La statua del santo nero si trasferisce nella Chiesa Vecchia accanto alla casa natale dello scrittore scomparso il 17 luglio di sei anni fa. Oggi e domani la “Festa per i cento anni di Andrea Camilleri” organizzata dalla “Strada degli Scrittori” per Agrigento Capitale della Cultura

San Calò di Vigàta cambia casa. Il santo nero di Porto Empedocle, il paese dove cento anni fa nacque Andrea Camilleri, lascia la storica cappella all’interno dell’antico edificio della Compagnia dei portuali e se ne va ad abitare accanto alla casa del papà del commissario Montalbano, in via La Porta, nella piccola Chiesa Vecchia chiusa al culto ormai dagli anni Settanta. Nella chiesa dove fu battezzato lo scrittore, che si affaccia sulla piazzetta dove passava sempre Camilleri per andare alla sua amata trattoria San Calogero o a fumarsi una sigaretta al vecchio bar Albanese. Tutti luoghi che ormai appartengono alla letteratura, facilmente rintracciabili in molti suoi racconti.
San Calò e Camilleri, un rapporto stretto. Lo scrittore, infatti, considerò il santo nero, che in questi giorni viene celebrato ad Agrigento, l’unico a cui affidarsi nel suo “paradiso deserto di santi”.
“Io sono nato con qualche anticipo sul tempo previsto – raccontava lo scrittore – esattamente il 6 settembre del 1925, che era la prima domenica di settembre, giorno della festa del santo. Alle ore tredici esatte, nel preciso momento in cui il santo usciva dalla Chiesa, io venivo alla luce. Allora la levatrice mi ha esposto, così com’ero appena nato, al santo che passava di corsa, perché è un santo che corre”.

Corre lungo le stradine di Porto Empedocle, la vera Vigàta teatro dei suoi romanzi, e non solo quelli di Montalbano. E San Calogero spunta spesso nelle sue pagine. A partire dal primo romanzo, Il corso delle cose, dove è ben raccontata questa kermesse dedicata a un santo qui amato e venerato da tutti. E che adesso trova residenza proprio accanto alla casina dove visse lo scrittore e dove tornava sempre per risentire l’odore del porto che sta a due minuti a piedi dalla casa dove ancora si conserva, nella stanza dove nacque, la statuetta del santo.
San Calogero è sempre stato, almeno dal dopoguerra, di fronte al porto. In una cappella ricavata nello stabile dove si ritrovavano i portuali. Erano stati loro, che qui si ritrovavano come se fosse un circolo, a donare la struttura alla Curia e per questo i loro figli avevano trasformato la sala dove si giocava a carte in una cappella-museo.
La statua, che risale alla metà dell’Ottocento, non è mai stata dentro una vera chiesa. Il santo del popolo sta con la gente, dicono i fedeli che passeggiano sul corso principale sempre scrutati dallo sguardo di un’altra statua, quella del commissario Montalbano appoggiato ad un lampione lungo il corso principale, a una manciata di metri dal monumento dedicato a Pirandello. E passano da qui per andare nei luoghi di Camilleri, dalla Torre Carlo V alla “casa dei portuali”, molti turisti pronti a fotografare cimeli, foto della festa appese alle pareti, stendardi, le vetrinette con le calamite con il volto del santo accanto a quello di Andrea Camilleri che di secondo nome faceva proprio Calogero. Ora ai portuali è stata concessa la Chiesa Vecchia, accanto alla casa natale di Camilleri.

Per raggiungerla, dal corso principale, si attraversa la “Scalunata di Nenè”, dove ogni gradino ricorda i titoli dei libri dello scrittore. Una chiesetta settecentesca che diventa, quindi, la nuova casa di San Calogero. E saranno i figli e i nipoti dei vecchi portuali a custodire, come hanno sempre fatto, la statua: “È sempre andata dove si ritrovano i portuali e le loro famiglie – dice Giorgio Trupia, che appartiene a una famiglia di lavoratori del porto, tuttofare all’interno dell’associazione – e questo luogo dà dignità al legame degli empedoclini con il santo nero. E poi siamo nella prima chiesa di Porto Empedocle che diventerà anche un museo sulla storia di questa antica devozione che si trova proprio in questa piazza che prima dell’Ottocento era il cuore della nostra borgata”.
San Calò di la Marina sarà definitivamente collocato alla Chiesa Vecchia quando si svolgerà la festa. E la prima domenica di settembre, proprio nel centenario della nascita del grande cantastorie di Vigàta, la statua prima di entrare nella sua nuova casa, si fermerà sotto i balconi della palazzina dello scrittore dove ancora tornano figlie e nipoti. Come fece cent’anni fa quando il piccolo Nenè venne esposto agli occhi di questo stesso simulacro.
da “la Repubblica” del 16.07.2025



