Nel centenario della nascita, il filosofo Alfonso Maurizio Iacono ricorda Andrea Camilleri

In occasione del centenario della nascita di Andrea Camilleri, ho pensato di ricordare il giorno in cui, era il 26 maggio del 2005, la mia università gli conferì la laurea honoris causa, su mia proposta in qualità di preside dell’allora Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Una proposta che rientrava nella mia strategia di preside che si proponeva di dare lauree honoris causa non ad accademici (a meno che non vi fossero motivazioni particolari) ma a figure non universitarie che avessero dato contributi significativi alla cultura.
Accennai la cosa ad Andrea che si mostrò timidamente e riservatamente contento della proposta. Fu così che, tornato a Pisa attivai la procedura (Rettore, Senato Accademico ecc.). Arrivammo così al 26 maggio 2005, giorno della cerimonia. Aula Magna della sapienza stracolma. Senato Accademico in tocco e toga così come Andrea Camilleri. Autorità, mondo accademico, ma soprattutto cittadini e studenti.
Toccò a me fare il profilo di Andrea e subito dopo la Laudatio che intitolai Il corso delle cose è sinuoso. Facevo riferimento al primo romanzo di Andrea, Il corso delle cose, un titolo che si richiamava a un grande filosofo del Novecento, Maurice Merleau-Ponty e che, a mio parere, era emblematico della storia della pubblicazione di questo romanzo, dapprima rifiutato dalle maggiori case editrici, poi pubblicato solo in seguito alla sua riduzione televisiva. Una storia che ha a che fare con la comunicazione e con il rapporto tra mass media e scrittura. Una storia sinuosa appunto. Camilleri è narrazione e la sua straordinaria capacità di narrare scrivendo e per di più in una lingua particolare, una lingua meticcia che intreccia espressivamente italiano e siciliano, ha a che fare con la comunicazione. La laurea honoris causa che l’Università di Pisa ha attribuito ad Andrea Camilleri è in Sistemi e Progetti di Comunicazione.
Narrazione vuol dire trama, récit, plot e la trama implica organizzazione degli eventi, veri o falsi che siano. E Andrea aveva la narrazione nel sangue. Quando lo incontravamo, a Pisa, a Porto Empedocle, a Roma, a Santa Fiora, eravamo inondati, io e chi stava con me (spesso Il nostro comune amico Roberto Scarpa che lo incontrava tutti gli anni a S. Miniato alla scuola di recitazione) dalle storie che ci raccontava, con un senso di gioia e di piacere che avevano un fortissimo potere di comunicazione. Dopo aver citato Voltaire e inevitabilmente Pirandello e Sciascia, conclusi la Laudatio così: “Andrea Camilleri è narrazione e la narrazione è desiderio, qualcosa cioè che non può essere appagato e che spinge per ciò a una nuova invenzione narrativa. Narrare è una delle forme più alte e complesse del comunicare. E’ proprio per questo che siamo qui a parlare di Camilleri in tema di comunicazione e a conferirgli la laurea honoris causa”.
Subito dopo Andrea pronunciò la Lectio Doctoralis, che ha per titolo La fabbrica del credere, e disse: “…io sono solo un narratore, un romanziere, e credo che il migliore omaggio che io possa fare a questa Istituzione che mi sta indebitamente onorando è quello di non camuffarmi, di non nascondermi dietro una falsa apparenza, ma di mettervi al corrente, con semplicità, a modo mio, di una inquietante considerazione”. Questa considerazione è una parafrasi di Shakespeare: tutto il mondo è comunicazione, volontaria o involontaria. Ma il punto è ciò che si comunica e come lo si comunica. E qui Andrea Camilleri esprime alcune importanti riflessioni sulla funzione della televisione e di internet. “Nei primi tempi della televisione, tutto ciò che essa ci mostrava era, e voleva essere, un presente continuo fatto vedere nella sua immediata verità. Non sapevamo allora, primitivi spettatori, che anche all’immagine doveva essere applicato il principio di indeterminazione, quello che, secondo i padri fondatori della quantistica, suona pressappoco così: ogni fenomeno fisico si modifica per il fatto stesso di essere osservato”.

Camilleri introduce così uno dei punti decisivi dell’epistemologia contemporanea affermatasi nel campo della fisica come in quello della biologia e legata alla nozione di complessità: L’osservatore non è esterno al contesto di osservazione, ma ne fa parte. Ciò cambia lo scenario dei modi della conoscenza, perché questa situazione non riguarda più soltanto le scienze storico-sociali, ma anche quelle naturali. E ciò a che fare con l’illusione dell’immediatezza nella funzione dei mass media. Quel che si presenta come verità immediata non lo è. Quel che si presenta come libertà di informazione e di comunicazione lo è solo in senso relativo. Tra i molti riferimenti a eventi storici contemporanei, Camilleri ricorda il bombardamento massmediale operato all’epoca dell’invenzione delle armi di distruzione di massa in Iraq, armi mai rinvenute, finalizzato alla costruzione del nemico e della sua pericolosità, atta a giustificare una guerra cosiddetta preventiva che poi si fece. Una situazione storica che, va detto, pur nella diversità, ha molte somiglianze con ciò che sta accadendo oggi, quando, tra l’altro, si teorizza la necessità paradossale di fare la guerra per evitare la guerra! Ma dopo la guerra di allora il presidente americano e il capo di governo britannico furono rieletti. “…questo è possibile, afferma Camilleri, perché i mezzi di comunicazione di massa, da fabbriche del consenso, si sono tramutati, riuscendoci, in convertitori di fede, in fabbriche del credere. Hanno saputo trasformare una guerra evitabile in una lotta suprema tra il Bene e il Male, tutti e due con le iniziali maiuscole”. Le reti, per ragioni di mercato, diventano fabbriche del consenso e da fabbriche del consenso si trasformano dunque in fabbriche del credere.
Ho ritenuto di ricordare queste considerazioni di Andrea Camilleri pronunciate ormai vent’anni fa, perché mi sembrano di un’attualità sconcertante e anche per ricordare non soltanto il Camilleri scrittore e narratore, ma anche l’uomo dotato di passione civile.
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Prof. Alfonso Maurizio Iacono
Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Università di Pisa


