Granellino

di | 29 Mar 20

Il racconto della domenica

Carlo Barbieri

“Ti do le chiavi, mi sento più sicura” gli aveva detto anni prima, ma lui quelle chiavi non le aveva usate mai e dovette fare qualche prova prima di azzeccare quelle giuste, una per ciascuna delle tre serrature.

Avvertì subito quell’odore di vecchi mobili e medicine che credeva di avere dimenticato. Accese la luce e si richiuse la porta alle spalle.

L’ingresso, con i due acquerelli con le arance e i limoni alle pareti, il piccolo tappeto e  l’attaccapanni scuro, era come lo ricordava. Quando era venuto a trovarla l’ultima volta? Doveva essere stato pure d’inverno, ecco perché persino il cappottino grigio e il portaombrelli con il parapioggia blu gli sembravano familiari. Ma era stato uno o due anni prima?

Fece il giro della casa accendendo le luci e tirando su le serrande a illuminare scene di una vita interrotta, e quando fu il turno della camera da letto notò con disagio il letto disfatto. Il comodino era pieno di piccole fotografie incorniciate: papà, mamma, i nonni, lo zio Matteo. Ce n’era pure una sua con il vestito della prima comunione. La prese in mano, dietro c’era scritto “Il mio bellissimo nipotino”.

Sospirò. Non era stato granché, come nipotino. Una telefonata a Pasqua e una a Natale.

Certe volte era lei a chiamare, ma gli telefonava sempre nei momenti peggiori e doveva essersene resa conto, perché a un certo punto non lo aveva chiamato più.

“Brutta cosa la vecchiaia” pensò per scrollarsi di dosso quel sottile senso di colpa che lo infastidiva. Aprì il cassetto del comodino. C’erano un quaderno, un rosario, una penna e un Vangelo.

Prese il quaderno e lo aprì su una pagina a caso. Conteneva solo poche parole: “Senza Granellino sono sola al mondo. Non voglio più vivere”. Era l’ultima cosa che aveva scritto. Nelle pagine precedenti invece c’era dell’altro. Andò a sedersi nella poltroncina vicino alla finestra, si chiese per un attimo se stesse facendo la cosa giusta, poi lesse dall’inizio.

15 Aprile

Ieri è stato il mio compleanno. Stavo per dimenticarlo come l’anno scorso ma a ricordarmelo ci ha pensato la cara Enza. E dire che a scuola ci eravamo antipatiche, lei me lo ricorda sempre. L’ha accompagnata suo nipote, che ogni tanto le fa fare una passeggiata. È proprio malandata poverina, quasi non cammina più. Mi ha regalato Granellino. Proprio carino, chissà quanto avrà speso. Non so perché l’ho chiamato Granellino, è il nome che mi è venuto subito alla mente e mi piace. Ho fatto finta di essere contenta ma temo che mi complicherà la vita, come questo benedetto diario che mi ha voluto pure regalare. Non sono mai stata costante con i diari, ma Enza dice che fanno compagnia. Vediamo un po’.

 18 Maggio

Rileggo quello che ho scritto un mese fa e mi sento una vecchia stupida. Granellino non mi ha affatto complicato la vita, anzi. Qualche volta devo fare attenzione perché me lo trovo fra i piedi e rischio di cadere, è vero, però adesso uso il bastone anche dentro casa e così lui non mi crea problemi. Il diario invece non riesco proprio a tenerlo aggiornato, un po’ perché me lo dimentico, e un po’ perché non mi va.

22 Giugno

Oggi mi sono presa una bella paura. Il supermercato non poteva consegnarmi la spesa e mi sono avventurata da sola. C’era una bella giornata e al ritorno mi sono seduta su una panchina della villetta. Ci sono rimasta per un bel pezzo perchè c’era un sole tiepido tiepido che mi faceva pensare a quando da ragazza marinavo gli ultimi giorni di scuola. Al ritorno la casa era terribilmente silenziosa. Granellino non si sentiva in giro e si rifiutava di rispondermi. Si era nascosto sotto il letto il monellaccio. Secondo me l’ha fatto apposta, voleva farmi un dispetto perché l’ho lasciato solo per tutto questo tempo.

16 Agosto

Nel palazzo non c’è nessuno. Vorrei persino sentire i passi della vicina di casa che mi cammina con i tacchi sulla testa fino alle due di notte. Alla televisione hanno detto che hanno torturato una vecchia signora sola per prenderle i soldi. Io la pensione la tengo bene in vista sul tavolo del salotto vicino al servizo da tè  e mi chiudo nella stanza da letto con il mio Granellino. Io gli dico tante cose e lui ascolta e capisce tutto.

10 Novembre

Granellino ha qualcosa che non va. Corre per casa come sempre, mi fa le feste ma si stanca subito. Gli ho fatto dare un’occhiata da quello qui sotto che mi hanno detto tutti che è bravo ma lui dice che dovrei lasciarglielo, lo vuole ricoverare. Mi sono rifiutata. Granellino da qui non esce, devo trovare il modo, vediamo se Enza conosce qualcuno che me lo cura a casa.

Da questo punto non c’erano più date e la scrittura diventava nervosa, quasi illegibile.

Granellino è peggiorato improvvisamente. Lo prego di mangiare qualcosa, lo supplico  ma lui assaggia e con i suoi occhietti mi fa capire che non ha fame. Non si muove quasi più. Ho deciso, scendo e lo ricovero.

 Oggi sono andata a vederlo. Era immobile come un morticino. Non mi ha riconosciuto. Il dottore dice che non c’è niente da fare. È orribile.

Sulla pagina seguente c’era la scritta che l’aveva colpito all’inizio, “Senza Granellino sono sola al mondo. Ho deciso che non voglio più vivere”.

Era stata di parola.

Ebbe un brivido di freddo. Si alzò e andò a toccare il termosifone più vicino. Era caldo. Già, le spese condominiali. Adesso toccava a lui pagarle. Bisognava vendere subito, ma prima avrebbe dovuto svuotare la casa di tutte quelle cose che la zia aveva messo insieme nella sua vita. Lui non aveva tempo, e comunque non se la sentiva, lo avrebbe fatto fare a qualcuno. Aveva letto da qualche parte che c’era chi lo faceva gratis in cambio delle cose che conteneva l’appartamento. Roba di valore lì dentro non ce n’era, e comunque niente che lo interessasse particolarmente. Al massimo qualche fotografia. Sospirò di nuovo. Quella casa silenziosa gli dava tristezza, e gli venne la voglia improvvisa della confusione di un bar. Un bel cappuccino fra la gente vociante e il rumore dei piattini, il profumo di caffè e dei cornetti e l’odore di sigaretta che arrivava da quelli che fumavano fuori.

Il suono improvviso ed estraneo del campanello lo fece sobbalzare.

Andò ad aprire. Si trovò davanti un uomo di mezza età con un camice bianco e uno scatolone in mano.

– Buon giorno.

– Buon giorno.

– Ho visto le serrande aperte e ho capito che in casa c’era qualcuno. Lei è un parente della signora Lucia?

– Sì, il nipote. Di che si tratta?

– Ho il negozio qui di fronte. La signora ci teneva tanto, sa…

– A che cosa?

– Ecco qua. Ci avevo perso la speranza ma alla fine dopo una quantità di telefonate e con un pò di fortuna ce l’ho fatta.

Aprì lo scatolo e ne tirò fuori un oggetto circolare nero e lucido che poggiò a terra. Toccò qualcosa e due spie, una rossa e una verde, si illuminarono, l’oggetto si mise in moto e cominciò a girare per la sala con un mormorio. Tirava dritto piegando leggermente da un lato e quando incontrava un  ostacolo cambiava direzione.

– La batteria era andata, non ricaricava più. Trovarne una adattabile è stata un’impresa. la roba cinese costa poco ma poi, quando c’è bisogno di trovare un ricambio…

– Pulisce i pavimenti?

– Sì. È solo per la polvere però. Si chiamerebbe Pulirobot, ma sua zia lo chiamava Granellino.

_______________________________—

Nato a Palermo nel 1946, Carlo Barbieri ha vissuto anche a Catania, Teheran e Il Cairo. Adesso risiede a Roma ma fa la spola fra la capitale e la sua Sicilia.

Ha scritto la raccolta di racconti umoristici “Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non”; cinque gialli ambientati a Palermo, di cui due pubblicati da Todaro (Lugano), “La pietra al collo” (ripubblicato nei Noir Italia de IlSole24Ore) e “Il morto con la zebiba”, gli altri tre editi da Dario Flaccovio (“Il marchio sulle labbra”,Assassinio alla Targa Florio”, “La difesa del bufalo”). Con DF ha pubblicato anche la raccolta di racconti Uno sì e Uno no. Con Einaudi Ragazzi ha pubblicato nel 2019 “Dieci piccoli gialli”, una raccolta di mini-gialli per bambini. A maggio 2020 è prevista l’uscita di “Dieci piccoli gialli 2″, ancora con Einaudi Ragazzi, e di due opere con Nuova Ipsa Editore: “Tre passeggiate a Palermo” e “Siculo babbìo – Fantasie, discursi di cafè, miniracconti e persino minigialli”.

 

1 commento

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    come sempre, i lavori di Carlo Barbieri ti rapiscono!! grazie

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Carlo Barbieri LA SDRAIO di Carlo Barbieri. Racconti, appunti, spunti e sicilianerie calde calde di uno scrittore di mare aperto

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