Al plesso “Sciascia” il “Torneo Capovolto”, un singolare saggio di fine anno in cui a competere non sono stati i bambini ma i genitori

Avete presente quei saggi di fine anno, infinitamente lunghi, quasi interminabili. Quelli in cui vi si abbassa la palpebra, ma che siete costretti a seguire dall’inizio alla fine perché per trenta secondi o poco più vostro figlio, o vostra figlia, farà la sua apparizione con una battuta, una coreografia, un assolo. Sono i saggi a cui continuate ad applaudire e a sorridere per la tenerezza che i bambini riescono a trasmettere quando dimenticano una poesia, quando si rifiutano di esibirsi perché si vergognano, quando piangono perché vogliono la mamma.
Sono i saggi che avete documentato con centinaia di foto, che puntualmente avete condiviso con amici e parenti, orgogliosi delle performance dei vostri figli, astri nascenti di improbabili discipline artistiche o sportive. Se siete genitori di due o più figli ne avrete collezionato decine, corredando ogni singolo evento con abiti di scena e divise create ad hoc, dai gusti a volte discutibili. Ma si sa, per amore dei figli riusciamo a farci piacere qualunque cosa, anche quel body verde pistacchio pensato dalla maestra del corso di ballo, quello tempestato di strass, che a volerlo lavare in lavatrice ne perdi l’ottanta per cento. E si va avanti così, per anni e anni, sino a quando i figli diventano adolescenti e abbandonano gli interessi che avevano da bambini per andare dietro a nuove passioni, che il più delle volte, fatte le dovute eccezioni, non gradiscono condividere con i propri genitori.
Ecco, i nostri figli, o meglio i figli del nostro tempo, danno per scontato che i genitori ci siano quando loro gradiscono e che scompaiano quando hanno bisogno dei loro spazi. In una relazione tanto asimmetrica, come quella tra genitori e figli, troppo spesso mamme e papà si trovano a dover dare senza ricevere nulla in cambio. Diventa tutto molto scontato, quasi obbligato, una sorta di pretesa dalla quale i genitori non sanno e non possono sottrarsi.
Così per educare i bambini alla reciprocità al Plesso Sciascia di Grotte si sono inventati il “Torneo Capovolto”, un torneo di fine anno in cui a competere non sono i bambini, ma i genitori. Mamme e papà, organizzati in squadre, si sono sfidati in semplici percorsi, staffette, slalom e giochi di abilità.
In questo torneo davvero singolare sono stati loro a dover dimostrare ai propri figli di essere capaci di affrontare delle prove a scuola, di prestare attenzione alle spiegazioni dei professori, di rispettare le regole, di accettare la sconfitta, di sentirsi parte di un gruppo. Dall’altra parte gli studenti hanno dovuto sostenerli, incoraggiarli, applaudirli, incitarli. Hanno esultato per le loro vittorie, si sono dispiaciuti per le loro sconfitte. Gara dopo gara, su quella lavagna di ardesia tirata fuori in cortile per l’occasione, i punti da attribuire ad ogni squadra sono aumentati sino a decretare, per una manciata di voti, la squadra vincitrice del Torneo: la mitica IV C.

Una vittoria simbolica quella della IV C, perché in realtà a vincere sul terreno di gioco dello Sciascia è stato il fair play, lo spirito di squadra, la solidarietà, la tolleranza, e perché no, anche la pazienza che finalmente i bambini hanno dimostrato nei confronti dei loro genitori, protagonisti di un torneo che si propone di educare i più piccoli non solo a ricevere, ma anche a dare, ma che vuole anche far comprendere ai genitori le pressioni che le aspettative che ripongono quotidianamente nei loro figli non sono sempre facili da soddisfare.
L’esperienza del “Torneo Capovolto” è piaciuta parecchio ai genitori dello Sciascia, tanto da chiedere di poterla ripetere nei prossimi anni. A coordinare i giochi il Professore Vincenzo Addonato, docente di educazione fisica dello Sciascia, e il Professore Guglielmo Giudice, docente di educazione fisica felicemente in pensione.


