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A cosa servono i Premi Letterari?

Abbiamo posto la domanda a critici letterari, giornalisti, fotografi,  librai, docenti e promotori di premi letterari. Ecco le loro risposte

Foto di Antonio Liotta

In Italia c’è una moltitudine di Premi letterari. Certe volte l’argomento premi letterari risulta divisivo e ci si chiede a che cosa servono questi Premi, considerando anche che nel nostro Paese sono tanti quelli che scrivono (pare che in media vengano pubblicati 237 libri al giorno) e pochi quelli che leggono. Abbiamo posto la domanda a critici letterari, giornalisti, artisti, fotografi, librai, docenti e promotori di iniziative culturali. Ecco le loro risposte.

Salvatore Ferlita

Scrittore e critico letterario

“I premi una volta avevano un senso, li vincevano gli autori ( non le case editrici) e spesso chi vinceva, facendo lo scrittore che equivale a dire scrivere libri ovviamente  ma pure arrabattarsi collaborando a qualche testata insegnando in una scuola a volte di campagna, chi vinceva aveva bisogno dei soldi in palio. Ma anche allora c’erano gli scettici: vero è che non era come adesso, con le case editrici che impongono turnazioni, le case editrici che hanno un peso, che contano. Adesso i premi importanti sono appuntamenti glamour, in cui la mondanità è la protagonista assoluta. O si accettano per quello che sono, spesso una pantomima, uno psicodramma collettivo, oppure ci si dissocia. Come fece Sciascia a suo tempo, così risoluto nel non prendere parte a questi balletti indecorosi, da rompere con una casa editrice che a sua insaputa aveva candidato un libro dello scrittore di Racalmuto. Forse Saba disse una volta che i premi letterari sono un’atrocità, ma per chi non li vince. Per chi li vince, invece, i premi possono in certi casi rappresentare una certificazione di esistenza in vita di carta e inchiostro, un segnale di attenzione”

Ciro Spataro 

Segretario della Giuria del Premio Marineo

Sui premi letterari ormai da tanti anni si è sviluppato un notevole dibattito e su tale argomento non c’è scrittore che non si sia espresso pro o contro. Occorre però notare che in quasi tutte le regioni italiane esistono vari premi letterari che  esercitano un fascino considerevole nei confronti di poeti e scrittori. È un dato di fatto dal quale non si può prescindere. Nella fattispecie  è proprio nell’anno in cui registriamo i 50 anni del Premio Marineo non posso non affermare come tale rassegna poetica abbia sempre portato alla ribalta non solo le voci più significative della poesia italiana contemporanea ma anche moltissimi poeti emergenti nella lingua siciliana. Come animatore di questo Premio ho avuto modo di costatare il fatto che il nostro concorso è riuscito ad attirare l’attenzione dei media su giovani autori che difficilmente sarebbero riusciti ad emergere per via soprattutto dei circuiti letterari  che sono dominati dalle grandi case editrici. Sicuramente il conferimento di un premio fornisce adeguata visibilità sul piano nazionale e offre loro occasioni di crescita culturale sia nel confronto con il pubblico dei lettori sia potenziando, a livello personale, il concetto di autostima che non è cosa di poco conto”. I premi letterari (in genere tutti i premi) sono un incentivo per gli autori a fare sempre meglio e di più. E’ quella scarica di adrenalina che si prova nel momento in cui viene consegnato nelle mani di un artista con tanto di motivazione”. 

Onofrio Dispenza

Giornalista

“I Premi letterari per i quali ho considerazione non arrivano a coprire le dita di una mano. E sono tutti premi letterari, non al libro, non all’ultimo libro che entra in commercio. Questi sono premi agli editori più che agli scrittori, e per lo più ai grandi editori. Mi piacciono i premi che guardano al complesso  del lavoro letterario di uno scrittore. Tra questi, ho affetto, si affetto per il Premio Nonino che sa guardare, da sempre, con intelligente attenzione, a chi raccoglie e tramanda la cultura contadina. E la famiglia Nonino che non ha mai sbagliato una scelta, ha pure il pregio  di confermare il valore smarrito del mecenate, nel senso più nobile. Boccio la quasi totalità dei premi d’estate. Mi sembra che procedano per finanziamenti e per i finanziamenti”.

Rosa Di Stefano

Giornalista

“I premi letterari sono molto di più di un riconoscimento: sono un atto di resistenza culturale, un modo per tenere accese le luci sulle storie, sulle idee, sull’anima di un territorio. Iniziative come un Tè con l’autore o il mio caffè Nirò nascono proprio da questa convinzione: che un libro non sia solo da leggere, ma da vivere, condividere, raccontare insieme. Da presidente di Federalberghi Palemo e imprenditrice nel turismo, so quanto un premio a un’opera possa diventare anche una lente sul luogo che l’ha ispirata, un volano di bellezza, un invito al viaggio. Premiare un autore, spesso significa accendere i riflettori anche su una città, su una comunità, su un’identità. E’ questo, per me, il valore più profondo di un premio letterario”.

Tommaso Gioietta

Attore

Come attore, vedo i premi letterari come strumenti preziosi per dare visibilità e riconoscimento, riflettori accesi che possono aprire porte e cambiare percorsi. So anche che non sono tutto e che possono essere specchi imperfetti del talento. Penso che un premio abbia valore simbolico, più che assoluto; non definisce il talento né il destino di un’opera o di un artista. Ci sono testi meravigliosi mai premiati che sanno parlare all’anima e che entrano nel cuore dei lettori. Il palcoscenico insegna che il valore si misura nell’emozione che resta, nel segno che lasciamo alle persone e nel silenzio dopo uno spettacolo. Un premio è un momento e l’arte, se è vera, va oltre. Penso che il vero premio è il tempo che un libro riesce a rubare all’oblio”.

Gaetano Celauro

Critico Letterario

“Mi sembrano sempre espressione dello “spirito del tempo” salvo rare eccezioni. Ma si dovrebbe invece avere uno sguardo più ampio e più alto. Esemplare il caso di Pier Paolo Pasolini mai vincitore dello Strega per ben tre volte candidato”.

Lina Urso Gucciardino

Presidente centro culturale Renato Guttuso, Favara

“Un premio letterario è molto più di un semplice riconoscimento: è un atto di fiducia nella forza della parola, nella capacità della scrittura di raccontare, emozionare, interrogare il presente e costruire memoria.  Proprio per questo da quasi 30 anni il Centro  culturale Renato Guttuso di Favara, che presiedo, promuove il Premio di arte e cultura siciliana “”Ignazio Buttitta. Con il nostro  Premio vogliamo dare voce a nuovi e vecchi autori, stimolare il dibattito culturale, e soprattutto valorizzare la sicilianità anche attraverso la lingua. Premiare una poesia, un cuntu,  un libro, e celebrare la cultura come bene comune e come linfa vitale di ogni società. Il nostro premio assume una valenza doppia quando i premiati sono i ragazzi, giovani delle scuole di primo secondo grado, che da diversi anni hanno una sezione dedicata. Loro scoprono e coltivano il piacere della scrittura e della lettura, noi evidenziamo il loro valore e lo premiamo”.

Beniamino Biondi

Scrittore e critico cinematografico

“I premi letterari sono fenomeni ibridi e difficilmente decodificabili, perché assumono premesse diverse e obiettivi disparati. I più antichi e consolidati premi, che hanno avuto spesso il merito di interpretare e talvolta precorrere certe tendenze letterarie, hanno per converso limitato e marginalizzato la letteratura di ricerca, finendo per diventare espressione del potere dei grossi marchi editoriali. I premi più piccoli, generalmente provinciali, hanno d’altro canto una natura alimentare, con esiti raccogliticci e di pura retorica, riconoscendo valore più al contesto sotterraneo delle amicizie e delle relazioni che della letteratura. Esistono tuttavia casi eccezionali, premi che godono di una libertà di giudizio scevra da intendimenti precostituiti, ma sono pochi e rari, guidati da giurie di alto valore o dall’impegno di intellettuali serenamente distaccati dal mercato”.

Alessandro Tagano

Libraio

“Ogni qualvolta termina il Premio Strega si comincia a parlare sempre della valenza dei premi letterari. Inizio il breve excursus dai premi nazionali più famosi, come detto prima il Premio Strega, Premio Campiello e per ultimo, ma non meno importante, il Premio Bancarella, di cui sono “grande elettore”. Questi premi pur essendo criticati danno uno spaccato della produzione letteraria dell’ultimo anno, e con modalità diverse, premiano i libri che hanno fatto parlare o che hanno riscontrato i gusti della maggior parte del pubblico lettore. Venendo ai premi letterari cosiddetti “minori o locali”, qui si apre un mondo che non è di facile interpretazione. Si premia molte volte per ingentilirsi qualche scrittore o per amicizia. Senza leggere per niente il libro che viene premiato. A volte invece, quando un premio è nato da poco ma vuole fare “carriera”, come ad esempio il Premio Letterario Mandrarossa, fa già una selezione scegliendo come giurati delle grandi personalità nazionali del settore. E lì che si capisce quando un premio che nasce “locale” vuole fare carriera o meno. Ben vengano i premi letterari basta che siano seri perché in caso contrario perdono di appeal anche tra gli autori”.

Rino Schembri

Docente di Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali,  Università di Palermo

“Li seguo con interesse, ma con una sana dose di diffidenza. Non credo che siano sempre e solo un riconoscimento meritocratico: troppo spesso riflettono dinamiche editoriali, reti di relazioni, strategie di mercato più che reali valori letterari. Questo non significa che non vi siano opere meritevoli premiate, ma piuttosto che il meccanismo stesso della selezione – giurie, editori, candidature pilotate – rende difficile pensare a un giudizio “puro”. I premi letterari oggi sono comunque strumenti di visibilità, e come tali vanno compresi: contano meno come certificazione di qualità assoluta e più come indicatori delle tendenze e delle forze che si muovono dentro e attorno al mondo editoriale”.

Francesco Pira

Professore Associato di Sociologia all’Università di Messina, saggista e giornalista

“I premi letterari svolgono un ruolo importante nel panorama culturale italiano, ma spesso riflettono le dinamiche di un sistema editoriale in cui predominano le grandi case editrici. Chi pubblica con realtà indipendenti o piccole case fatica a trovare lo spazio che merita, in un contesto in cui proliferano concorsi a pagamento la cui trasparenza è spesso dubbia. L’Italia ha bisogno di premi con giurie serie, che valorizzino davvero il talento, offrendo opportunità anche a chi non ha agenti o contatti influenti. Fondamentali sono il senso di responsabilità e la correttezza intellettuale, per garantire che questi riconoscimenti siano strumenti di vera crescita culturale e non semplici meccanismi di esclusione o mercificazione”.

Anna Lisa Maugeri 

Blogger di Sicilia Buona

“I premi letterari possono valorizzare talenti e stimolare il dibattito culturale. Tuttavia c’è sempre il rischio che siano influenzati da dinamiche di potere. Bisogna sempre ricordare che ci sono tante piccole realtà editoriali che meritano più sostegno e visibilità”.

Giovanni Pepi

Ex condirettore del Giornale di Sicilia, autore di SE E’ COSI’ blog di politica e fotografia

“Sono utili perché svolgono una funzione la cui importanza è sempre maggiore in tempi in cui lo spazio letterario è, talora o spesso, occupato dalla mediocrità. I premi forniscono indicazioni preziose per scegliere buone letture. C’è sempre una esigenza di trasparenza che riguarda i giudicanti. Più sono noti e apprezzati nel mercato culturale tanto più è credibile la qualità delle opere che loro scelgono. Non mi pare che sempre avvenga e qualche riforma in tal senso sarebbe necessaria”.

Leoluca Cascio

Cultore antropologico

“I premi risultano encomiabili nella misura in cui sono associati a meriti acquisiti, essendo questi anche motivo di sprono. Ma, come affermava lo scrittore Roberto Gervaso, “i premi non basta meritarli, bisogna anche vincerli”. E per riuscirci si deve essere giudicati da esperti, quando possibile, i quali utilizzano a volte la soggettività all’obiettività. Lontano dal pensiero del poeta Umberto Saba che rifletteva sul fatto che “i premi letterari sono una crudeltà, soprattutto per chi non li vince”, poiché si stabilisce una separazione tra colui il quale viene ritenuto migliore a discapito degli altri. Ma al di là delle considerazioni e interpretazioni, condivido l’idea del politico Theodore Roosevelt, il quale scriveva che “il miglior premio che la vita ha da offrire è, di gran lunga, la possibilità di lavorare solo per qualcosa che vale la pena fare”.

Massimo Battista

Responsabile della libreria Zeno Baldini (Trieste)

“I premi letterari sono riconoscimenti che fanno felici soprattutto gli autori vincitori, le case editrici e gli stampatori che dovranno occuparsi della nuova fascetta eclatante da mettere attorno ai libri che torneranno in libreria. A parte le battute, credo facciano parte del  gioco. Personalmente penso che i premi andrebbero dati (non troppo postumi) alla sola carriera. Sicuramente non fanno leggere di più e credo incidano in modo marginale sulle vendite. Mi sembra, infine, che i premi appartengano più all’aspetto commerciale del “prodotto libro”, rispetto a quello della Letteratura in termini di qualità. Ma forse, sono solo invidioso, perché non ne ho mai vinto uno”.

Piero Onorato

Libraio

“In questi ultimi anni abbiamo assistito ad uno svilimento sui tanti premi letterari che vi sono in Italia. Prima vincere il premio “tal dei tali” o del vattelappesca”, oltre che dare sicurezza al lettore di leggere un buon libro, dava prestigio all’autore e alla casa editrice e non ultimo significava vendere migliaia di copie in più. Partendo da quest’ultima considerazione, i vari premi hanno avuto, non sempre in verità, nella scelta dei finalisti e soprattutto del vincitore una valenza commerciale piuttosto che letteraria. Oggi probabilmente qualcosa sta cambiando; nel mese di giugno scorso sono stato inserito dall’organizzazione di un importante premio letterario nazionale, a fare parte di una giuria, insieme con altre 19 librerie d’Italia, alla scelta di tre libri su sedici. In un mese, per me sarebbe stato impossibile leggere sedici libri, però attenzionando bene i sedici libri, sono arrivato alla lettura dei tre prescelti dove ho avuto conferma della loro validità. Adesso l’organizzazione sceglierà quattro libri tra i segnalati e li darà in lettura a 250 abbonati di un giornale e così verrà fuori il vincitore. Questo mi sembra un modo molto limpido per l’assegnazione di un premio. Che sia questa la strada da seguire?”

Alessandro Cutrona

Critico letterario e docente universitario

“Qual è la correlazione esatta tra i premi letterari e gli scrittori? In che modo è possibile stabilire il valore intrinseco di un’opera rispetto a un’altra? Alberto Moravia – uno dei maggiori narratori del Novecento – fu candidato al Nobel per ben ventuno volte, senza mai vincerlo: ciò non significa che non lo meritasse, anzi, ma che una giuria miope non rese possibile un simile esito, soprattutto nel 1958, quando il premio fu attribuito per un soffio a Boris Pasternak. Anche Philip Roth non vinse il Nobel, e lo stesso vale per Paul Auster – figura centrale del romanzo americano contemporaneo. Tali vicende non scalfiscono l’aura di autori così letti e tradotti in tutto il mondo, poiché la forza del pensiero critico non ha bisogno di attestazioni ufficiali, ma di lettori attenti e capaci di andare oltre ogni retorica”.

Angelo Pitrone

Fotografo

“I premi letterari appartengono ad altre epoche e ad altri periodi. Il Premio Strega è quello che in Italia ha fatto la fortuna di alcuni autori ovviamente. A Sciascia non piacevano i premi letterari, non faccio lo scrittore non so le dinamiche, penso che come tutti i premi ci sono le conventicole. I piccoli editori intanto definiamo piccoli editori, difficile che un piccolo editore sconosciuto possa avere la forza per produrre un libro che si diffonda a livello nazionale. E’ un fatto industriale legato ai soldi. E’ una materia che conosco poco…”

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