Fondato a Racalmuto nel 1980

Il diritto di curarsi e di stare bene

Dedicato ai No Vax

Raimondo Moncada

“Tra un malato oncologico e un gravissimo cittadino no-Covid contagiato dal virus, i medici debbono scegliere sempre il primo per le cure salvavita in ospedale”. È quanto mi dice a telefono un amico durante una chiacchierata su tutto. L’amico si è appena fatto la terza dose di vaccino perché crede nella pericolosità del virus e crede soprattutto nella scienza. Non riesce ancora a comprendere la posizione di tanti che sono contro di lui e contro tanti altri che hanno seguito le indicazioni dell’Autorità Sanitaria ufficiale e non i consigli di chi è convinto che il Covid non esista, che il vaccino sia solo uno strumento per controllarci da Marte, un pretesto per far guadagnare l’industria farmaceutica e che sia meglio curarsi con purghe di candeggina. Il mio amico, che ha studiato, che si è laureato, che quando non capisce qualcosa si affida a chi sa e ha competenza, si interroga sul concetto di libertà quando di mezzo c’è la salute pubblica, la salute di tutti, il diritto di stare bene e di essere curati. 

Si avvia un ragionamento (un processo che usa la ragione e, dunque, il cervello umano). Eccolo: se io faccio una campagna contro chi nel mondo e nel mio Paese combatte il Covid, contro chi adotta delle misure per limitare il contagio e la saturazione degli ospedali, contro chi rispetta le misure anti Covid, e mi comporto pure come se nulla fosse, e poi vengo raggiunto dal virus, e mi sento male, e ho bisogno di assistenza medica e del respiratore in ospedale, l’Autorità Sanitaria ufficiale come si deve comportare con me? Deve tenere conto di quello che ho detto per giorni, settimane, mesi e anni e di come mi sono comportato? Oppure deve accogliermi come se nulla fosse, perdonandomi, curandomi al meglio, accettando il mio sincero pentimento? 

È chiaro ed evidente che un medico guarda solo i bisogni del malato e non le sue opinioni o le sue azioni. Ed è chiaro ed evidente che ogni malato, sì-Covid o no-Covid, ha diritto a tutte le cure possibili senza alcuna distinzione.  E qui inserisco l’osservazione iniziale del mio amico sì-Covid convinto e iper critico nei confronti dei no-Covid irriducibili.

E se, nell’emergenza, nel caso di una limitatissima disponibilità di posti in ospedale, con reparti ordinari convertiti in cura anti virus, ci fosse da scegliere tra un malato oncologico, cardiologico, neurologico ecc. e un paziente con pregressa attività no-Covid? Il mio amico non avrebbe dubbi. 

Si potrebbe però evitare al medico l’ingiusto peso dell’inumana scelta. Basterebbe una banale dichiarazione del paziente non ancora paziente in cui venga espressa la rinuncia totale a cure in strutture pubbliche per una malattia a cui non crede e contro le cui misure combatte; o una dichiarazione in cui venga espressa la rinuncia a una priorità da emergenza nazionale Covid per dare la precedenza all’ingresso nei propri reparti di pazienti affetti da altre gravi patologie. Il mio amico introdurrebbe pure l’obbligo di pagarsi le cure contro le quali il paziente non ancora paziente Covid ha ingaggiato una spietata battaglia.

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