Grotte, l’anarchico dimenticato

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Storia di Randolfo Vella, esponente di rilievo nei primi decenni del Novecento del Movimento Anarchico europeo. 

Randolfo Vella

La libertà degli uomini, alla quale pensava Michail Bakunin, dispiegò le sue ali, certamente senza previsione alcuna del filosofo, nel cielo turchino che sovrastava i dolci sulfurei colli grottesi con i cumuli gessosi delle sue case avvinte in un abbraccio urbanistico a mimetizzare, nel loro ammassarsi, gli ingressi delle spelonche che costituirono il primigenio paesaggio. Lì avvenne la sua consustanziazione, non in un solo essere ma in un intero gentilizio: i Vella.

Randolfo Vella, nato a Grotte il 20 aprile 1893, fotografo ambulante e rappresentante di commercio, apparteneva ad una numerosa famiglia di dieci persone, tutti schedati come anarchici, caratterizzati nella loro esistenza da un rocambolesco peregrinare per l’Europa.

Randolfo Vella a dodici anni venne iniziato all’anarchismo dal fratello Diego, abbandonava gli studi regolari, che però continuava da autodidatta, trovando, in tal modo, conferma in quanto sostenuto da Charles Fourier, per il quale nell’azione educativa occorre ridurre al minimo l’esercizio dell’autorità e permettere lo sviluppo di tutte le potenzialità della persona. E quale migliore annullamento dell’autorità scolastica in chi ha sviluppato da solo, per proprio conto, la propria cultura?

I Vella, anzi la “tribù Vella” come fu poi chiamata la famiglia negli ambienti anarchici milanesi, dopo essersi trasferita in diversi centri della Sicilia giungeva a Milano nel 1915 contribuendo al quotidiano anarchico “Umanità Nova”,  testata che inviò a Fiume Randolfo per avere un resoconto dettagliato degli avvenimenti. Nella sua intervista a D’Annunzio, alla domanda se fosse comunista, il poeta rispose “Nessuna meraviglia, poiché tutta la mia cultura è anarchica, e poiché è radicata in me la convinzione che, dopo quest’ultima guerra, la storia scioglierà un novello verso un audacissimo lido. E’ mia intenzione di fare questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione eminentemente comunista verso tutte le nazioni oppresse. Io ho bisogno di non essere calunniato da voi sovversivi; poi vedrete che la mia opera non è nazionalista”.

Trasferitosi, con l’avvento del fascismo, negli USA, Randolfo venne rimpatriato, per poi espatriare clandestinamente, nel 1927, assieme alla “tribù”, prima a Lugano e poi a Ginevra, dove a Biasca con l’editore Carlo Vanza fondava la rivista antifascista “Vogliamo!”. Nel luglio 1930 la redazione fu costretta a trasferirsi ad Annemasse, in Francia e i Vella collaborano nel frattempo alla stampa anarchica interazionale in particolare al “Il Risveglio” e a “L’Adunata dei refrattari” di New York. Nel 1932 Randolfo pubblica in Ticino “Pre-anarchia”, libretto  sull’organizzazone della società post-rivoluzionaria, ricevendo dal Movimento anarchico critiche contrastanti, i cui contenuti  divengono, però, attuali durante la Rivoluzione Spagnola.

La visione preanarchica di Randolfo influenza le deliberazioni dei Convegni degli anarchici italiani, che si svolgeranno in Francia negli anni Trenta, da quello di Puteaux a quello di Chambéry, ma anche a quello  di Sartrouville. In questi anni riveste un ruolo di primo piano tra gli esuli in Francia, e nell’agosto 1936 si trova in Spagna come miliziano nella Colonna nella Ascaso. Nel 1940, gli viene concesso di rientrare in Italia per curare la salute malferma. Dopo l’8 settembre i Vella partecipano alla lotta clandestina e Randolfo tiene comizi e conferenze in tutta Italia, collaborando a “Umanità Nova  e “Il Libertario”.                     

Così come spesso accade anche nei piccoli centri, dove la vicinanza tra le persone è così densa che basta un attimo di distrazione per dimenticare chi si allontana dal vivere quotidiano, di Randolfo Vella al suo paese non rimane traccia nella memoria. Da tempo malato si spense a Verona il  13 novembre 1963.

 

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3 Responses to Grotte, l’anarchico dimenticato

  1. Olindo Terrana Rispondi

    14/01/2019 a 14:38

    Non conoscevo questa importante figura di militante rivoluzionario del nostro paese. Meriterebbe la rivalutazione. Complimenti a Venerando

  2. Agostino Spataro Rispondi

    14/01/2019 a 15:57

    Sconoscevo questa bellissima storia di un uomo, di una famiglia così impegnati nella lotta per la giustizia sociale e per la libertà. In tempi di “vacche magre” come quelli che stiamo vivendo, esempi come quello del grottese Rodolfo Vella devono essere divulgati fra i giovani per far loro capire che storicamente, soprattutto nella fase repubblicana, la politica, pur con tutti i limiti e le contraddizioni, non é stata sempre come quella attuale nella quale prevalgono odio e incompetenze che porteranno allo sfascio dell’economia e della società. Grazie per averlo segnalato. Agostino Spataro

  3. Marisa Rispondi

    15/01/2019 a 18:25

    Grazie maestro Venerando per aver pubblicato questa bellissima storia che ahimè nn conoscevo, essa è di grande contributo a tutti, ma soprattutto ai giovani affinché non portino il cervello all’ammasso, ma coltivino un pensiero critico e non si abituino a seguire pedissequamente le regole imposte dalle leggi, soprattutto le attuali, violentemente emanate e imposte in questo attuale clima politico, in cui si ritiene ostica non solo la democrazia ma anche la costituzione. Voglio citare, in proposito, quanto sosteneva don Milani: “l’obbedienza non è una virtù”.

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