Le riflessioni di Carmelo Sciascia a margine della lettura del libro diHanna Arendt La banalità del male
Carmelo Sciascia
In estate, probabilmente per cercare di superare la canicola, mi rifugio in letture filosofiche o storiche, ma pesantemente leggere, tanto coinvolgenti da farmi dimenticare la temperatura estiva.
Il libro che mi è capitato di rileggere in questi giorni è La banalità del male di Hanna Arendt. Un libro che è diventato oramai un classico non solo per il suo contenuto, che riguarda un preciso evento storico, il processo ad Eichmann a Gerusalemme del 1961, ma soprattutto per la teorizzazione del male come manifestazione banale: “Le azioni erano mostruose, ma chi li fece era pressoché normale”. Il libro che sembra trattare esclusivamente un processo, datato in realtà, nel suo significato estensivo è perfettamente compatibile sia con fatti storici che si sono verificati in tempi passati ma anche con fatti che continuano a manifestarsi oggi. Fa riflettere il fatto che questa visione filosofica possa applicarsi al mondo contemporaneo ed alla classe dirigente della politica a livello mondiale. La Arendt cerca di mettere a fuoco il significato di crimine di guerra: “La crudeltà gratuita poteva dunque servire per determinare ciò che, nelle nuove circostanze, costituiva crimine di guerra”. Ma ciò non basta. Crimini erano quelle azioni indipendenti dalla guerra, azioni cha annunziavano una politica di sistematico “sterminio di intere popolazioni, sulla ripulitura d’intere regioni”. Processo che partendo dall’espulsione, passando all’internamento giungeva alla soluzione finale: lo sterminio di un intero popolo.
Cosa sta avvenendo a Gaza oggi? Si è iniziato con l’espulsione di tanti Palestinesi dalle loro terre, attraverso una politica che favoriva, con il sostegno militare, l’insediamento di nuovi coloni, ciò è avvenuto e continua a verificarsi in Cisgiordania. Si è continuato con l’internamento, relegare grandi masse di Palestinesi in piccoli territori, per finire con lo sterminio di un intero popolo, si veda al riguardo il numero di morti causato dall’intervento militare nella striscia di Gaza.
Quindi usando le stesse categorie filosofiche dell’ Arendt possiamo affermare che la responsabilità di questo sterminio non è solo di un uomo politico, si potrebbe ad esempio addebitare tutto a Netanyahu quale capo del governo israeliano, ma la responsabilità ricade su tutta la classe dirigente a livello europeo ed internazionale, che non fa nulla per porre fine a questo massacro. Una classe dirigente priva di ideali e quindi di idee. L’idealismo si dice essere oramai un paradigma del millennio passato, vale adesso solo un pragmatismo economico-finanziario che tutto spiega e regola.
Scrive la nostra Hannah a proposito del processo ad Eichmann che questi “non capì mai cosa stava facendo” non era stupido “era semplicemente senza idee (una cosa molto diversa dalla stupidità) e tale mancanza d’idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali di quel periodo. E se questo è banale e anche grottesco”.
Ecco a cosa porta la mancanza di idee. Mancanza di idee che aveva fatto sì che l’ufficiale tedesco durante tutta la sua vita avesse pensato solo alla carriera, la carriera come riscatto di una vita vissuta all’insegna della mediocrità. Cosa che inseguono molti uomini politici di adesso, la conquista del comando per il comando, al di là di qualsiasi programma e di qualsiasi idealità, basandosi solo su un bieco e cieco pragmatico calcolo. Ma, appunto per questo, continua la Arendt “il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora terribilmente normali”.
Il sonno della ragione genera mostri, scrisse Goya in una celebre incisione; il sonno della politica, come la massima espressione delle attività umane, come l’hanno concepita i più grandi filosofi nel tempo, genera mostri. O meglio, che poi è lo stesso, politici pressoché normali si trovano a compiere azioni mostruose.
“E fu una semplice vanteria quando sostenne di avere inventato il sistema dei ghetti o di aver partorito l’idea di trasportare tutti gli ebrei d’Europa nel Madagascar”, cioè: Eichmann ebbe l’idea geniale della creazione dei ghetti, idea non solo sua. L’ufficiale nazista si impegnò a realizzare anche la seconda soluzione del problema ebraico, il concentramento, i campi di concentramento!
È stata solo sua invece l’idea di trasferire tutti gli Ebrei in Madagascar nel 1940. Non ci ricorda questa idea la proposta del 2022 della deportazione in Rwanda dei richiedenti asilo in Inghilterra? Oppure la deportazione ad opera del governo italiano degli immigrati in Albania del 2025, oppure, cosa più grave, la cacciata dei Palestinesi dal loro paese in Egitto, per fare di Gaza un villaggio turistico?
Allora la normalità della politica, la banalità della politica oggi, appare nel mondo “tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati”.
L’idea di ghettizzare il prossimo come si vede è un’atteggiamento mentale comune a tanta classe dirigente. Comune ai tanti grigi burocrati che pretendono l’appellativo di politico o addirittura di statista.
Unica perplessità che suscita l’opera della Arendt è l’atteggiamento clemente verso la politica del regime fascista italiano, quando si sostiene che l’antisemitismo non era un’ideologia. In Italia le leggi razziali vennero promulgate nel 1938 e furono principalmente antisemitiche. Dopo il ’43 molti Ebrei vennero deportati nei campi di sterminio tedeschi con la collaborazione dei fascisti italiani, che fornivano elenchi e coadiuvavano tutte le attività di sterminio messe in atto dai nazisti. Chi può dimenticare “La difesa della razza”, la rivista che ebbe come redattore capo Giorgio Almirante? Oppure, come non ricordare la Risiera di San Saba che faceva parte della Repubblica Sociale Italiana?
Il fascismo di ieri e di oggi è quella politica che tende a ghettizzare il diverso sempre, ovunque si trovi o da qualsiasi parte venga. L’Ebreo per i nazisti di ieri, il Palestinese per gli Ebrei di oggi, l’immigrato per l’occidente opulento e predatorio.
In questo sta la banalità del male. Nel continuare a perpetrare azioni delittuose come fossero normali atti amministrativi. La banalità del male è continuare ad alimentare l’odio verso altri popoli definendo criminali alcuni governi e beatificandone altri in nome di una presunta democrazia e libertà d’opinione. La banalità del male è pensare ad una politica del riarmo quando tutti sanno che i progressi tecnici compiuti nella fabbricazione delle armi rendono ormai “criminale” qualsiasi guerra.