Vent’anni di “Grotte Info”. Nostra conversazione con il direttore Carmelo Arnone

“Era l’anno 2.000, in rete mancava un luogo virtuale che raccontasse il paese di Grotte. Il futuro si sarebbe sviluppato in quella direzione – pensavo – e Grotte non poteva mancare. Ho iniziato a mettere mano al progetto di un portale in cui far confluire ogni informazione utile. Un lavoro durato 5 anni. Il successivo passaggio, da portale a testata giornalistica telematica, ha segnato la naturale evoluzione di quel progetto”. Così Carmelo Arnone, direttore di Grotte Info, racconta come è nato nel 2005 il giornale da lui fondato, che è diventato negli anni, sul piano dell’informazione, un importante punto di riferimento per migliaia di Grottesi, e non solo,
Vent’anni di Grotte Info. Che paese era Grotte negli anni in cui hai iniziato e che paese è oggi?
“Raccontare Grotte è – per usare un termine corrente – la “mission” del giornale Venti anni fa, pur nelle difficoltà, vi era ancora speranza tra la gente; un po’ come nel racconto evangelico dei Discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino…” (Lc 24,32). Oggi di quella speranza – di quei battiti di cuore – rimangono barlumi, si è più pragmatici e meno idealisti, ci si abbandona ad un destino che pare ineluttabile. Ciò vale nella politica come nella società e nella comunità ecclesiale, nelle attività commerciali e imprenditoriali. Ma non tutti e non sempre. Ci sono ancora significative scintille, ammirevoli iniziative, c’è ancora passione e dedizione”.
Quali sono oggi le priorità che il paese deve affrontare?
“Oggi più che mai sento attuale la celebre frase del presidente USA John F. Kennedy, nel suo discorso d’insediamento: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. La prima esigenza, preliminare a qualsiasi priorità, è quella di superare la barriera dell’individualismo e della concorrenza conflittuale, per aprirsi a forme di associazionismo disinteressato e collaborativo. È evidente che le difficoltà presenti possono e debbono essere affrontate con una visione d’insieme, senza vane attese che tutto scenda dall’alto. Da anni le risorse pubbliche degli enti locali sono ridotte al limite della mera sopravvivenza. Lo spirito di responsabilità individuale e collettiva, il comune intento di voler vivere in un luogo sereno e accogliente; questi devono essere gli stimoli per un agire in sinergia.
Non necessariamente ci dev’essere unanimità, ben vengano le visioni differenti e le critiche costruttive: nel confronto propositivo c’è crescita sociale”.

Hai raccontato tanti personaggi, tante storie. Quali di queste ti piacerebbe ricordare?
“Le storie riportate su Grotte.info Quotidiano sono quelle delle persone reali, figli di questa terra. La testata giornalistica non narra solo e principalmente i luoghi, racconta il vissuto delle donne e degli uomini che rendono Grotte il paese che è. Amo raccontare le imprese di quanti, soprattutto giovani, con fatica, impegno e perseveranza, riescono a distinguersi e a dare un contributo positivo lì dove si trovano ad operare. Sono il nostro vanto, quanto di meglio abbiamo saputo esprimere. Cittadini di Grotte che hanno saputo farsi apprezzare per serietà, professionalità, generosità, cultura”.
Informazione e social, quali sono le tue considerazioni?
“Fare informazione è un’attività molto delicata: necessita di preparazione, competenza, senso di responsabilità. Non ci si può improvvisare operatori dell’informazione creando un “gruppo” o una “pagina” sui social e “postando” presunte notizie al solo fine di raccogliere qualche “like” e ottenere un minimo di visibilità. Gli “apprendisti stregoni” spesso diffondono – consapevolmente o meno – informazioni non verificate, a volte prive di fondamento, parziali, non sempre rispettose della riservatezza altrui. D’altra parte, la maggioranza degli utenti non legge i testi; a volte nemmeno i titoli: si limita a guardare l’immagine a corredo e a commentare senza ragion veduta. I nomi dei gruppi o delle pagine richiamano testate giornalistiche e vengono scelti per millantare autorevolezza e indurre in errore il lettore sprovveduto. Molto utili i social nel mettere in contatto le persone. Per le notizie e le informazioni affidarsi agli organi di stampa; sui social verificare sempre l’attendibilità della pagina o del gruppo, e la credibilità del relativo amministratore”.
L’informazione oggi: “Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere cosa succede”. Come vanno lette da un giornalista le parole di Papa Francesco? Qual è il tuo giudizio sul ruolo dell’informazione oggi, dove vedi luci e dove vedi ombre?
“Il Sommo Pontefice ha saggiamente evidenziato con estrema chiarezza la realtà del sistema informativo attuale. Nel mare magnum dell’ininterrotto flusso di “informazioni” – più correttamente di “dati” – è facile smarrirsi e lasciarsi annegare, continuando a ignorare le controverse vicende dei nostri tempi. Occorre un piccolo sforzo di volontà nel selezionare le fonti e leggere le diverse narrazioni, per formarsi una coscienza critica e riuscire a esprimere un proprio pensiero autonomo. Oggi l’informazione appare quanto mai orientata, schierata, per certi versi al limite dell’aggressività verbale (limite travalicato con frequenza). Le ombre sono palesi: non sempre l’imparzialità e l’obiettività ne è la stella polare. Quanto alle luci, la narrazione senza filtri e senza remore di sorta, oltre a far emergere l’indole dell’autore e la linea editoriale della testata, offre un quadro crudo dei fatti – come narrazione di parte – e delle opinioni”.
Hai incontrato tanti personaggi del mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo. Che ricordi conservi?
“Nel corso di questi 20 anni ho avuto il piacere e l’onore di accogliere e confrontarmi con diversi personaggi famosi, anche grazie alla mediazione di amici comuni o all’attività instancabile di operatori culturali come Aristotele Cuffaro. Per citarne alcuni, del mondo della Giustizia, i magistrati Nino Di Matteo, Antonio Balsamo, Giovanbattista Tona, Salvatore Filippo Vitello; del mondo della cultura, Pietrangelo Buttafuoco, Marcello Veneziani, Dacia Maraini; del mondo dello spettacolo, Sabina Guzzanti, e tanti altri. Ciascuno di questi incontri – ai quali mi sono sempre preparato con serietà – è stato preceduto o seguito da un momento di confronto personale che ha fatto emergere il lato umano del “personaggio”, la sua sensibilità. Ogni singolo incontro è stato un dialogo sincero tra due persone, non la celebrazione del “personaggio” con la banale foto di rito e il sorriso di circostanza”.

Ci spieghi perché Grotte è un paese, come tu sostieni, con una forte sensibilità religiosa
“Su circa 5.000 abitanti, meno dell’1% (50 persone) si dichiara apertamente ateo o agnostico. I praticanti assidui alle celebrazioni festive sono meno di 400 (l’8%). Il resto del 91% (4550) – a parole – si professa credente. Anche se la pratica religiosa è disertata dai sedicenti “credenti”, il devozionismo popolare (con una rilevante componente di tradizionalismo, ritualità e teatralizzazione del sacro) è intensamente praticato e strenuamente difeso. Ne è prova la partecipazione corale alle rappresentazioni della Settimana Santa o alle processioni con forte componente di spettacolarizzazione. Forse non perfettamente aderente ai dettami evangelici (“Avevo fame e mi hai dato da mangiare; avevo sete e mi hai dato da bere; ero forestiero e mi hai accolto, ero ammalato e mi hai curato…” – cfr. Mt 25,35), ma nel senso di “religiosità” generica, sì: Grotte è un paese con una forte sensibilità religiosa”
Non dimentichiamo, comunque, che Grotte è anche il paese dello scisma che portò alla nascita della comunità valdese

“Questo avvenimento, nonostante il parere degli intransigenti apologeti cattolici, ha segnato in positivo la storia locale. La nascita di una Chiesa valdese ha consentito ai bambini grottesi più poveri di poter frequentare le scuole elementari gratuite (istruzione prima riservata ai figli dei benestanti: proprietari terrieri, gestori di miniere, notai…), con annessa mensa; poi ancora corsi di avviamento professionale per sottrarre bambini e ragazzi al triste destino di una vita nel buio delle viscere della terra. Alla Chiesa Valdese si deve la nascita della prima Filarmonica (una delle primissime in Sicilia) con oltre 50 musicisti. Se a Grotte la cultura (a partire dall’istruzione elementare e musicale, e dall’affrancamento dalla schiavitù mineraria) si è diffusa, e con essa un forte spirito critico e un rinato anelito alla libertà, lo si deve proprio a quello scisma e alle sue dirette conseguenze”.
Con quali parole ti piacerebbe concludere questa conversazione?
“Semplicemente con l’auspicio che Grotte possa continuare ad esprimere vitalità, cultura, generosità e possa trovare una sua nuova originale dimensione sociale e umana”.
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