e Sicilia letteraria, hanno inaugurato a Porto Empedocle le celebrazioni per i cento anni dalla nascita del narratore di Vigàta. A ottobre altre iniziative ad Agrigento 

Camilleri da Porto sono  le celebrazioni del centenario da parte dell’Università di Palermo. Tre giorni, dal 2 al 6 settembre, per celebrare i cento anni dalla nascita di Andrea Camilleri nella sua Porto Empedocle/Vigàta, tre serate a tema che hanno aperto un ciclo di intense attività organizzate dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo e dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani, finanziate dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali in accordo con il Fondo Nazionale Camilleri100 e la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Agrigento. Le tre giornate hanno avuto anche il patrocinio del Comune di Porto Empedocle, della Strada degli Scrittori e della Fondazione Ferrovie.

Il coordinamento scientifico è stato curato dalla professoressa Marina Castiglione, che fa parte del Comitato Camilleri100, con il supporto organizzativo della dottoressa Domenica Gullì. 

Nella sala dell’ex magazzino merci della stazione ferroviaria di Porto Empedocle – da poco restaurata e convertita in uno spazio museale grazie ad un filologico recupero da parte di Fondazione Ferrovie – le oltre cento persone presenti per volta hanno ascoltato le relazioni di docenti universitari e ricercatori di vari atenei d’Europa che hanno parlato di traduzione, tradizione e Sicilia letteraria.

La prima delle tre serate è stata dedicata al tema delle traduzioni con le relazioni di Fausto De Michele, dell’Università di Graz, e Alice Flemrovà, dell’Università di Praga, traduttrice in lingua ceca. Tradurre il vigatese è un’operazione difficile, perché non si tratta solo di trasferire i concetti e le trame da un codice all’altro, ma soprattutto di ricreare nella lingua d’arrivo le atmosfere e lo stile, l’impasto linguistico, i continui giochi lessicali e fonetici.

Un vero rompicapo che è stato risolto nei vari paesi in maniera molto diversa. In alcuni casi – per esempio in Germania – hanno operato tre traduttori diversi con scelte indipendenti, per cui il pubblico tedesco si può trovare tra le mani tre libri di Camilleri caratterizzati da tre stili differenti.

I traduttori inglesi hanno rinunciato a ricreare i giochi linguistici limitandosi a una traduzione più concettuale. Le traduzioni in ceco, invece, sono il risultato dell’applicazione di un metodo traduttologico, detto “dinamico”, che ha previsto persino la visita dei luoghi descritti nelle opere.

Andrea Camilleri. Foto di Anelo Pitrone

La seconda serata è stata dedicata al rapporto tra Camilleri e la tradizione letteraria, con le relazioni di Lavinia Spalanca (Unipa) e Rosario Perricone, antropologo e direttore del Museo Internazionale delle Marionette Pasqualino di Palermo. Spalanca ha parlato del Camilleri favolista, capace di rinnovare una tradizione che ci giunge fin dall’oralità, attraverso gli autori classici – Esopo e Fedro su tutti – e l’immancabile Sciascia delle Favole della dittatura. Perricone si è soffermato su alcuni romanzi di Camilleri nei quali la tradizione popolare empedoclina è trasfigurata e resa immortale attraverso la narrazione. La terza serata è stata dedicata al tema della Sicilia, che per Camilleri equivale al microcosmo di Porto Empedocle/Vigàta, ma anche della Montelusa di Pirandello e della Regalpetra di Sciascia.

Ho tracciato con Marina Castiglione una rete fitta di riferimenti testuali soffermandoci di volta in volta sugli aspetti linguistici – in particolare Castiglione ha dedicato un affondo sul vigatese – e stilistici, per i quali sono stati mostrati i rapporti di interscambio testuale con Pirandello e Sciascia, fondamentali per la definizione dello stile camilleriano. Uno spazio è stato riservato ai luoghi e alla toponomastica letteraria, che sarà oggetto di un volume in corso di pubblicazione per il progetto di ricerca di interesse nazionale DATOS (Dizionario atlante dei toponimi orali in Sicilia), dedicato a Porto Empedocle. Una curiosità riguarda anche la scelta dei moderatori, tre dottorandi in Studi Umanistici dell’università di Palermo: Marzia La Barbera, Giuseppe D’Angelo e Ivana Vermiglio. Un format che si è rivelato vincente sotto ogni punto di vista e che, nel confermare la necessità di far riverberare la tradizione degli studi in un continuo passaggio del testimone da una generazione all’altra, ha mostrato anche – per la massiccia partecipazione di pubblico e i tanti interventi durante i dibattiti conclusivi di ciascuna serata – che la società ha bisogno di eventi come questi, con riflessioni autentiche su temi significativi tanto più in un triangolo di terra che ha visto nascere Pirandello, Sciascia e Camilleri.

Le attività camilleriane dell’Università di Palermo proseguiranno sino a fine dicembre con corsi di formazione, orientamento scolastico, lezioni dottorali, premi di ricerca, pubblicazioni e visite didattiche degli studenti del corso magistrale di Italianistica.

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