Giuseppe, Maria e il Cantico dei Cantici

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In questa Vigilia di Natale, a me piace immaginare che somigliavano a un giovane e a una giovane, che hanno colorato una delle più belle e straordinarie opere poetiche che siano mai state scritte.

Il Cantico dei Cantici in una tela di Marc Chagall

Un tempo qui non c’era l’Albero di Natale. C’era il Presepe. Omini di terracotta, ponti, laghetti, montagne e colline di cartapesta, muschio e l’immancabile grotta con il bue e l’asinello, antesignani delle stufe e degli odierni termosifoni, e con Giuseppe e Maria. Il Bambin Gesù sarebbe arrivato a mezzanotte, cioè sarebbe stato collocato mezzo nudo e con soltanto il ciripà e cioè il pannolino di stoffa che anticipò di secoli i nostri Pampers e Linus. Gesù, destinato a cambiare le sorti del mondo, di credenti e non credenti, ebbe bisogno, per crescere, di Giuseppe, un falegname, dunque un uomo del popolo dotato di un sapere e di un mestiere, ma uomo del popolo, e Maria, una ragazza meravigliosamente riluttante e spaventata nel sapere, come le era stato annunciato, che aveva nel suo seno il figlio di Dio.

In questa Vigilia di Natale, a me piace immaginare che Giuseppe e Maria somigliavano a un giovane e a una giovane, che hanno colorato una delle più belle e straordinarie opere poetiche che siano mai state scritte, il Cantico dei Cantici. Mi capita non infrequentemente di farvi riferimento, anche nelle pagine di questo giornale, perché ogni volta che lo leggo o mi ci avvicino, rimango immancabilmente folgorato e stupefatto per l’ardimento di questa sconvolgente storia d’amore. Lo sposo e la sposa si cercano, si desiderano, si accendono con i sensi, fanno all’amore. Essa è l’unica poesia che io conosca dove l’erotismo diventa grazia divina e il finito dei sensi è, nello stesso tempo, l’infinito della mente. L’amore fisico si fa purezza e la purezza si impone con la forza dell’amore fisico. E’ un canto eversivo e proprio per questo divino. E’ vero, lo sposo e la sposa del Cantico dei Cantici hanno una tensione diversa da quella di Giuseppe e Maria, ma Giuseppe e Maria noi li vediamo quando lei è già incinta e lui la protegge nell’attesa. E’un momento diverso, è la seconda fase dell’amore, è la nascita di un bambino. Ma se questo neonato ha l’odore del divino, qualunque cosa significhi la parola divino, non può che essere nato da un amore quale fu quello dello sposo e della sposa del Cantico dei Cantici.

Oggi siamo più capaci di dare spazio all’idea o alla speranza che un amore così sia possibile? Si dirà: stiamo parlando di un Dio e di un amore divino, inarrivabile, ancor più forse per un non credente. Eppure lo sposo e la sposa erano giovani, forse di buona famiglia, ma giovani. Giuseppe e Maria, addirittura, erano uomo e donna del popolo. Se il divino era in loro, stava nella quotidianità di una vita che non aveva bisogno di pubblicità, di narcisismo, di egoismo e di egocentrismo, di voglia di prevalere. Il messaggio non era nel successo, ma nell’autenticità se non di tutta una vita, almeno di un suo qualche momento, quello per cui diciamo che essa vale la pena di essere vissuta.

Nel Cantico dei Cantici, lo sposo e la sposa, sono eguali e diversi, eguali in quanto diversi e diversi in quanto eguali. Ma anche Giuseppe e Maria sono come lo sposo e la sposa: eguali e diversi. Non si coglie mai una prevaricazione o una dominanza dell’uno sull’altra. Qui sta la radice di un’idea di eguaglianza che è ben lontana da quella modernamente sbandierata come principio e quasi sempre contraddetta e sbugiardata nei fatti, nella concorrenzialità, nella lotta di tutti contro tutti. Per delle storie come quelle del Cantico dei Cantici e del Natale, ci vuole tempo. Ma oggi questo tempo non c’è più, perché quello che abbiamo è quasi interamente occupato dallo specchio in cui vediamo soltanto noi stessi. Forse, se vi è una cosa che dovrebbe ricordarci la Vigilia di Natale, quella cosa è il tempo di cui, nell’attesa di una nascita, dovremmo riappropriarci per guardare non solo i regali sotto l’albero ma anche il futuro che i nostri figli raccoglieranno. Buon Natale.

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