“Ho cercato di riscattare, tra luci e ombre, la storia di una dinastia”

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Incontriamo Raffaella Ranise autrice del libro I Romanov. “Nessun popolo d’Europa ha subito povertà e umiliazioni quanto quello russo, eppure nessuno ha amato così tanto i propri sovrani”.

Raffaella Ranise

Incontriamo la scrittrice Raffaella Ranise all’interno della libreria Mercurio di Palermo durante la presentazione del suo libro I Romanov, pubblicato dall’editore Marsilio. I Romanov è un viaggio di oltre cento anni racchiuso in un testo straordinario e indimenticabile. Da qui inizia la nostra intervista.

Come è nato questo libro?

Il libro è nato in seguito alla visita al Museo della Moda e del Profumo della Maison Daphné, un luogo incantato dal quale assaporare scampoli di vite lontane. Avrei potuto trarre altri spunti, ma la mia mente era ormai ancorata a due nomi: Russia e Romanov. Sono molto contenta che la Marsilio abbia scelto come copertina un particolare del foulard della Rosa Romanov della Maison Daphné, ormai simbolo del libro.

La Russia rimane sempre un paese misterioso e difficile per gli europei. Lei come lo vede?

La Russia mi ha sempre affascinata, per la bellezza del paesaggio e per la peculiarità del popolo, così difficile da comprendere. Per questo ho scritto: “Pochi luoghi riescono ad affascinare come la Russia, forse perché nel nostro immaginario rievoca spazi sterminati, distese ghiacciate e impenetrabili dove nulla è come appare, come se la neve e la bellezza del paesaggio potessero coprire e nascondere i segreti più terribili, destinati a riaffiorare macchiando di sangue l’incanto ricoperto di bianco”.

Leggendo il suo libro mi sono venute in mente tre parole: amore, passione e morte. Erano questi i sentimenti che hanno vissuto i Romanov? 

Ho cercato di mettere in risalto la straordinaria ascesa della dinastia Romanov, che nell’arco di due secoli è stata capace di divenire arbitro dello scenario europeo. Pietro il Grande, vissuto tra il Seicento e il Settecento, è sicuramente la figura più affascinante perché è stato in grado di aprire la sua terra all’occidente. Per diciotto mesi Pietro ha girato per l’Europa e quando è ritornato nella sua amata Russia ha scelto di costruire San Pietroburgo, la città fiabesca che noi tutti amiamo. Tuttavia c’è un lato amaro, perché San Pietroburgo è tristemente soprannominata la città delle ossa, per il numero elevato di vite umane perse nella costruzione della città. Elisabetta, la figlia di Pietro, ha dato vita al Barocco elisabettiano continuando l’opera del padre nel rendere grande il  regno. Caterina la Grande, la zarina con la passione per l’Illuminismo è il tentativo meglio riuscito di aprire la Russia all’Occidente. Aggiungo che il popolo russo ha generosamente donato la vita per il sovrano, per questo ho scritto “Nessun popolo d’Europa ha subito povertà e umiliazioni quanto quello russo, eppure nessuno ha amato così tanto i propri sovrani”.

Raffaella Ranise con Lino Buscemi durante la presentazione del libro a Palermo

Il suo libro si conclude con una tragedia: la famiglia reale verrà trucidata a Ekaterinburg in una notte di luglio esattamente 100 anni fa.

Nicola II era una persona fragile e insicura, ma profondamente convinto nel potere assoluto dello zarismo. Alessandra odiata dalla corte e mai capita. Eppure tutti conoscono la loro storia e si soffermano incantati a guardare le immagini dei loro bellissimi e sfortunati figli. Ho cercato di riscattare la loro storia attraverso la dignità con la quale hanno affrontato i duri mesi della prigionia, sempre più terribili. Anche l’ultima notte sono scesi ubbidienti e con somma dignità verso il loro tragico destino.

Quando inizia la sua passione per la scrittura?

La risposta forse può sembrare scontata, ma chi condivide la mia stessa passione sa che è difficile ricordare un momento in cui la scrittura non abbia fatto parte della propria vita. E’ un aspetto della personalità e del mondo di essere, si scrive per gioia e per dolore, per noia e per emozione.

Raffaella Ranise alla libreria Mercurio con Barbara Borsotto e i responsabili della libreria

Perché le storie delle donne scrittrici sono spesso storie di esclusioni e di conquiste?

Nascere donna in tempi passati ha significato sicuramente molte esclusioni e graduali conquiste che hanno permesso di arrivare fino ad oggi. Oggi noi abbiamo le stesse possibilità di studio e di realizzazione, almeno in linea teorica. Le giovani si laureano in misura maggiore e più velocemente degli uomini, ma le possibilità di carriera subiscono ancora un arresto per adempiere agli impegni familiari. Ciononostante dobbiamo riconoscere il grande sforzo che tante donne prima di noi hanno fatto e ci permettono di guardare con orgoglio la strada che abbiamo compiuto.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sarà ancora storia di una dinastia, ma non aggiungo altro, perché sono solo all’inizio della ricerca. 

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