Per Andrea Camilleri, cento anni dopo / Con i suoi libri la Sicilia è diventata Vigàta. Ci ha insegnato a guardare la nostra terra con occhi diversi e coglierne la bellezza.

Oggi, 6 settembre 2025, ricorre il centesimo anniversario della nascita di Andrea Camilleri, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, figura centrale della letteratura, della cultura e dell’impegno civile del nostro Paese. Camilleri non è stato soltanto il padre del commissario Montalbano, ma anche un intellettuale che ha attraversato il Novecento con passione, lucidità e spirito critico.
Per ricordarlo, “Malgrado tutto” ha scelto un’immagine che più di tante parole racconta il suo legame con Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia, di cui Camilleri fu amico, estimatore.
Nella foto di Angelo Pitrone — scattata la sera del 14 febbraio 2003 — Camilleri è al teatro Regina Margherita, in occasione della riapertura dopo quarant’anni di chiusura. Il volto assorto, lo sguardo pensoso rivolto verso il palcoscenico, quasi a voler trattenere la memoria di un luogo e di un tempo condiviso. E per questo, per aver legato il suo nome al teatro, quell’anno diventò “cittadino onorario” della Regalpetra di Sciascia.
Un legame nato anche e soprattutto nel segno dell’amicizia con Sciascia: due uomini del Sud, due scrittori diversissimi eppure accomunati da una profonda attenzione per la verità, la giustizia, le ambiguità del potere e la forza della parola scritta.
Camilleri scrisse tanto di Sicilia. Come scrivono Salvatore Picone e Gaetano Savatteri nel libro appena uscito In Sicilia con Andrea Camilleri, pubblicato da Perrone editore, basta girarsi intorno e si possono trovare i volti dei suoi personaggi, delle sue storie. Tutta l’isola è diventata Vigàta. E così ci ha insegnato a guardare la nostra terra con occhi diversi, a coglierne la bellezza e la luce del suo spazio geografico.
Nel giorno del suo centenario, vogliamo ricordarlo così: con lo sguardo rivolto alla scena, in quel teatro che per lui — come per tutti noi — è metafora della vita. Un uomo che ha saputo raccontare la Sicilia con ironia e compassione, con passione e rigore, trasformando il dialetto in letteratura, la cronaca in epica, la scrittura in memoria collettiva.


