Gli “angeli custodi” di Giovanni Falcone

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Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, i poliziotti volontari della scorta morti assieme al giudice e alla moglie Francesca Morvillo nella strage di Capaci. Alessandro Chiolo, autore di un libro sulla strage, e Tina Montinaro, moglie di Antonio, girano le scuole d’Italia per raccontare quel tristissimo giorno di 26 anni fa. 

Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo: tre nomi che spesso vengono accomunati nella dicitura “uomini della scorta”. Era il 23 maggio 1992, al km 5 dell’autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci, e persero la vita insieme al magistrato Giovanni Falcone ed alla moglie Francesca Morvillo. Il tritolo ha cancellato quelle vite ma è giusto che tutte le persone che perirono in quel vile attentato mafioso siano conosciute e ricordate. Gli uomini della scorta avevano idee, sogni, famiglie ed affetti che nella sintesi della cronaca non vengono evidenziati.

E’ così che Alessandro Chiolo con il suo libro “Nome in codice: Quarto Savona 15 Km 100287 e oltre” vuole ricordare quei poliziotti volontari che erano “gli angeli custodi” di Giovanni Falcone.

Alessandro Gira le scuole d’Italia con Tina Montinaro,  moglie di Antonio, caposcorta di Falcone, per raccontare quel tristissimo giorno di 23 anni fa a chi allora non era ancora nato, per indicare la via della legalità e per creare la cultura dell’antimafia vera, l’antimafia dei fatti non delle parole e delle sterili celebrazioni.

Tina Antinoro e Alessandro

Tina Montinaro e Alessandro Chiolo

Tina, dopo la strage, è voluta rimanere a Palermo nonostante le sue origini napoletane; lì sono cresciuti i suoi figli e lì, ci ha detto, ha conosciuto tanti palermitani onesti che ogni giorno combattono la mafia.

Quarto Savona 15 era il nome in codice della squadra che proteggeva Giovanni Falcone ed oggi è anche il nome di un’Associazione nata nel 2011 che racconta la storia delle vittime di quel 23 maggio che non si piegarono al potere malavitoso e che persero la vita per difendere un ideale di giustizia. Ma l’Associazione è anche una sorta di onlus che cerca di dare risposta alle esigenze di chi ha bisogno di un aiuto concreto, di chi ha subito violenza, di chi ha deciso di denunciare atti ed intimidazioni mafiosi.

Tina Montinaro

Tina Montinaro

Tina ci racconta che suo marito non era semplicemente un servitore dello Stato, ma “era lui stesso parte dello Stato, era l’aspetto per bene, pulito dello Stato, era la parte sana di uno Stato che, invece, negli anni susseguenti, si è scoperto essere composto anche da una parte marcia di mandanti e complici, così marcia da tradire i suoi stessi servitori”. Ed è per questo che la sua pesante eredità, che porta in giro per l’Italia, può definirsi l’antimafia della cultura e della conoscenza.

Una battaglia che deve necessariamente passare attraverso le coscienze dei giovani studenti per renderle libere ed oneste, una battaglia che seicento chili di tritolo non hanno fermato e che continua a girare come gira la Fiat Croma disintegrata dall’esplosione oggi esposta alla Scuola di Polizia di Peschiera del Garda: un ammasso terrificante di lamiere contorte con un contachilometri fermo a 100287, ma è un simbolo che in realtà ha continuato a camminare, a marciare le strade della legalità per migliaia, migliaia e migliaia di chilometri.

Foto in evidenza dal sito COISP L’Aquila Sindacato di Polizia

Nelle altre foto Tina Montinaro e Alessandro Chiolo in un incontro con gli studenti di Licata.

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(Da Malgrado tutto web 23 maggio 2018)

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