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Compiti per le vacanze, io non ci ho mai creduto

Intanto il 15 settembre si ritorna a scuola   

Valeria Iannuzzo

Anche la Sicilia, come la maggior parte delle regioni italiane, ha scelto di dare avvio alle lezioni lunedì 15 settembre, allineandosi al calendario che consente di rispettare il monte ore annuale previsto dalla normativa nazionale. Conti alla mano, mancano poco meno di un paio di settimane all’inizio dell’anno scolastico. E mentre i docenti si organizzano per mettere a punto i piani di accoglienza e le attività di avvio delle lezioni, gli studenti iniziano ad avere la strizza, avvertono che il tempo stringe. Questi pochissimi giorni, nevralgici per l’apparato organizzativo scolastico, potrebbero diventare per gli studenti i giorni della disperazione. Sì, disperazione. Almeno per alcuni potrebbe andare così. Non sto alludendo al ritorno a scuola, al suono della prima campanella, all’ansia associata alla fine delle lunghissime vacanze estive. Perché, in linea teorica, il “Go back to school” dovrebbe essere positivamente emozionante.

Riabbracciare i vecchi compagni, fare nuove amicizie, rivedere i propri docenti, iniziare nuovi percorsi scolastici dovrebbero essere esperienze fortemente motivanti. Così, almeno, è stato per chi come me fa parte della generazione X o dei Millenials. L’idea di poter rivedere sul treno il ragazzo che ti faceva battere forte il cuore, o di riassaporare le lunghe camminate che conducevano a scuola insieme ai compagni non aveva uguali. Se poi ci aggiungevi la possibilità di addentare una morbidissima mafaldina con la mortadella il ritorno a scuola assumeva un sapore ancora più invitante.

Zaino, diario e materiale scolastico erano il corredo necessario, a cui avevamo dedicato parte del mese di agosto, prima di fare rientro a scuola. Anche l’abbigliamento, con la scelta di scarpe da ginnastica nuove, jeans e t-shirt, veniva curato per il grande evento. Le settimane che precedevano il primo giorno di scuola erano frenetiche, piene di aspettative, intrise di grandi emozioni.

Niente di simile, o poco di tutto questo, sembrano invece concedersi le nuove generazioni tutte prese in questi giorni, insieme alle loro famiglie, dall’annoso problema dei compiti per le vacanze. Perché chi ha trascorso l’estate come un grillo, cantando e mangiando tutto il giorno, si ritrova adesso con un carico di lavoro non indifferente, e si dispera cercando di recuperare il recuperabile. Interi quaderni operativi da completare per i bambini della scuola primaria, liste di libri da leggere e interi capitoli di storia, geografia, scienze da studiare per gli studenti delle medie e della secondaria.

Tra pianti, urla e crisi, ecco che molte famiglie si mettono all’opera distribuendosi i compiti per consentire ai pargoli di fare bella figura con i docenti. I quaderni operativi vengono completati con il sostegno, a volte anche la vera e propria sostituzione, delle mamme. Chi è più fortunato può affidarli ad un fratello maggiore, visto che per lui sono “babbiate” e ci mette poco tempo. Le mamme leggono romanzi e stilano relazioni. Per i capitoli di storia e geografia e per gli autori di letteratura si cercano sintesi sul web, nella speranza di poter memorizzare tutto nel minor tempo possibile. Alcuni studenti si organizzano come vere e proprie squadre, in cui ciascuno svolge una consegna da condividere a lavoro ultimato sui social, permettendo a ciascun membro del gruppo di fare un copia e incolla in tempo reale. E poi, c’è anche ChatGPT che riesce a risolvere i problemi più spinosi, regalando anche ai più svogliati la presunzione di onnipotenza. L’imperativo, comunque, è per tutti lo stesso: “Presto e subito”.

Solo pochi avranno il coraggio di accettare le conseguenze del proprio comportamento, ovvero non aver fatto nulla o quasi durante le vacanze, e ritornare impreparati a scuola. Non so se questi ultimi siano i migliori o i peggiori. Certo sono i più coerenti. Perché se per un’intera estate sei stato in panciolle, difficilmente in dieci giorni potrai recuperare tutto il lavoro non svolto. Perché lo studio non è riempire sacchi vuoti. Lo studio non è attaccare con la saliva nozioni in testa. Lo studio è riflessione, argomentazione, scoperta. Lo studio è amore, passione, desiderio. Dunque, se anche le vostre famiglie stanno vivendo la disperazione provocata dal mancato svolgimento dei compiti per le vacanze, vi consiglio tre possibili soluzioni.

La prima consiste nel selezionare una quantità di lavoro fattibile, che impegni i vostri figli per non più di due tre ore al giorno. Non puntate sulla quantità, ma sulla qualità. Meno è meglio. La seconda opzione contempla la possibilità di fare tutto in modo veloce, senza perderci tempo, cercando di completare ogni consegna, riempire più pagine possibili, attivando tutte le reti e le strategie di inganno a disposizione, giusto per essere a posto con la coscienza. Ovviamente di tutto questo lavoro non rimarrà nulla. La terza, e questa ve la consiglio caldamente, è di lasciar perdere. Sì, mollare tutto. Perché nella vita bisogna essere coerenti. Se vostro figlio non si è curato di fare nulla, non c’è motivo di stressarsi solo adesso. Perché se c’è un obiettivo, forse il più importante, che ogni studente dovrebbe raggiungere, è quello di diventare autonomo. Ciò vuol dire essere capace di organizzarsi nello studio, programmando il carico di lavoro in un arco temporale preciso, che lasci spazio anche agli imprevisti. E mentre per i bambini della scuola primaria tutto questo dovrebbe avvenire con la supervisione e lo stimolo degli adulti, per quelli più grandi dovrebbe essere un processo autonomo. Se non è andata così, sappiate che avete fallito. Purtuttavia esiste un fallimento peggiore, quello di sostituirsi ai figli nello svolgimento dei compiti per le vacanze, o di lasciare che utilizzino strategie inappropriate per completarli. Pertanto se l’errore non è vostro, perché comunque come genitori avete fatto a tempo dovuto ciò che vi competeva, lasciate che i vostri figli si assumano la responsabilità dei loro errori. È così che cresceranno.

Se invece vogliamo discutere della validità dei compiti per le vacanze, vi dico subito che io non ci ho mai creduto. Se volete veramente che i vostri figli imparino qualcosa durante le vacanze siate voi il loro esempio. Quante volte vi hanno visti con un libro in mano? Quante volte siete entrati in loro compagnia in una libreria. Quante volte avete scelto come meta un museo, una città d’arte, un concerto, un cinema all’aperto. I vostri figli crescono anche attraverso il vostro esempio. Non cresceranno certamente riempiendo pagine di quaderni operativi. Men che meno affidando a chat GPT lo svolgimento dei loro compiti.

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Valeria Iannuzzo, giornalista pubblicista e docente di Inglese Scuola Primaria

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