Grotte, la strage degli innocenti

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La terribile agonia di cinque cuccioli avvelenati nel cuore della notte. Chi si è macchiato di tanta crudeltà non può restare impunito.

Succede a Grotte, tra la notte di venerdì 31 marzo e sabato 1 aprile. E se “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui trattano gli animali” come diceva Gandhi, oggi questo Paese, o almeno una parte di esso, regala un grado di civiltà fortemente discutibile. E sì, perché l’unica colpa dei cinque “innocenti” era quella di essere dei randagi. Del resto la mano del giustiziere finora non aveva mai fallito, dunque non era possibile prevedere un simile spettacolo.

Avvelenare i randagi a Grotte non è una novità. Basta dare un’occhiata alle cronache per comprendere come l’unico rimedio, per qualcuno, al randagismo nel paese dei “lupi” sciasciani sia giustiziarli con una buona dose di veleno. Semplice, rapido, economico. Certamente non indolore, perché morire avvelenati non si augura a nessuno.

E invece ecco che la mano del giustiziere colpisce ancora. Nel buio della notte, serve l’ultimo pasto ai cinque cuccioli che da alcuni mesi avevano trovato riparo in via Confine, la terra di mezzo tra Grotte e Racalmuto.

Così Lillo Farrauto, docente di Diritto, scrive sulla sua pagina di Facebook: “Non ho nulla da dire all’eroe dello sterminio notturno, né a chi, probabilmente, gli ha commissionato l’impresa. Non ho nulla da dire a tutti gli Enti privati né alle autorità pubbliche, amministrative e sanitarie, a cui ho rivolto, nell’arco di quattro interminabili ore, una trentina di telefonate elemosinando un atto di pietà: che qualcuno “abilitato” venisse a praticare l’eutanasia a queste bestie che per 15 ore hanno vissuto lo strazio più atroce che si possa immaginare; ho ricevuto soltanto dinieghi, rimpalli di responsabilità e di competenze, elencazioni di leggi, articoli, commi, regolamenti, richiami alle procedure da osservare, atteggiamenti di sufficienza, perfino commenti ironici… e intanto queste bestioline continuavano a contorcersi sotto i miei occhi sfiniti; …fino a quando, finalmente, un dottore, sotto la supervisione del funzionario dell’Usl, ha praticato la puntura agli ultimi due cuccioli ancora “vivi” (gli altri tre erano morti poco prima…).”

Quindici interminabili ore, uno spettacolo della morte vissuto dal vivo dagli abitanti di via Confine, dai curiosi, dai passanti, tutti impotenti di fronte alle atroci torture della morte.
Non doveva andare così. Chi ha messo in atto il piano non sia aspettava una platea così vasta. Confidava sicuramente nel silenzio delle tenebre, nell’omertà di chi potrebbe aver visto, nel disinteresse dei passanti. E invece i riflettori non sono stati spenti neanche dopo la morte, lunga, lenta e dolorosa dei cinque innocenti.

“Avevo visto quasi crescere questi cinque cuccioli. – Conclude Farrauto- Ogni mattina mi fermavo nel crocicchio dove sostavano rintanati insieme alla loro mamma; distribuivo cibo e carezze e andavo via. Tutte le mattine. Ieri, la terribile sorpresa. Per tutto il giorno non mi è rimasto altro che sperare che quella atroce agonia finisse prima possibile. E poi, alla fine, dopo le punture disperatamente richieste, erano necessari ancora tre minuti perché il farmaco agisse. Tre minuti del mio inutile tempo passati a tenere tra le mani le testoline dei due ultimi cuccioli, fino a sentirli morire fra le mia dita.”
Tacere un simile fatto vorrebbe dire condividere, rinforzare, accettare la normalità dell’azione.
Noi non possiamo.

 

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3 Responses to Grotte, la strage degli innocenti

  1. Lillo Farrauto Rispondi

    02/04/2017 a 17:50

    Il mio commento, semplicemente, è quello che Valeria Iannuzzo ha voluto riprendere dalla mia pagina facebook e riproporre su Malgradotutto. Di questo voglio ringraziare Valeria, cui sono grato per la sensibilità mostrata e soprattutto per la “rabbia” che, immagino, l’avrà spinta a questa denuncia. Episodi come questo mostrano, sempre più, quanto questa “nostra” terra si irrimediabilmente incivile e ormai “irredimibile”, nonostante la retorica della “strada degli scrittori” e della “ragione” di cui si vanta essere una culla sbandierando il nome di quel Leonardo Sciascia che rimane a noi sconosciuto e che, in ogni caso, non meritiamo.

  2. margherita melchiorri Rispondi

    02/04/2017 a 22:55

    Auguro con tt il mio cuore e con tt.a la rabbia e il dolore che ho, leggendo questo terribile e straziante articolo una FINE ORRENDA se nn UGUALE a chi si e’ macchiato di tale atto vigliacco e disumano. Agli organi competenti dico che si devono VERGOGNARE!!!!! […].

  3. salvatore sardo viscuglia Rispondi

    03/04/2017 a 9:37

    Commentare ancora quello che è successo sabato 1° aprile 2017 mi sembra superluo. Un encomio mio personale a Lillo Farrauto: magari c’è ne fossero di persone come te. Oggi però c’è bisogno di una forte reazione. L’indignazione non basta. L’indignazione ci mette sicuramente in pace con la nostra coscenza, ma non basta. Oggi bisogna reaggire. Io sono uno delle tante persone che dava da mangiare a quelle povere bestie. Vorrei dire tante cose ma in questo momento il mio stato d’animo è veramente messo a dura prova e rischio di dire magari cose sgradevoli dettate dalla rabbia. Un invito lo voglio rivolgere a quel vigliacco o a quei vigliacchi che hanno commesso questro grave crimine, perchè per me questo è un gravissimo crimine: questa sera completate il vostro capolavoro di vigliaccheria, un cucciolo è rimasto vivo ed è ancora la. Provvedete.
    Io penso che questo gravissimo fatto, non deve e non può come tanti altri cadere nel dimenticatoio collettivo e rimanere impunito. Non facciamo come succede spesso che passata la rabbia dimentichiamo tutto aspettando magari che accada di nuovo e poi dopo l’indignazione sui social tutto lentamente si spegne come se nulla fosse successo. Io penso che in questa vicenda ci sono due colpevoli. Il primo è l’inciviltà di un paese, il secondo, anche se solo in maniera oggettiva, è il comune di Grotte, nella persona del sindaco pro-tempore. Sull’inciviltà purtroppo ho poco da dire, ma confermo tutta la responsabilità al sindaco pro-tempore dei fatti accaduti.
    Oggi invito tutte le persone che si sono indignate nei social, a non rimanere solo indignate, ma a fare qualcosa: che ne pensate di fare un’azione legale nei confronti del sindaco pro-tempore del comune di Grotte, in quanto responsabile per competenza del randaggismo?
    Dimostriamo che dopo l’indignazione c’è l’azione. Questa è solo la mia proposta fate anche voi le vostre, ci confrontiamo e agiamo.
    Che ne pensate?
    Fatevi sentire numerosi.

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