Grotte. Vincenza Burgio e Maria Elena Napoli, antesignane donne delle istituzioni 

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Furono le prime due donne elette consiglieri comunali dopo le prime libere elezioni

Maria Elena Napoli

Come spesso capita nelle uscite per diporto, liberi come si deve essere da premeditati e costrittivi itinerari di consuetudine turistica, casualmente l’occhio si sofferma su cose che sfuggono all’intenzione, come se queste, per vis actrativa, richiamassero l’attenzione di chi lì è per mero caso.

Lapidi, di ogni genere, quelle apposte alle facciate delle case: commemorative di eventi o di personaggi, anche sconosciuti, che per le intenzioni di chi ne formulò il testo se ne riceve un comando: “A imperituro ricordo posero”.

Quasi una premonizione e un ammonimento, un antidoto per quella che è la labilità della memoria o ancor peggio per timore dell’oblio, per le dissolvenze della vita nella morte.

Lapidi enfatiche, come  lo è l’implicito imperativo di chiusura.

Compiacimenti per i vivi, segrete speranze, spesso tramutati in autoinganni collettivi a voler seguire lo scetticismo sciasciano sulla resistenza della memoria al futuro.

Lapidi che scoloriscono nel tempo assieme a  quanto celebrano, encomiabili intenzioni che svaniscono,  evaporano: fatti e persone che si disperdono nelle oscurità dell’universo.

Ma una sottile speranza sta in chi, nel tempo (non si sa quanto ne occorra), tassello dopo tassello, riesce a tirare dalla polvere della dimenticanza fatti e persone che hanno caratterizzato un luogo rendendolo vivo: corrispondenze sentimentali, ideologiche, emozionali, un chiamarsi e riconoscersi non tenendo conto del fattore tempo, dalla storia e per la storia: una sorta di foscoliana corrispondenza di amorosi sensi.

E se poi i solitari studiosi, gli appassionati si moltiplicano, si associano, permeano le istituzioni, allora si instaura un nuovo corso, di riscoperta delle proprie radici, dei profumi della propria terra e dei suoi fiori: pozione fortemente medicamentosa per ogni contingente e fuorviante tentazione.

E non può essere che condivisibile ed entusiasmante l’opera di sensibilizzazione e l’iniziativa dell’Associazione Italiana “Toponomastica Femminile” e dell’ANCI per ricordare le 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente, che con il loro lavoro hanno contribuito a dare vita ad una delle migliori costituzioni moderne, che ha saputo fare la sintesi delle diverse anime politiche,  ma che, in ogni caso,  avevano chiara nell’ordinamento giuridico la centralità dell’Uomo e dei suoi innati diritti: l’aspetto più nobile della politica.

E se ciò è di conforto per questa riscoperta della memoria, dall’altro lato il ricordo non può rimanere incompiuto.

Al mio paese, dopo lo sbarco alleato, il Governo Militare Alleato (A.M.G.O.T) nominò sindaco l’avvocato Ettore Seminerio e successivamente l’ing. Giuseppe Terrana.

Alle prime libere elezioni, il mio paese, che ha sempre anticipato i tempi, elesse al consiglio comunale due donne: l’insegnate Vincenza Burgio e la signorina Maria Elena Napoli, cattoliche di provata fede, che si distinsero, con il garbo che le caratterizzò nella vita, nell’alto consesso cittadino declinato totalmente al maschile: antesignane donne delle istituzioni.

Il mio pensiero, il mio desiderio, la mia voce, non può che chiedere, per atto di giustizia, che di loro ne permanga e si rinnovi la memoria, riscoprendone le indubbie qualità e l’estrema attualità dell’impegno che profusero per la collettività stremata dalla guerra, così che la mia comunità rinnovi, come in una confermazione, l’imperativo “A imperituro ricordo”.

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Della consigliera comunale Vincenza Burgio non abbiamo trovato foto

 

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