Giuseppe Bona, una vita per il cinematografo

di | 13 Mag 21

Storie. Era appena diciassettenne quando cominciò il suo apprendistato per diventare operatore cinematografico, e i suoi occhi chiari brillano di entusiasmo quando comincia a raccontare, fotogramma dopo fotogramma, la passione per il suo lavoro

Giuseppe Bona

La guerra era finita, gli americani non avevano ancora lasciato il Paese e la ricostruzione spazzava via macerie e dolori, che per anni avevano oppresso milioni di italiani il cui unico desiderio era di ricominciare a vivere. La radio suonava al ritmo del boogie woogie, del jazz e delle canzoni melodiche dei reucci che si affacciavano sui palcoscenici patinati.

Era il tempo dei western americani, dei film impegnati ed emozionanti, del neorealismo e delle pellicole comiche di Totò. La gente aveva voglia di sorridere, dimenticare, evadere dai ricordi rispecchiandosi nelle brevi parentesi di trame immaginarie e di sogni rappresentati sul grande schermo, o meglio al cinematografo. La storia che non si studia sui libri è quotidianità interpretata senza copione, a braccio ed improvvisando, seguendo regie e sceneggiature che il destino a ciascuno riserva.

Il riferimento a quanto descritto non è casuale e bene si coniuga alla storia di un uomo che ha dedicato la sua vita al cinematografo: Giuseppe Bona, operatore cinematografico e tecnico elettronico di Licata, memoria storica e non solo della settima arte.

L’incontro col Signor Giuseppe avviene nella sua casa in collina che si affaccia sul mare. Non lo vedevo dalla metà degli anni ’70, da quando disse a mio padre, suo amico, che la vecchia tv B/N Geloso aveva con onore deposto le armi e che sarebbe arrivato il momento di passare al colore di un ITT.

I suoi occhi chiari brillano di entusiasmo quando comincia a raccontare, fotogramma dopo fotogramma, la sua passione per la cinematografia iniziata da bambino e concretizzata a partire dal 1947. Era appena diciassettenne quando cominciò il suo apprendistato seguendo le orme del gioielliere Iacona, il quale oltre a gestire l’attività di famiglia svolgeva il ruolo di operatore presso il Cinema Re, di proprietà Parisi, lungo il Corso Vittorio Emanuele. Tre erano i cinema presenti allora in città: Re, Roma, ed Ercole. Due invece le Arene: la Verbena e l’Olimpia. Del Cinema Roma, di proprietà della famiglia Navarra, ha realizzato l’intero impianto elettrico. Compiuto il diciottesimo anno, insieme al collega apprendista Nino Santamaria, conseguì ad Agrigento la patente, che conserva gelosamente, di operatore cinematografico. Dal ’48 al ’49 insieme al suo ex maestro Iacona, diventato ormai collega, operò presso il cinema Re fino al 1950. Va ricordata in quegli anni la sua collaborazione con l’Arena Verbena, in veste di aiutante di Don Totò Riccobene, che si occupava anche della manutenzione dell’orologio di Piazza Progresso. Come nel frame di Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, era la mamma che portava a Giuseppe il cibo nello scaldavivande direttamente in cabina di proiezione, perché non poteva allontanarsi e lasciare da solo don Pietrino Lo Cascio con cui lavorava.

“Il cinema copia la realtà senza aggiungere nulla”, racconta “Come la proiezione che scorre sul muro tramite un piccolo specchio per dare la possibilità di vedere il film a chi non fosse riuscito a trovare posto all’interno. Giochi di ottica che un pubblico incantato preferiva considerare magia. Il ruolo del piccolo Totò del film nella realtà era rivestito da una bimba di nome Giovanna che, essendo piccola e non arrivando allo sportellino, saliva su una sediolina per guardare in sala”.

Il 7 dicembre del 1950 venne inaugurato il Supercinema e Giuseppe avrebbe dovuto dare prova della sua abilità proiettando la pellicola da solo. “Tremavo” sono state le sue parole, “Perché con me c’era soltanto mio cugino Agostino che mi dava una mano con l’avvolgi film, materiale recuperato e custodito con cura”. Dal ’56 all’80 ha prestato la sua opera al Cinema Corallo. Sorride quando racconta del proiettore che il fratello Totò trasportò da Palermo in littorina. “Quando lo vidi mi si illuminò lo sguardo, ci costò ventimila lire, una cifra esorbitante, che mio padre mise insieme per aiutarci nella realizzazione, insieme all’amico Masino Amato, di un cinema da gestire insieme. Girammo alla ricerca di un locale che facesse al caso nostro, ma purtroppo il proiettore si rivelò uno sfasciume, aveva tutti i difetti di questo mondo. Per ripararlo portai i pezzi dal meccanico Mancuso di via Marconi, ma malgrado i tentativi il quadro continuava a ballare. Fummo costretti a rivenderlo e così la nostra avventura da fratelli Lumière licatesi venne accantonata”.

Ha ideato, disegnato, progettato ed assemblato strutture atte a migliorare i mezzi a sua disposizione. Ha rilevato, o meglio salvato, due proiettori che altrimenti sarebbero andati perduti e con essi un pezzo di storia della città. Li ha modificati adattandoli ai film a 35mm, sostituendo il funzionamento originario a carbone con una lampada da 1600 watt. Ha raccolto e recuperato tanto materiale, aiutato soltanto dai familiari. Materiale dal valore museale che, fosse andata in porto la realizzazione di un progetto di archeologia industriale presso l’ex raffineria di Marianello, avrebbe trovato la giusta collocazione e il pubblico avrebbe potuto fruirne.

Giuseppe Bona non è soltanto un cultore della cinematografia, ma continua ad essere, forte dell’esperienza dei suoi novant’anni, un precursore della cinemeccanica. Ha messo in atto automatismi incredibili per i tempi di allora, sua è l’idea di blocco del proiettore quando la pellicola smette di girare, evitando il quadro bianco. A lui è stata dedicata la rassegna di proiezioni “Sequenze cinematografiche 2017 METTI UNA SERA AL CINEMA”.

Le strutture Corallo e Supercinema sono state dismesse e vendute negli anni ’80. La prima è stata trasformata in una costruzione metallica che ospita box auto e locali. La seconda, dopo avere custodito per decenni tra le sue mura fumo blu, vocio sommesso, commozione e risate, rumore di passi è stata demolita e retrocessa a spazio vuoto e recintato, infestato da vegetazione spontanea e polvere, che nonostante tutto rimane “polvere di stelle”.

4 Commenti

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    Bellissima storia di un grande uomo che ha svolto il proprio lavoro con incredibile passione e professionalità.

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      Grande uomo e non solo per aver svolto il suo lavoro con passione… È energia pura all’ennesima potenza nonostante i suoi 90 anni !!!

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      Grazie da papá Achille! Un abbraccio e a presto!

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    Grazie di cuore da papà. A presto!

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