C’è una melodia che, nonostante il tempo che passa e le abitudini che cambiano, continua a rallegrare intere generazioni. È quella del furgoncino dei gelati di Leonardo Mendolia, per tutti semplicemente Nardo, che dal 1990 gira le strade e i cortili di Racalmuto portando freschezza, colori e dolci ricordi.
È riuscito in questi ultimi trentacinque anni a ‘nguliari, a dare freschezza e ristoro alla gola s’intende, intere generazioni di ragazzini. Quando si sente nell’aria la melodia semplice di un clarion, orecchiabile ed efficace, vuol dire che le belle giornate sono già arrivate, che è arrivato il caldo che qui infuoca tutto. E che è arrivato Nardu, l’eroe dell’estate di Racalmuto, che con il suo mitico camioncino coloratissimo raggiunge ogni angolo del paese: cortili, piazze, periferie.
Un cono te lo prepara in due secondi. E spesso decide lui il gusto. In base alla faccia che hai. Simpatico, certamente, e molto generoso. Qui è Nardu per tutti. Leonardo Mendolia, una vita dedicata al cibo di strada e al gelato estivo venduto nella sua gelateria ambulante con l’inconfondibile jingle che riecheggia per le vie.
“Una volta – racconta – era molto meglio. Quando iniziai la gente scappava di casa, stavano tutti fuori: donne, bambini, ragazzi di ogni età. A lu Carminu, a lu campicieddru, a lu campu viecchiu, a la Baruna, a santa Nicola e a la funtana c’era un mondo, non ti ricordi?”.
Sì, ricordo le estati degli anni Novanta, quando si stava più fuori che a casa, soprattutto nel pomeriggio e di sera. E sentire nelle ore di afa potente il clarion di Nardu, che allora aveva un camioncino rosso e giallo, dava un po’ di sollievo.

“Si giocava in strada, le signore stavano sedute davanti le porte delle loro case ed io portavo un po’ di freschezza e mi dicevano di tornare anche la sera, quando i quartieri erano molto più vivi”, dice ancora Leonardo Mendolia.
E oggi la melodia del suo camioncino, dove c’è di tutto, persino il gusto antico della granita di caffè con panna, riesce a staccare i ragazzini dagli smartphone. Con lui il tempo sembra fermarsi. I volti dei più piccoli s’illuminano. E non solo dei più piccoli, in realtà: anche gli adulti, ormai genitori, corrono incontro a Nardo con lo stesso entusiasmo di quando erano giovincelli.

I gusti che hanno più successo? Lui ci dice – ma non si ferma, prepara coni e coppette a volontà vicino a un parco giochi – che certamente limone, big babol e puffo (gusto semplicissimo: panna con una punta di aroma che sa di vaniglia, con l’aggiunta di un colorante alimentare che gli dà il colore dei puffi, blu) sono intramontabili. E intramontabili sono le linguacce che i bambini fanno con la lingua blu, prima di aver chiesto ancora una volta a Nardu un’altra spolverata di coriandoli di zucchero.
Ha visto cambiare il paese. Ora le strade e le piazzette sono meno affollate e più silenziose. Tante case del centro storico sono chiuse. Quando guardo certe finestre con ancora le vecchie tendine ricamate mezze strappate mi fanno impressione.
Ma lui, Nardo, insiste e resiste. Spesso lo chiamano al telefono e lui corre. Corre, corre sempre. Continua a mantenere viva una tradizione che per molti rappresenta un legame profondo con il proprio passato e con l’anima più autentica di un paese.
In un mondo in cui tutto sembra cambiare troppo in fretta, il suono magico del suo furgoncino è la certezza che vincono sempre le semplici cose. Lo si vede negli occhi dei bambini che lui spesso fa sedere nel bancone viaggiante. E lo si vede spesso nei volti dei turisti che si fermano da lui. E allora chiamiamolo ancora, Nardu, per quest’altra estate che si preannuncia calda, ma pronta a essere rinfrescata.


