Giovanni Mulè Bertolo, era di Villalba il giornalista che ispirò Camilleri

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Curiosità letterarie. Per il suo romanzo Il birraio di Preston lo scrittore empedoclino si avvalse della testimonianza del giornalista villalbese

Giovanni Mulè Bertolo

Tra i romanzi storici più belli e famosi di Andrea Camilleri c’è sicuramente Il birraio di Preston ambientato nella sua Vigata, ma nella realtà i fatti sono avvenuti nel XIX secolo a Caltanissetta, dove l’allora prefetto toscano Fortuzzi impose per l’inaugurazione del teatro cittadino la rappresentazione dell’opera lirica Il birraio di Preston di Luigi Ricci (da qui il titolo del romanzo). L’imposizione non piacque ai cittadini che si ribellarono innescando una serie di mugugni, intrighi, tumulti fino a incendiare il teatro.

Camilleri venne a conoscenza di questa storia da un documento parlamentare intitolato L’Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) (editore Cappelli, 1969), da non confondere con la più famosa di Franchetti e Sonnino.

Ebbene, lo scrittore empedoclino per il suo romanzo – come si legge nella nota dell’autore – si avvalse della testimonianza rilasciata il 24 dicembre 1875 dal giornalista Giovanni Mulè Bertolo. Ma chi era costui?

Giovanni Mulè Bertolo è stato un storico, insegnante, giornalista e politico villalbese nato Villalba il 2 luglio 1837 e morto  a Caltanissetta il 12 gennaio 1917. L’illustre studioso era nato da Michele e Angela Bertolo (i nonni paterni erano originari della vicina Vallelunga, Stefano Mulè e Giuseppa Amenta, e furono tra i primi vallelunghesi a potersi insediare a Villalba) fu autore della più importate studio storico su Villalba Memorie del Comune di Villalba, e non solo.

Esiste un’interessante biografia Giovanni Mulé Bertolo narratore di storia nissena (Edizioni Lussografica, 1989) scritta dal giornalista Walter Guttadauria che ripercorre le tappe della vita dell’illustre personaggio.

Dopo aver ottenuto il diploma di abilitazione notarile a Catania nel 1862, Mulè Bertolo, preferì dedicarsi alle Lettere, e alcuni anni dopo scegliendo la via dell’insegnamento si trasferì definitivamente a Caltanissetta (senza mai dimenticare la sua Villalba) e presto iniziò a insegnare Storia, Geografia e Italiano presso la Regia Scuola Tecnica. In politica lo ritroviamo nelle file della Sinistra e nel mandamento di Villalba (l’allora circoscrizione si chiamava così e comprendeva Vallelunga e Marianopoli) fu eletto consigliere provinciale. Ed ebbe anche una particolare passione e un’ottima carriera giornalistica, infatti ben presto divenne direttore de Il Messaggiere che era l’organo di stampa ufficiale della Provincia. Fondò molti giornali, scrisse pure la monografia Il giornalismo nella Provincia di Caltanissetta durante il secolo XIX, e tra le sue fondazioni alcuni periodici satirici, una menzione particolare va a Lo Scarafaggio che riportava l’epigrafe «Se rider vuole chi si crede saggio, legga i portenti dello Scarafaggio» e per dimostrare il grande impegno per assicurare le uscite si informavano i “saggi” lettori che il giornale «Si pubblica, quando si compone; si compone, quando si scrive; si scrive, quando ci piace».

Con il lavoro di cronista accrebbe quello più complesso di storico, e in questa veste si adoperò per editare una prestigiosa storia di Caltanissetta dello storico Camillo Genovese, ne scrive una lui stesso Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono, e per 40 anni si adoperò per il suo grande sogno: far nascere una biblioteca che avesse raccolto quanti più scritti, opuscoli, giornali e documenti di tutti gli scrittori e studiosi nisseni. Oggi il prezioso materiale è custodito presso la biblioteca “Scarabelli”. Questo e molto altro riuscì a fare il villalbese.

Lo slancio che Mulè inoltre riuscì a dare alla città fu potente e molto importante per l’intera provincia. Ricordare questo intellettuale oggi significa essere consapevoli del fermento culturale che ebbe un agglomerato importante nei tempi che furono per migliorare e accendere la fiamma dell’orgoglio nei tempi che sono.

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