Abbiamo posto la domanda ad alcuni scrittori. Ecco le loro risposte

In Italia c’è una moltitudine di Premi letterari. Certe volte l’argomento premi letterari risulta divisivo e ci si chiede a che cosa servono questi Premi, considerando anche che nel nostro Paese sono tanti quelli che scrivono (pare che in media vengano pubblicati 237 libri al giorno) e pochi quelli che leggono. Abbiamo posto la domanda ad alcuni scrittori. Ecco le loro risposte.
Lino Buscemi
Secondo me i Premi letterari, quelli più importanti, risentono molto dell’influenza delle Case Editrici, indipendentemente dal valore e dai contenuti delle opere in gara.
Felice Cavallaro
Diffido di tanti premi letterari perché temo che prevalgano gli interessi delle lobby editoriali rispetto al gradimento dei lettori. Ovviamente, evito di fare delle generalizzazioni, perché so che di tanto in tanto, il passaparola prevale sulle stesse lobby.
Gaetano Savatteri
Credo ai Premi letterari nei quali ci sia un ruolo determinante dei lettori, ad esempio il premio che in passato ho presieduto, il “Racalmare”, aveva una giuria popolare, un comitato di lettori popolari e quindi i libri venivano testati, letti, scelti, selezionati e votati dai lettori, reali, concreti. Ecco quando c’è questa presenza di lettori i premi letterari secondo me hanno un senso, quando diventano un gioco in cui i libri sono decisi da case editrici, dall’hobby editoriale, a quel punto, invece, non servono più per la lettura, ma servono ad altre cose e non mi interessa”.
Nuccio Vara
I premi letterari, per molti aspetti, sono diventati obsoleti, hanno esaurito la loro utilità. I libri vengono promossi oramai, prevalentemente, dai media e dai social e perciò la funzione che un tempo veniva svolta dai premi letterari si è molto ridotta. Tuttavia, può capitare che da uno di questi premi venga fuori qualche autore sconosciuto di un qualche rilievo”.
Emanuela Abbadessa
I premi letterari sono importanti. Mi piacciono soprattutto quelli che contemplano una giuria popolare perché i lettori sono i primi destinatari di quello che scriviamo e avere un riconoscimento da loro credo sia molto importante. Si animano sempre grandi polemiche intorno ai premi, soprattutto ai maggiori, ma a quelle non sono interessata. Ogni premio, in particolare i piccoli, rappresenta uno sforzo delle istituzioni, degli enti locali, delle associazioni, per sostenere il mestiere della scrittura e allargare il pubblico dei lettori.
Salvatore Indelicato
“I premi letterari rappresentano una componente importante del panorama culturale: offrono visibilità agli autori, promuovono la lettura e, soprattutto, creano occasioni di confronto e crescita, in particolare per i giovani scrittori. Negli ultimi anni si è assistito a un proliferare di iniziative, quasi un’inflazione di concorsi, ma questo non è necessariamente un male: ogni spazio dedicato alla scrittura può essere un’opportunità. Tuttavia, permangono alcune criticità che non si possono ignorare. In molti casi, il sistema di selezione dei finalisti e dei vincitori è fortemente legato al circuito delle case editrici, rendendo più difficile l’accesso per chi sceglie la via del self-publishing o si muove al di fuori delle grandi realtà editoriali. Questo limita la pluralità delle voci e rischia di penalizzare il merito autentico…ben vengano i premi letterari, ma è auspicabile che diventino più trasparenti, accessibili e realmente aperti alla varietà e alla qualità della scrittura contemporanea.
Margherita Rimi
I premi letterari sono importanti perché possono contribuire a promuovere la letteratura e con essa il prestigio di una nazione e della sua lingua. Inoltre contribuiscono a mettere in luce l’opera letteraria di scrittori e poeti che sono meno noti. Purtroppo, non sempre la logica che prevale nei premi è quella di dare riconoscimento alle opere di maggior valore. A volte, prevalgono logiche di accordi e di mercato editoriale o scelte dettate dalle mode o dal successo televisivo. Fattori che non sempre hanno a che fare con la buona letteratura. Questo comporta il rischio di far perdere autorevolezza all’ambiente letterario e alla letteratura stessa.
Gino Pantaleone
So benissimo essere un argomento molto divisivo. Ci sono aspetti positivi, ma diversi aspetti negativi e dipendono molto dal valore nel tempo del Premio Letterario, dal tipo di bando proposto dagli organizzatori e dalla competenza, dall’affidabilità e dalla responsabilità della giuria. Da un lato, i libri e le opere premiate ottengono una maggiore visibilità che per rispecchiamento aggiungono prestigio all’autore. Penso che la partecipazione sia molto importante soprattutto per gli autori emergenti…L’ampia proliferazione di Premi Letterari in Italia (ad oggi circa 1800) ne diluisce il valore, mentre aumenta il rischio che molti siano inutili, trasformandoli in mere etichette pilotati dal mercato editoriale, piuttosto che da autentici criteri di valore letterario”.
Roberto Tripodi
Credo che i premi letterari siano indispensabili alla crescita e alla diffusione della letteratura. La competizione è la base del merito. Già nel V secolo avanti Cristo, nell’ambito delle feste chiamate Dionisie, Eschilo, Sofocle e Euripide si affrontavano per conseguire il primo premio nell’Agone. Cosa sarebbero stati Pirandello e Quasimodo senza il Premio Nobel? Inoltre i premi letterari mantengono vivo il legame tra gli autori, gli editori, i lettori, e i mezzi di comunicazione. Non è un caso che tutti i grandi autori, da Vittorini a Brancati, da Sciascia a Consolo abbiano partecipato a premi letterari, rischiando anche sconfitte, ma avendo il coraggio di esporsi, di mettersi in gioco.
Maria Cristina Di Giuseppe
Non mi entusiasmano, ma li rispetto, se organizzati con trasparenza, serietà e passione. Guardo con maggiore benevolenza alle piccole e medie realtà, perché, a volte, le grandi sembrano essere passerelle autocelebrative dei soliti noti, pur bravi, pur talentuosi, ma ostinatamente soliti e noti…
Franco Carlisi (Scrittore e fotografo)
Io diffido dei premi, anche in fotografia. In genere servono a legittimare il potere culturale, a offrire visibilità a chi è già visibile, e talvolta – molto raramente – a scoprire una voce autentica. La letteratura vera non nasce dai premi, né si nutre di applausi. È sempre, in fondo, una forma di solitudine, come la fotografia. Non c’è giuria che tenga. Il giudice a cui devi necessariamente rendere conto sei tu. Ma se un concorso è serio, se ha lettori veri, se sa ascoltare chi arriva senza sponsor e senza conoscenze, allora ben venga. L’importante è non scambiarlo per un traguardo. È, al massimo, un passaggio. Uno scatto. Dopo il quale ricomincia il buio. E bisogna continuare a scrivere. O a scattare..
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