Giuseppe Benedetto Napoli, il nobile poeta della notte

di | 4 Giu 21

Storie. Nelle amichevoli conversazioni, il prof Napoli, confidava che le lunghe passeggiate serali o notturne, che sovente intraprendeva, gli consentivano di apprezzare nel silenzio delle strade i reconditi significati e la insita bellezza evocativa di alcuni luoghi del paese

Giuseppe Benedetto Napoli

Giuseppe Benedetto Napoli

Tutto in lui assumeva i contorni quasi diafani di qualcosa di aristocraticamente antico, che, nonostante l’incomprensione di alcuni, rivendicava rispetto e riscuoteva ammirazione: l’incomparabile conoscenza degli autori classici, il raffinato gusto musicale, la sincera devozione religiosa operosa ed attenta ed il tifo, ostentato con orgoglio e devozione, per il mitico Torino, quasi a riproporre il gusto particolare per le scelte originali ambite ed esclusive. Un’essenza nobile, dove con sapiente equilibrio venivano a convivere, quasi in un magico dosaggio, cultura e fede, intramontabile amore per la musica e struggente poesia, erudita conoscenza della letteratura classica ed indomita passione calcistica.

Visitare la sua dimora avita, densa del magnetico fascino della vetustà, ti conduceva a condividere quel pervasivo e persistente ardore di libri antichi, che, in un’atmosfera di disincantata signorilità, ti invogliava alla consultazione dei testi, riposti con ingannevole disinvoltura sulla scrivania e sulle sedie, che sembravano irretire il visitatore, occhieggiando invitanti.

Era sempre suggestivo instaurare una conversazione con il Prof. Giuseppe Bendetto Napoli: ci si addentrava in un itinerario intricato e seducente, in cui con simultanea frequenza era possibile imbattersi nella malizia dei deliziosi versi dell’ “Ars Amatoria ” di Ovidio, accanto ai reconditi e vibranti significati rivoluzionari, contenuti nella  leopardiana “Ginestra”. Poi, si poteva incredibilmente assistere al serrato confronto tra l’ineguagliabile eleganza poetica dei tragici greci e le coinvolgenti implicazioni filosofiche nelle opere teatrali di Seneca.

Ma questo viaggio delle meraviglie non aveva termine, se non dopo, lambiti i magistrali virtuosismi di Segovia, enumerate le insidie della metrica antica e dall’aoristo nei verbi greci irregolari, essere stata  rievocata, con indissimulato compiacimento, l’esatta formazione del Torino o della nazionale di calcio in un memorabile incontro. L’interlocutore incantato si accorgeva che, tramontato il sole, la sera era divenuta la suggestiva cornice del racconto e della memoria.

Fu presidente dell’Azione Cattolica. La sua granitica coerenza morale concorse a formare tanti giovani, come il Dott. Antonio Carlisi ed il procuratore Filippo Vitello, che , successivamente, hanno nel loro impegno politico e sociale e nelle loro professioni, difeso e propugnato i valori di lealtà e giustizia, indicati dal loro maestro. L’intransigenza dottrinale, che nelle dispute e nell’impegno ecclesiale lo caratterizzava, spesso era mitigata dalla visione umanistica e dalla intensa sensiblità, suggerita da un’intima indole poetica. Il tratto distintivo del suo carattere era la gentilezza, ma, dinanzi alla grossolana protervia, al sarcasmo volgare ed alla arrogante presunzione, mostrava disappunto e fermezza; confermando di sentirsi a suo agio quando le sue erudite lezioni di letteratura arrivavano in soccorso davanti alla misteriose incongruenze della vita, lenendo le sue amarezze, come il protagonista de “La Badante” di Matteo Collura.

Nelle amichevoli conversazioni, il prof Napoli, confidava che le lunghe passeggiate serali o notturne, che sovente intraprendeva, anche nel tentativo di contrastare l’insonnia, gli consentivano di apprezzare nel silenzio delle strade i reconditi significati e la insita bellezza evocativa di alcuni luoghi del paese, che misteriosamente venivano celati dalla scontatezza della luce diurna.

Nella immobile quiete della notte, Giuseppe Napoli, come il personaggio di Collura di fronte al crepuscolo dell’esistenza, forse scopriva di essere grato alla luna che illumina non solo la notte ma anche noi…dentro, donando la speranza e rendendo il cielo meno tenebroso. E spesso in quelle notti nasceva la sua poesia, che appariva un sortilegio, scaturito dalla malinconia e dalla solitudine, ma sollecitato pure dalla speranza e dall’immarcescibile sentimento dell’amicizia, che poteva generare complicità, intensa e…amore. Questi componimenti costituiscono  il suo inestimabile patrimonio culturale ed umano, la sua cospicua eredità morale, la sua sensibile genialità, la profondità umana, a feconda ricchezza intellettuale, l’innata capacità di comprendere e rispettare.

Forse adesso, come il guardiano delle rovine di Gesualdo  Bufalino, starà chiamando con il suo mandolino, o accordando le corde della preziosa chitarra, gli spettri.

Il prof. Napoli, al centro, con l’arciprete Tortorici e i giovani dell’Azione Cattolica (foto Grotte Info)

Ma ci piace fantasticare e pensare che anche lui possa essere immaginato, a diversi anni dalla sua mortecome uno degli spiriti di Cesare Zavattini, i quali senza invadenza, ma con discrezione e cortesia sono soliti fare visita ai viventi, prodighi di consigli e desiderosi di affetto.

Uno spirito d’altri tempi, dunque, che si avvicina con quel familiare passo leggero e felpato, con un sorriso dolce, quasi di scuse, con il quale sia possibile parlare e scoprire insieme come la vera sapienza coincida con la profonda e sincera umiltà

2 Commenti

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    Commuovente memoria, scritta da chi ha saputo comprendere ed amare un poeta dell’anima, persona sincera e pura, di quella volutamente ed ostinatamemente ostentata infantile purezza alla quale l’insopportabile e banale trascorrere del tempo contrappone, col suo noto fare grezzo e banale, il silenzio e la dimenticanza.

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      Un quadro d’autore straordinario.
      Nessuno dei maggiori artisti del realismo avrebbe potuto operare una descrizione così efficace di costumi, idee, personalità di un uomo dotato di una cultura strabordante e di una sensibilità artistica unica. Solo una persona di pari livello poteva rappresentare un’epoca secondo il modo di vedere di un altro che esprimeva un’arte forse non attuale ma sempre viva, questo era lo scopo di vita che ha dato a tanti di noi.
      Grazie Mimmo. Bravissimo!!
      Filippo Vitello

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