E a Grotte Mito non è l’unico cane vittima di avvelenamento

Con una cartoon picture presto diventata virale sui social, i coniugi Maria e Nino Vizzini e i loro tre bambini denunciano un atroce reato. Lo fanno utilizzando un linguaggio universale, comprensibile a tutti, quello dei cartoni, capace di raccontare senza giri di parole una bruttissima storia, quella di Mito, un incrocio di bassotto e Jack Russel, che oggi non c’è più.
La scorsa settimana, insieme alla sua famiglia umana Mito è partito dalla Germania per raggiungere Grotte, dove avrebbe dovuto trascorrere cinque lunghissime settimane di vacanza dai nonni.
“Siamo venuti qui perché mio marito è di Grotte. – racconta Maria – Abbiamo guidato dalla Germania fino a Grotte. Siamo arrivati mercoledì scorso, esattamente una settimana fa. Avevamo previsto di restare qui per 5 settimane, per goderci il mare, e abbiamo pensato di portare con noi Mito, perché fa parte della nostra famiglia. Non mi sentivo del tutto tranquilla nel portarlo a causa del caldo, ma poi ho detto: Perché no? Grotte è un posto fresco dove stare”.
Una vacanza in Sicilia dai nonni poteva e doveva essere una bellissima vacanza: sole, mare, movimento. E invece non è andata così. Mito domenica scorsa è andato a spasso col nonno. Doveva solo sgranchirsi le gambe, correre all’aria aperta, incontrare nuovi amici. Invece – in base al racconto dei coniugi Vizzini – quella passeggiata gli è stata fatale.

“Eravamo al mare – racconta ancora Maria – quando abbiamo ricevuto la chiamata di mio suocero. Ci ha detto che era uscito con Mito e che il cane si comportava in modo strano. Giusto il tempo di prepararmi per tornare in macchina a Grotte, è arrivata quella chiamata che nessuno vorrebbe mai ricevere: Mito non ce l’ha fatta… è morto.”.
Ma cosa è veramente accaduto?
“Mito – dice al nostro giornale il marito di Maria Nino Vizzini – è stato avvelenato. I sintomi sono stati chiarissimi: nel giro di 30 minuti era tutto finito. Mito ha iniziato a tremare, a sputare schiuma, perdeva sangue e alla fine non aveva nemmeno più la forza di chiudere gli occhi. È stata una morte atroce, che nessun essere vivente merita. Siamo distrutti dal dolore e chiediamo che questa crudeltà non resti impunita”.
Mito ha trascorso con la sua mamma e il suo papà umani 12 lunghi anni. Con loro ha condiviso la gioia di vedere nascere i suoi fratellini umani. Con loro ha giocato, viaggiato, vissuto.
Nel suo post su Facebook Maria scrive: “…Hanno distrutto la mia famiglia… e mentre queste persone trascorrono una normale giornata d’estate, io devo spiegare ai miei figli che nel mondo ci sono persone così cattive, mentre asciugo le loro lacrime e spiego loro che Mito non tornerà più a casa”.
Sì, perché Mito una casa e una famiglia ce le aveva, e in questo momento sono veramente tante le persone a cui era caro che stanno piangendo. Tante altre, che hanno conosciuto la sua storia sui social, manifestano il loro dispiacere e il loro cordoglio alla famiglia con messaggi e condivisioni.
Ma Mito non è l’unico cane rimasto vittima di avvelenamento. A Grotte in queste ultime due settimane se ne contano almeno cinque. Due randagi sono stati trovati morti col veleno alla bocca lo scorso 7 luglio, mentre tre cuccioli sono stati avvelenati venerdì scorso, 11 luglio. Per i tre piccoli forse ci sarà un domani perché soccorsi e ricoverati presso un canile.
Il modus operandi, comunque, è sempre lo stesso: qualcuno durante la notte dissemina per le vie di Grotte bocconcini di carne farciti con lumachicida, un prodotto altamente tossico e velenoso, che mette in pericolo cani e altri animali domestici. Così ad essere avvelenati non sono solo i cani, ma anche i gatti, e in queste due settimane se ne contano diversi casi.
Mito, ovviamente, è una vittima indiretta, perché chi opera queste vere e proprie mattanze rivolge la sua attenzione ai randagi del territorio, che in assenza di azioni di controllo e prevenzione vivono e si riproducono indiscriminatamente. E si sa, a Grotte i randagi non piacciono a tutti, anzi ad alcuni danno proprio fastidio. E quale modo più semplice ed economico se non avvelenarli?
A Grotte, come in altri paesi della Sicilia, questa atroce pratica sembra difficile da sradicare. Tutto questo è inaccettabile. I cani sono, come tanti altri animali, esseri sensienti, che provano sentimenti, capaci di alimentare relazioni sane. Non è quindi accettabile perché esistono numerosi strumenti di prevenzione e contenimento del randagismo che se applicati produrrebbero presto i loro effetti. Non è possibile accettarlo perché avvelenare un cane è un reato e chi avvelena è un delinquente. Ma, ancora più importante, non è possibile perché gli stessi bocconcini destinati ai randagi potrebbero essere ingeriti dai bambini che giocano e si muovono liberamente sul territorio.
Dalla sua pagina di Facebook il Sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza, lo scorso 11 luglio, dopo l’avvelenamento dei tre cuccioli scrive: “Stamattina si sono verificati dei casi di sospetto avvelenamento di un cane e di tre cuccioli. … Ciò premesso, il Comune ha prontamente attivato le procedure previste dai protocolli e quindi dalla normativa vigente…”.
In un paese civile nessuno dovrebbe abbandonare i cani, esponendoli ai pericoli della strada. In un paese civile non ci dovrebbero essere randagi. In un paese civile i cani andrebbero sterilizzati, cippati e reimmessi sul territorio per essere affidati alla comunità come cani di quartiere. In un paese civile i cittadini dovrebbero prendersi cura degli animali, garantendo loro affetto, cibo, sicurezza.



