Hamilton, la paura delle famiglie italiane durante la guerra

di | 20 Mag 21

HAMILTON IN LINEA Pubblichiamo un primo articolo di Joe Baiardo e Charles Criminisi sull’ora più buia della storia del Canada: l’ingiusta reclusione degli Italo-Canadesi durante il secondo conflitto mondiale

Mentre si accendevano le prime luci dell’alba in quel lunedì 10 giugno del 1940, la maggior parte dei cittadini canadesi si svegliò e si preparò per la giornata che stava per iniziare. Lavoro, scuola, faccende domestiche li attendevano. Molti di loro erano arrivati in Canada dall’Italia. Alcuni erano nati lì. Seicento di questi Italo-canadesi, svegliandosi quel giorno, non avrebbero mai immaginato che molti di loro non sarebbero tornati a dormire nel proprio letto quella sera.

In quel giorno infausto, l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna ed ai suoi alleati. Quasi subito il governo canadese, a seguito del decreto sulle misure di guerra, ordino’ che un certo numero di cittadini Canadesi di origine italiana venisse posto in stato di detenzione, poiché considerati una minaccia per la sicurezza del nostro paese.
In totale oltre 31.000 italo-canadesi furono identificati come estranei nemici e circa 600 di loro vennero imprigionati. Molti di questi furono arrestati nelle prime ore di quel giorno, la maggior parte venne prelevata dalle proprie case e condotta in punti di raccolta prima di essere trasferita nei campi di detenzione. In Ontario il campo principale si trovava a Petawawa e lì molti prigionieri trascorsero fino a 5 anni prima di essere liberati e di poter ritornare alle proprie famiglie. Altri che non furono reclusi, vennero posti agli arresti domiciliari per lo stesso periodo di tempo.

Sebbene la scusa ed al tempo stesso l’accusa per la loro reclusione fosse che erano sostenitori del fascismo e forse spie, nessuno di loro fu accusato di alcun crimine né sottoposto a processo legale. Furono semplicemente prelevati dalle loro famiglie e dai loro affetti per la maggior parte della durata del conflitto. Ciò ebbe un effetto devastante sulla vita di ognuno di loro, a causa della perdita del lavoro, il blocco delle attività commerciali ed il distacco dagli affetti e dagli amici.
Hamilton fu duramente colpita dalle reclusioni poiché su 600 imprigionati, 74 provenivano da qui. Quasi tutti erano nati qui o discendenti da immigrati del Sud Italia. Di questi 74, almeno 10 erano siciliani, molti dei quali di origine Racalmutese. Avevano dei cognomi siciliani molto familiari: Boccaccio, Borsellino, Cino, Lanza, Licata, Lo Cicero, Morreale, Travale, Termini, Vizzini, Zaffiro. L’impatto sulle famiglie viene raccontato in maniera dettagliata nell’ultimo libro di Vince Agrò ”Il bravo medico”, vincitore di un premio, in cui leggiamo delle vita quotidiana degli abitanti di Hamilton fino agli inizi della guerra, della paura, del sospetto e della lotta che hanno fronteggiato durante e dopo il 10 Giugno del 1940. Oltre al libro di Agrò, è stato scritto molto su questo periodo buio della storia del Canada. Degni di nota sono: “I nemici all’interno, Italiani ed altri confinati in Canada ed all’estero” (edito da Franca Iacovetta, Roberto Perin ed Angelo Principe) cosi come “Oltre il filo spinato: Saggi sul confino degli Italo-canadesi” (edito da Licia Canton, Domenic Cumano, Michael Mirolla e Jim Zucchero). Questi volumi ci portano nel periodo, nel mondo e nelle vite di coloro che hanno avuto un ruolo in questo episodio storico di oltre 80 anni fa ed il cui impatto ed insegnamento sono ancora oggi vivi per noi .

Se avete voglia di scoprire di più su questo argomento, potete visitare il sito: http://www.italiancanadianww2.ca/villa/home. Il link seguente invece vi fornirà una descrizione delle condizioni dei confinati, dove vivevano, cosa facevano ed altre informazioni personali: http://www.italiancanadianww2.ca/tour/internees.

Per oltre 25 anni noi Italo-Canadesi abbiamo fatto pressioni a nome della comunità italiana per ottenere giustizia, il riconoscimento di un atto illecito e le scuse per il danno arrecato a coloro di cui si parla in questo articolo. Nel corso degli anni si sono susseguite dichiarazioni e promesse da parte dei funzionari del governo e sono stati realmente compiuti alcuni passi importanti. Ma oggi, a quasi 80 anni da quell’infausto lunedì, non abbiamo ancora ricevuto alcun atto di scusa. Ciò detto il nostro Primo Ministro ha promesso di farlo entro il 2021. Da parte nostra aspettiamo e preghiamo.

Come anticipato, questo articolo è il primo di una serie di tre. Le parti successive verranno pubblicate a fine maggio. La seconda parte sarà il racconto personale di un prigioniero e di come questi accomuna tutti i confinati nei campi di prigionia. Nella terza ed ultima parte coinciderà con l’atteso atto di scuse del nostro Primo ministro Justin Trudeau, e si discuterà di come è accaduto e di cosa significhi per i Canadesi, in particolare per tutti coloro che hanno origini italiane.

(Traduzione: Adele Maria Troisi)

* * *

A Dark Period in Canadian History: The Internment of Italian-Canadians during World War II (first in a three-part series

As the day dawned on Monday June 10, 1940, most Canadian citizens awoke and looked forward to the day ahead. Work, school, household duties awaited them. Many of them had come to Canada from Italy. Some were born here. 600 of these Italian Canadians waking up that day could not have imagined that many of them would not go to bed in their homes. On that fateful day, Italy declared war on Great Britain and its allies. Almost immediately, the Canadian Government, under the War Measures Act, ordered the detention and internment of a number of Canadian citizens of Italian descent on the basis that they were considered a threat to the security of our country.

In total over 31,000 Italian Canadians were identified as enemy aliens and approximately 600 interned. Many of them were arrested in the early hours, most at their homes, and were taken to holding locations before transfer to internment camps. In Ontario the main camp was at Petawawa where many internees were to spend up to five years before being released and returning to their families. Others not interned were put under house arrest for similar periods of time.

Although the general allegation and excuse for their internment was that they were fascist supporters and perhaps spies, none of them were charged with any crimes, nor given due process of law. They were simply taken away from the families and livelihoods for much of the duration of the War. This had a devastating impact on many of them, causing loss of jobs, closing of businesses, disassociation with friends and family.

Hamilton was particularly impacted by the internment in that 74 of the 600 came from here. Virtually all of them were either born or were descendants of immigrants from Southern Italy. Of those 74, at least 10 were Sicilian with many of them tracing their heredity to Racalmuto. They bore very familiar Sicilian names: Boccaccio, Borsellino, Cino, Lanza, Licata, Lo Cicero, Morreale, Travale, Vizzini, Termini, Zaffiro. The impact on families is eloquently recounted in the late Vince Agro’s award winning book “The Good Doctor” wherein we read of the day to day lives of Hamiltonians leading up to the War, the fear, suspicion and strife that they suffered on and after June 10, 1940.

In addition to Mr. Agro’s book, much has been written about this dark period in Canadian history. Of particular note are “Enemies Within: Italian and Other Internees in Canada and Abroad” (edited by Franca Iacovetta, Roberto Perin and Angelo Principe) as well as “Beyond Barbed Wire: Essays on the Internment of Italian Canadians” (edited by Licia Canton, Domenic Cumano, Michael Mirolla and Jim Zucchero). These volumes take us into the time, the world, and the lives of those who played a role in this episode of more than 80 years ago but one whose impact and lessons are still with us today.

If you would like to learn more about this please visit: http://www.italiancanadianww2.ca/villa/home. The following link takes you a description of the internees, where they lived, what they did, and other personal information: http://www.italiancanadianww2.ca/tour/internees

For over 25 years, we Italian Canadians have lobbied and advocated on behalf of the Italian community to seek justice, acknowledgement of wrongdoing, and an apology for the harm that was visited upon those referred to in this article. There have been statements made by Government officials, promises of redress, and some concrete steps taken. But to this day, almost 81 years after that fateful Monday, we have yet to receive an apology. Having said that, our Prime Minister has promised to do this sometime in 2021. We hope and pray.

As mentioned in the title to this article this is the first in a three-part series. The remaining parts will be published in the month of May. Part Two will be a personal account of one particular internee and how he represented and personified many of those in the internment camps. The third and final part will discuss and coincide with the expected apology of our Prime Minister Justin Trudeau, how it came to be, and what it means for Canadians, particularly those who trace their origins to Italy.

(I continua)

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli

Cerca nell’archivio

Archivi


  • “Istruire le nuove generazioni per una società multietnica”
    HAMILTON IN LINEA Si conclude con quest'articolo il racconto della vicenda legata alle ingiustizie subite dagli Italo-Canadesi durante la seconda guerra mondiale. Le scuse del Governo Italiano e i ringraziamenti delle famiglie di chi ha vissuto l'incubo della reclusione. La storia di Giovanni Travale e Vincenzo Lo Cicero […]

Facebook