Fondato a Racalmuto nel 1980

Racalmuto, arriva il Padel

Inaugurato in via Filippo Villa, il primo campo di Padel comunale in provincia di Agrigento. Uno sport in voga da pochi anni anche in Italia molto vicino al tennis. Una struttura nata dal suggerimento di Giovanni Salvo che quarant’anni fa propose, dalle pagine di Malgrado tutto, la costruzione di un campo da tennis pubblico dopo quello realizzato al Serrone dalla famiglia Di Falco negli anni Settanta

Il nuovo campo di Padel comunale

Si gioca sempre in doppio e in un campo chiuso. Un gioco che sta tra il tennis e lo squash. È il Padel, negli ultimi anni sempre più in voga anche nell’agrigentino. Tanti, tantissimi frequentano i campi di Padel – rettangolari e chiusi ai quattro lati da pareti – e spesso, almeno in provincia di Agrigento, bisogna fare la fila. Perché non sono tante le strutture dedicate a questo sport.

A Racalmuto, nel vecchio campo sportivo di via Filippo Villa, è stato inaugurato nei giorni scorsi dal sindaco Vincenzo Maniglia e dagli assessori, un nuovo campo di Padel. È la prima struttura a gestione comunale nel territorio agrigentino.

Nato grazie ad un’idea di Giovanni Salvo, appassionato di tennis sin da ragazzino. Era stato lui più di quarant’anni di anni fa a proporre al Comune, proprio sulle colonne di Malgrado tutto, la costruzione di un campo di tennis: “Sì, è passato tanto tempo. E ora, finalmente, abbiamo l’impianto di padel, avevamo il timore che potesse fare la fine della vicina piscina comunale, visto che un anno fa era già pronto – dice – da cittadino comunque esprimo piena soddisfazione e desidero ringraziare pubblicamente l’ex assessore comunale Angela Penzillo per aver creduto nella mia proposta“.

Il taglio del nastro

Un campo di Padel ci voleva, visto i tanti appassionati. Il luogo dove è stato realizzato ancor oggi è chiamato il “vecchio campo sportivo”, anche se da un ventennio, ormai, una piscina mai completata è diventata il simbolo dello spreco dei soldi pubblici e di come si può stravolgere la vita di una comunità attraverso scelte sbagliate.

Qell’angolo di paese è sempre stato dedicato allo sport. Da quando la famiglia Mantia, ricchi proprietari di miniere di zolfo del paese, donarono quell’appezzamento di terra ai Racalmutesi. A loro, infatti, andrebbe dedicata quest’area, ai Mantia, il cui nome vanta, tra gli altri, un Pietro Mantia, filosofo, vissuto tra il 1870 e il 1933 e un sindaco, Pasquale Mantia, amministratore nei primi dieci anni del Novecento. Ci vorrebbe forse una targa, un ceppo, per ricordare chi ha donato alla comunità, anche per mettere ombra su chi invece ha tolto e distrutto.

È un luogo storico per lo sport racalmutese e per il padel è perfetto. Ha un’ottima esposizione e anche la posizione che, vista la centralità, consentirà a tanti bambini di avvicinarsi a tale disciplina, cugina lontana del tennis, ma di più facile approccio“, dice Salvo che conosce bene la storia del tennis a Racalmuto.

Tutto parte da un campo improvvisato che negli anni Settanta esisteva sulle colline del Serrone, del quale ancora pare vi sia traccia – ricorda Jonny – fu il nonno di Pippo Di Falco, il signor Giuseppe, a spianare un pezzo di terreno scosceso, fra le rocce e le piante di sommacco, per far posto al primo campo da tennis di Racalmuto. Il terreno di gioco era costituito da rosticcio abbattuto, e di misura quasi regolamentare. Lo fece probabilmente su commissione del figlio Giovanni, il noto Prof. Di Falco, che non esiterei a definire essere stato, oltre uno dei primi intellettuali di quegli anni a Racalmuto, il primo in assoluto ad avere avuto la passione per il tennis“.

Giovanni Salvo

Lo sport in voga all’epoca era solo il calcio – prosegue Giovanni Salvo – seguito da centinaia di tifosi che la domenica affollavano gli spalti dello stadio Filippo Villa. Il tennis era uno sport distante, considerato di nicchia. A possedere una racchetta eravamo in pochi. Erano gli anni in cui la squadra italiana aveva vinto la coppa Davis. Il periodo di Panatta e Barazzutti, in particolare Adriano Panatta si attestava bene agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros. Possiamo dunque stabilire che a Racalmuto il tennis arriva qualche anno prima della sua affermazione nazionale. Il campo dei Di Falco era gentilmente messo a disposizione di noi ragazzi che risiedevano d’estate nella contrada del Serrone. Da li i primi scambi, i primi palleggi. La racchette erano di legno, quelle professionali avevano le corde in budello. La prima racchetta con queste caratteristiche la possedette Gaetano Restivo, fratello di Gigi, acquistata durante un suo viaggio a Londra nel 1977. Era una Slazenger smaltata di bianco lucido, all’epoca in uso ai grandi tennisti internazionali”.

“Iniziò così il tennis a Racalmuto – prosegue Salvo – Qualche anno dopo ebbi l’occasione di proporre  all’assessore allo sport dell’epoca di costruire un campo comunale. La mia proposta fu accolta anche quella volta,  la struttura fu progettata in contrada Bovo, all’interno del complesso dello stadio comunale Mantia, haimè oggi totalmente abbandonato e distrutto. Si organizzarono lì i primi tornei fino al finire degli anni Novanta. Nel 2000 venne costruito un secondo campo comunale in contrada Padreterno, oggi organizzato degnamente in Club, con una trentina di soci all’attivo“.

Il nuovo campo di Padel di Racalmuto è a disposizione di tutti. È pubblico. Per informazioni rivolgersi a Gianluca Di Marco, Tonino Polifemo e Alfredo Mattina.

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