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A cosa servono i premi letterari?

Le risposte di scrittori, poeti, giornalisti, critici letterari, librai

Foto di Antonio Liotta

“In Italia c’è una moltitudine di Premi letterari. Certe volte l’argomento premi letterari risulta divisivo e ci si chiede a che cosa servono questi Premi, considerando anche che nel nostro Paese sono tanti quelli che scrivono (pare che in media vengano pubblicati 237 libri al giorno) e pochi quelli che leggono. Abbiamo posto la domanda a critici letterari, giornalisti, artisti, fotografi, librai, docenti e promotori di iniziative culturali. Ecco le loro risposte”.

Antonella Chinnici

Scrittrice

“I premi letterari hanno una duplice utilità, da un lato possono essere uno sprone per chi scrive o comunque è inclinato alla scrittura e possibilmente lascia sommersa questa vocazione letteraria, questa vocazione alla cristallizzazione nello scritto di sentimenti, di situazioni, vissuti. L’aspettativa di un premio può sollecitare, far prendere consapevolezza di una propria inclinazione o vocazione rimasta così sopita e nello stesso tempo il premio letterario, al contrario, per chi legge, può essere uno stimolo, una indicazione alla lettura, può far scoprire il libro che è stato vincitore di un premio, che può in tal modo essere scoperto dai lettori, può essere evidenziato alla gente e quindi, il pubblico dei premi letterari può anche ricevere sollecitazioni a leggere e a scoprire letture che sarebbero restate invisibili e che invece il premio ha diffuso e ha fatto conoscere. I premi letterari servono a diffondere comunque cultura e a diventare momento di sollecitazione alla scrittura

Angela Mancuso

Scrittrice, direttrice artistica concorso letterario “Raccontami o musa”

“È una domanda alla quale vorrei rispondere sia come autrice che come organizzatrice di concorsi letterari. Partecipare a premi letterari ha rappresentato per me un’ esperienza che è stata fondamentale nella mia carriera di scrittrice. Confrontarmi con altri autori, mettermi in gioco, migliorare le mie tecniche narrative, sperimentare, ha rappresentato un’ opportunità offerta proprio dai premi letterari. Come direttrice artistica di un concorso letterario ho visto l’impatto che questi premi possono avere sulla vita degli scrittori emergenti in termini di entusiasmo, di voglia di farsi notare, di passione per la scrittura. Una bella occasione per gli scrittori di sentirsi valorizzati. Inoltre, per esperienza, posso dire che un premio letterario che viene riproposto per varie edizioni riesce a creare una comunità di scrittori affezionati e di lettori appassionati, un modo per celebrare la letteratura in una società sempre più distratta e assuefatta ai fumi della mediocrità”.

Luigi Galluzzo

Giornalista

“La maggior parte dei premi non servono a niente, a parte solleticare l’ego di chi li dà e di chi li riceve, alcuni, pochi, danno notorietà, ma non fanno neanche più vendere libri, che sarebbe il loro scopo”.

Nicolò D’Alessandro

Scrittore

“Scrivo e vivo senza l’idea o il “valore” di un premio letterario. Capisco che i premi servono, ma non mi interessano. Così come tutte le competizioni sportive. Non credo che si possano fare classifiche, ne primati intesi come qualità assoluta. Arrivare primi, e allora? Per quel che mi riguarda disegno e scrivo da sempre con la passione dell’esploratore, per ricercare il senso della realtà. Scrivo per capire, per visualizzare le mie idee, per ascoltarmi ad alta voce. Non sempre riesco a darmi delle risposte convincenti. Per questo continuo a disegnare e a scrivere. Non credo si possa essere premiati per questa semplice e umana ragione. Anch’io, nel corso degli anni, ho ricevuto alcuni premi e confesso con imbarazzo. Ho sempre accettato solo per l’attenzione nei confronti del mio lavoro e per non apparire scortese. Secondo me il vero premio, se posso definirlo tale, è la consapevolezza di essere vivi e di poter condividere questo miracolo con gli altri”.

Ivan Scinardo

Giornalista, direttore della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia

“Ritengo che i premi letterari oggi siano un ottimo strumento di promozione a favore dei giovani autori. La sfida futura è sicuramente nel rendere le giurie dei premi sempre più svincolate da condizionamenti o strategie commerciali editoriali. L’esistenza dei premi è essenziale per stimolare le nuove generazioni alla lettura, mantenendo alta la qualità letteraria. Probabilmente ci sono troppi premi letterari in Italia e andrebbe fatta sicuramente una scrematura a cominciare dalla scarsa autorevolezza di chi li fonda e li promuove”.

Maria Sapienza

Scrittrice

“Non amo partecipare a premi letterari. Nella mia vita da scrittrice mi sono iscritta a 5 concorsi. Credo che la giuria più vera sia fatta dai lettori e non da membri che spesso “giudicano” secondo canoni che poco hanno a che fare con la bravura di chi scrive. Mi farebbe piacere se durante un Reading, una giuria di appassionati di lettura di poesia e romanzi, ascoltasse versi e brani tratti da alcuni libri e che decretasse così il suo gradimento”.

Carmelo Lazzaro

Giornalista

“Rappresentano un’opportunità per gli scrittori, che hanno la possibilità di mettersi in gioco, misurarsi, confrontarsi, esprimersi, far conoscere autori, storie ed editori. I premi letterari sono certamente una bella vetrina promozionale che favorisce anche il dibattito culturale ad ampio spettro. Sono aspetti che ritengo indubbiamente primari e utili. E’ anche vero, però, che assistiamo alla corsa all’organizzazione di eventi letterari. Proliferazione che non sempre è garanzia di qualità e trasparenza e ciò, forse, fa “annacquare” la finalità più bella e importante che dovrebbe ispirarne la nascita. I miei complimenti vanno a coloro che, nonostante le innumerevoli difficoltà, si sforzano di promuovere realmente la crescita culturale a vari livelli”.

Vincenzo Arnone

Sacerdote-scrittore

“Grosso modo, nella seconda metà del Novecento cominciò a diffondersi, in maniera sistematica, l’abitudine di proporre e assegnare i Premi letterari. Le motivazioni furono varie: pubblicitarie, turistiche,  economiche, culturali…  comunque tennero alto il loro livello perché qua e là per l’Italia c’erano fior di scrittori: Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Elio Vittorini,  Ignazio Silone,  Mario Pomilio, Leonardo Sciascia, Dino Buzzati, Mario Luzi, Giorgio Caproni…  Finita questa stagione gloriosa di nomi, i Premi continuarono la loro lenta stagione. Ma la qualità cominciò a scemare. Prevalsero altre logiche. L’amico scrittore fiorentino Rodolfo Doni ci scrisse perfino un romanzo  Premio letterario del 1994 sottolineando i vari motivi che concorrevano a costruire un premio letterario. Oggi ci sono ancora e mantengono un loro valore molto relativo, marginale …prendiamoli così come sono, senza sopravvalutarli”.

Gianfranco Perriera

Scrittore e regista teatrale

“C’è stato un tempo, nei fatidici anni ’60, in cui si fu contrari a premi e concorsi. Come era possibile obbligare opere d’ingegno e di sconfinamento del pensare a tenzoni dal sapore battagliero e consumistico? È innegabile che i premi letterari corrano il rischio di ridurre la scrittura a merce e alla vetrinizzazione del prodotto, che sobillino schieramenti, patti e scambi, che impongano tendenze e manifestino le forze in campo, che suscitino rancore e promesse di vendetta. Eppure – precisato che andrei in sollucchero se fossi sommerso di premi – mi pare che i premi letterari possano anche testimoniare e raccontare la storia della qualità di produzione, lettura e interpretazione di una cultura”. .

Salvatore Nocera Bracco

Medicartista

“I premi letterari possono avere un valore laddove permettono la circolazione e il confronto tra lettori e autori. Questo è valido entro un certo limite per i premi cosiddetti minori, dai quali ogni tanto emerge una discreta scrittura. La verità è che in Italia c’è una pletora di premi letterari che invogliano molti a partecipare indipendentemente dal loro reale ed effettivo valore letterario. I premi letterari realmente favoriscono la lettura? I libri buoni hanno le loro gambe, circolano per lo più con il passa parola tra i lettori veri …  I grandi premi letterari sono appannaggio delle major editoriali, con tutto ciò che ne consegue in termini di mercato e di corrente dominante spesso decisa a priori …”

.Roberta Russi  

Poetessa

“Non saprei cosa dire sui premi letterari. Servono se ben gestiti a dare spazio a scrittori e scrittrici emergenti e a farli conoscere al grande pubblico. Servono a scavare nell’inconscio di ognuno per far emergere il romanzo che ha di dentro o la poesia. Certo che ci sono diversi ostacoli e fate morgane lungo il percorso e soprattutto nel marasma della rete tutti scrivono di tutto senza regole. E quindi filtrare le voci uniche e renderle inconfondibili è sempre più difficile in mezzo al rumore che incalza”.

Marisa Di Simone 

Redattrice del Magazine “E’ Geniale

“Partirei proprio dal significato della parola premio: qualcosa che riceve il riconoscimento di un merito. Riconoscere i meriti è un valore, perché significa cercare la qualità e condividerla. Il riconoscimento, quando è autentico, stimola chi lo riceve a crescere ancora, a migliorarsi. Se un premio ha questo significato, i premi letterari sono uno strumento prezioso. Possono offrire visibilità ad autori affermati ed emergenti, favorire il confronto, incentivare la lettura. Ma quando le logiche che li governano rispondono ad altri interessi – editoriali, commerciali, strategici – il rischio è che la qualità venga messa da parte. Che si premi ciò che conviene, e non ciò che merita. A quel punto bisogna farsi delle domande: il premio diventa un mercato? Allontana i lettori più attenti? Lascia fuori le scritture più coraggiose? Siamo sicuri che tutto questo costruisca valore nel tempo? Un premio può avere un ruolo culturale importante se è gestito con trasparenza ed affidato a giurie competenti, libere da pressioni. La differenza in fondo è una questione di scale: se in alto ci sono i libri e non il mercato, allora il premio torna ad avere senso”.

Salvatore Cangelosi

Libraio

“Un tempo i premi letterari erano ambìti perché seri. La mia memoria risale agli anni Settanta del secolo scorso, quando cominciai a lavorare in libreria. I più noti erano lo “Strega” il “Viareggio” il “Campiello”, il “Bagutta” il più vecchio; per non dire del “Nobel”. Basterebbe scorrere l’albo d’oro di quei premi per rendersi conto dei nomi dei premiati. Oggi è il marketing letterario che premia un libro, a prescindere dal suo valore artistico. Le grandi case commissionano libri per mandarli ai premi. È cosa nota. Un libro premiato anche con un premio importante, dura al massimo qualche mese; quando un tempo vendeva tutto l’anno. Che fare dunque, abolire i premi? Dipendesse da me sì. È solo un rito che si ripete straccamente”.

Mariza Rusignuolo 

Saggista e critica letteraria

“I premi letterari sono riconoscimenti che aprono ai lettori nuovi orizzonti facendo conoscere loro luoghi  magici, atmosfere impensabili e tecniche scrittorie personali ed identitarie. I testi offrono altresì una variegata campionatura di non luoghi, connotando con il termine non luogo tutti quegli spazi  – a detta di Marc Auge – che non sono antropologici o identitari quali aeroporti, stazioni ferroviarie, stanze di hotel ecc., ma che implicano un coinvolgimento emotivo del lettore per la loro provvisorietà e fugacità intrisa di misteriosa bellezza. I premi,  dunque, servono ad illuminare quella scia di bella letteratura rimasta,  talvolta nell’ombra, a far scoprire dei talenti che, altrimenti , non avrebbero avuto possibilità alcuna di emergere e a potenziare, nel contempo, la loro autostima”. 

Silvano Messina 

Medico, Scrittore

“Rispondere alla domanda “a cosa servono i premi letterari” sembra scontato: dare il giusto riconoscimento a uomini che hanno accumulato meriti nel corso della loro opera letteraria. Significa appagare una profonda aspirazione che deriva da una pulsione dell’inconscio collettivo che nel tempo ha acquisito la dimensione dall’istinto. Forse trattasi di vero e proprio istinto. Al riguardo Konrad Lorenz coniò l’espressione ” addestramento al premio”. Calza anche la soddisfazione della vanità che lascia trasparire residui di narcisismo se non l’esteriorizzazione di un narcisismo malcelato… E si,  perché,  purtroppo, a sminuire il significato aulico del premio è la macchinazione nascosta, cioè il protagonismo delle case editrici, l’intervento a gamba tesa di qualche critico, l’interferenza della politica ed anche del clero. Tanti interventi sotterranei che fanno pensare, il più delle volte, ad onorificenza pilotata. Quanto espresso viene riferito ai premi di alto spessore nazionale ed internazionale. Per quanto riguarda quelli a pagamento non servono a niente”.

Bia Cusumano

Docente, Scrittrice

“I premi letterari dovrebbero essere “luoghi di incontro”  tra voci, respiri, sguardi, posture dello stare al mondo di intellettuali, poeti, scrittori. Dovrebbero, affermo con amarezza. Purtroppo spesso sono soltanto “luoghi del privilegio” in cui alcuni nomi, pur meritevoli per carità, si fanno spazio, oltrepassando la logica del merito a cui viene anteposta quella del privilegio. Essere intimo o affine a chi è oltre il Premio, seduto in giuria. Il senso dunque si smarrisce tra i cunicoli della” conoscenza” , “amicizia” o “affinità” quando non ancora dietro le logiche del potere economico, dettate dalle case editrici più affermate, note o potenti sul mercato. Per cui, partecipare è già vincere, è sapersi mettere a nudo, sapere stare al gioco con un sorriso bonario e anche consapevole. Per cui se si vuole, si partecipi ma senza l’aspettativa etica che a vincere sia necessariamente chi più meriti il podio”.

Teresa Di Fresco

Giornalista

“I premi letterari potrebbero essere un buon trampolino di lancio per scrittori che altrimenti non avrebbero visibilità, anche perché i loro editori sono tra quelli considerati “minori”. Purtroppo, ritengo che siano le grandi case editrici a fare il gioco dei premi letterari perché sono le uniche che possono sostenere le spese necessarie alla divulgazione e promozione dei singoli libri, dei singoli autori. Non sempre un testo premiato è il migliore tra quelli che hanno partecipato alle selezioni e, spesso, sembra sia supportato da interessi che travalicano la cultura. Ma può accadere anche che le critiche e le vendite diano ragione al vincitore. I premi più ambiti si sa quali sono e le case editrici vincitrici sono sempre le solite quindi viene da pensare che se non fai parte della scuderia di tal casa editrice, o tal’altra, non arriverai mai ad assaporare il gusto della vittoria. Ci sono tuttavia alcuni premi, e voglio citare il Premio Mondello, che hanno un sapore più veritiero nella scelta degli autori premiati e difficilmente guardano alle case editrici e nel corso delle varie edizioni hanno sostenuto scrittori di notevole spessore. Da parte degli autori e degli editori, vincere un premio è certamente una gratificazione e per i lettori può essere motivo di  avvicinamento alla lettura, magari sperando di imbattersi in un capolavoro. Ma questo non accade spesso”.

Valeria Iannuzzo

Docente, Giornalista

“I premi letterari sono una vetrina, una di quelle belle. Mettono in mostra il non detto, il sottinteso. Hanno la capacità di fare affiorare l’essenza di scritti e pubblicazioni che nelle librerie non scopriresti mai. Ma soprattutto raccontano prospettive che gli autori spesso danno per scontate, ma in realtà non lo sono”.

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Nel prossimo articolo le risposte di: Matteo Collura, Teresa Triscari, Carmelo Sardo, Giacomo Pilati, Salvatore Picone, Lorenzo Rosso, Salvatore Cusimano, Alan David Scifo, Lia Rocco, Gabriella Caramazza, Franco Nicastro, Massimo D’Antoni, Giulio Perricone, Gianfranco Jannuzzo, Rosa Maria Chiarello, Mario Pintagro, Mario Liberto, Gaetano Altopiano, Carmelo Sciascia.

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